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Attualità | 21 novembre 2019, 08:01

Cinquant'anni fa moriva a Milano l'agente di Polizia Antonio Annarumma: il ricordo del Silp provinciale

Il responsabile non fu mai individuato, la morte di Annarumma non ebbe mai giustizia ed inaugurò quel triste periodo che l’Italia conobbe con la denominazione ‘anni di piombo’.

Cinquant'anni fa moriva a Milano l'agente di Polizia Antonio Annarumma: il ricordo del Silp provinciale

Sono trascorsi 50 anni. Alle 14.27 del 21 novembre 1969, dopo una breve agonia, moriva l’agente di Polizia Antonio Annarumma, 22enne irpino in forza al reparto ‘Celere’ di Milano, colpito da un ‘tubo Innocenti’ lanciato dai manifestanti di piazza, che gli fracassò il cranio mentre era al volante dell’auto di servizio, costringendolo ad una breve agonia prima del decesso.

Il responsabile non fu mai individuato, la morte di Annarumma non ebbe mai giustizia ed inaugurò quel triste periodo che l’Italia conobbe con la denominazione ‘anni di piombo’. “Ciò che la storia non dice – sottolinea in una nota il segretario del Silp provinciale Antonio Peroni - ma che i colleghi che c’erano ed hanno vissuto quel periodo raccontano, è la tristezza e la rabbia che seguì a quell’evento già dalle ore successive, con prese di posizione nelle caserme molto forti dai connotati di vere e proprie rivolte. Da una parte la frustrazione per uno stato che costringeva i Poliziotti ad infinite ore di lavoro senza diritti, senza garanzie, senza tutele e per poche lire di stipendio, dall’altra parte l’amarezza per aver perso un collega, un ragazzo che aveva ancora tutta la vita davanti a sé, un ragazzo come migliaia di altri che avevano scelto di servire lo Stato”.

Tutto questo determinò i primi forti segnali di ribellione da parte dei Poliziotti che, in quanto militari, non avevano diritto né allo sciopero ma neppure a potersi associare liberamente. Il malessere che i Poliziotti vivevano, nelle Questure e nelle caserme dell’allora Corpo delle Guardie di P.S., cominciò a prendere una forma e a determinarsi con un ‘Movimento’, con le prime riunioni spontanee che si svolgevano negli scantinati, di nascosto a rischio di essere denunciati e arrestati in quanto riunioni sovversive non autorizzate.

“Sembrano racconti di altri tempi e di altri luoghi, e forse lo sono – prosegue Peroni - ma tenere a mente in quale situazione la categoria era costretta a lavorare, a subire, con il sacrificio di chi ha perso la vita in servizio, di chi è stato processato per le idee di una Polizia ad ordinamento civile in un contesto democratico, con la sistematica negazione di diritti ai lavoratori di Polizia, non deve essere dimenticato. La memoria deve essere costantemente alimentata in modo e maniera che non si perda un importante pezzo di storia che ha segnato il Paese, fino alla smilitarizzazione del 1981 ed il riconoscimento dei minimi diritti sanciti per tutti i lavoratori estesi anche ai Poliziotti. Il sacrificio di Antonio Annarumma  determinò nelle coscienze dei Poliziotti la maturazione di una idea di Polizia diversa, di una Polizia tra la gente, di una Polizia con idee di libertà nel rispetto della Carta Costituzionale e delle leggi dello stato.  Per non dimenticare”.

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