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Al Direttore | 21 gennaio 2020, 15:32

Sanremo: inchiesta sui 'furbetti del cartellino', intervento della nostra lettrice Katia dopo le assoluzioni

Sanremo: inchiesta sui 'furbetti del cartellino', intervento della nostra lettrice Katia dopo le assoluzioni

Una nostra lettrice, Katia C., ci ha scritto per esprimere un parere sulla vicenda dei ‘furbetti del cartellino’, che ieri ha visto l’assoluzione di 10 degli indagati:

“Scrivo queste righe per esprimere un parere, non richiesto ma sentito, sulla questione furbetti. Vorrei iniziare dicendo al Sindaco che son stata contenta di leggere le dichiarazioni di ieri, sui suoi dipendenti assolti. Ma, se concesso, vorrei aggiungere che forse sarebbe stato più opportuno farle all'inizio di questa vicenda. Comprendo, che in qualità di Sindaco, non poteva esprimere pareri ma doveva lasciare il tutto alla magistratura, ma un messaggio di vicinanza ai lavoratori colpiti dall'indagine e ai colleghi rimasti a ‘smazzarsi’ il super lavoro, a mio avviso, era doveroso. L'altra osservazione la riservo a tutti coloro che sui social hanno commentato con sdegno la notizia dell'assoluzione. Vorrei chiedere a ciascuno, anzitutto su cosa avete basato le vostre sentenze? Se conoscete le persone indagate, se avete lavorato con loro e soprattutto se la vostra vita è un esempio di correttezza. Puntare il dito è semplice ma per farlo bisogna essere esenti da errori: se lavoro in nero o non mi faccio fare una fattura frodo lo stato, se posteggio in divieto di sosta o in un posteggio invalidi frodo il comune o la persona che ne ha diritto, se cerco l'amico per far avanzare un diritto o evitare una coda frodo il prossimo o peggio un ente, se conferisco la spazzatura in modo errato o con oggetti che andrebbero portati in discarica frodo la collettività e potrei continuare con milioni di esempi”.

“Ora non dico che nel mezzo di queste persone non ci sia stata davvero la mela marcia ma penso e credo che nel calderone siano finite persone sulle quali tutto si può dire fuorché assenteisti o furbetti. A causa del mio lavoro conosco alcune persone coinvolte nell'inchiesta e posso affermare che hanno sempre operato con coscienza e responsabilità. Il caso più eclatante quello che ha visto coinvolta la dottoressa Lanzoni. Una persona che non si è limitata a coordinare in modo istituzionale i servizi per l'infanzia ma che si è rimboccata le maniche e ha rivoluzionato i servizi, portando i nidi comunali all'eccellenza, si è battuta in prima persona per i diritti dei bambini ottenendo riconoscimenti importanti, ha istituito il primo consiglio comunale dei ragazzi, insomma una donna che ha sempre lavorato con passione e impegno. A coloro che hanno usato parole e commenti feroci chiedo se sanno che alcuni di questi ‘furbetti’ si son rovinati economicamente per potersi difendere dalle pesanti accuse; se sanno che in alcuni casi il danno erariale contestato ammonta a pochi spiccioli; se sanno che alcuni sono finiti in cura perché non hanno retto il colpo. Perché quando vieni ingiustamente accusato, ammanettato, perquisita l'abitazione, sbattuto in prima pagina, condannato mediaticamente, la tua mente e il tuo corpo crollano”.

“In ultimo vorrei chiedere agli accaniti colpevolisti che sui social non hanno fatto mancare i loro feroci giudizi, la cortesia di commentare le notizie dopo aver letto tutto l'articolo e non solo i titoli. Ad esempio, il signor Muraglia (che non conosco e sul quale non esprimo giudizi), conosciuto come il vigile in mutande sul quale son volati gli insulti maggiori, era in mutande perché abitava lì e aveva un ordine di servizio che gli imponeva di cambiarsi dopo la timbratura dato che indossare la divisa rientra nel tempo che deve essere retribuito. Quindi, leggendo l'articolo si desume che il signore in questione ha timbrato con l'abbigliamento che ritiene più consono per stare a casa e in seguito ha indossato la divisa come da ordine di servizio. A volte,una attenta lettura può fare la differenza e cambiare le prospettive dei nostri commenti”.

Carlo Alessi

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