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Economia | 11 novembre 2019, 16:24

Automatizzazione elettronica: come funzionano i motoriduttori

Questo dispositivo, nella sua semplicità, ha svariati campi di applicazione da quello elettronico a quello idraulico

Automatizzazione elettronica: come funzionano i motoriduttori

Il motoriduttore è formato da due cilindri chiamati alberi motore che ruotano a una certa velocità. Essa viene “frenata” dagli ingranaggi presenti sul cilindro di uscita, che sono atti a innescare una serie di movimenti all’interno di un meccanismo. A far muovere il cilindro più esterno è un motore, da cui il nome del sistema. Quando l’alimentazione del motore avviene in corrente continua, ovvero costante nel tempo, il motoriduttore viene denominato c.c.

Questo dispositivo, nella sua semplicità, ha svariati campi di applicazione da quello elettronico a quello idraulico ed è possibile acquistarlo anche sul web, su siti di e-commerce specializzati come RS Components, che propone questi motoriduttori estremamente convenienti e versatili. Le diverse dimensioni disponibili consentono di inserire un motoriduttore in diverse tipologie di mezzi, dalle bici elettriche ai deltaplani a motore, ottenendo comunque un’efficienza ideale.

Le diverse velocità innescate negli ingranaggi rendono il motoriduttore cc adatto a tutti quei dispositivi che richiedano movimenti più veloci o più lenti, a seconda dell’occasione. Al posto degli ingranaggi possono essere presenti delle spazzole e, tale tipologia più semplice, è impiegata soprattutto per sistemi che non richiedano l’impiego di una coppia eccessivamente potente; al contrario, quelli privi di spazzole si presentano più duraturi ed efficaci per grandi dispositivi, come i ventilatori.

A innescare la rotazione, a qualsiasi velocità, è l’azione combinata della corrente e dei magneti presenti nei cilindri, la sinergia dei quali viene anche indicata con il nome di vite senza fine, proprio in virtù del movimento rotatorio continuo.

Nell’ambito dell’automazione elettronica, i motoriduttori sono largamente impiegati e rappresentano l’ultima frontiera della tecnologia moderna che non richieda l’intervento dell’uomo. Tale intervento può comunque costituire una parte del lavoro, specie nelle grandi industrie ove sia necessaria una supervisione per verificare il corretto funzionamento delle macchine, mentre sarà del tutto assente in meccanismi più semplici come quello di un compressore, che necessita solo della semplice accensione.

La produzione di un motoriduttore deve rispettare determinati standard, regolati da normative ben precise. Come, ad esempio la UE 2011/65/ e la UE/2015/863 (conformità RoHS) che vietano l’uso massiccio di alcune sostanze quali piombo, mercurio e cadmio, che possono risultare nocive ad alte temperature e quindi non superano concentrazioni dello 0,1% nella lega finale del prodotto. Le temperature elevate di cui accennato, inoltre, devono essere ben tollerate da ogni motoriduttore, che dovrà quindi mantenere efficienza e proprietà meccaniche.

Uno dei motoriduttori più diffusi nella vita quotidiana è, certamente, quello presente nelle vetture. In questo caso, la velocità del motore viene ridotta o aumentata da un comando ben conosciuto dagli automobilisti, ovvero il cambio. Ma, come già accennato, motoriduttori più grandi o più piccoli, a ingranaggi, a spazzole o con sistema di vite senza fine, possono essere impiegati in un semplice frullatore come nel nastro trasportatore di un complesso industriale, a seconda della potenza, della velocità angolare e della coppia generata. E, a proposito della velocità di rotazione, troviamo motoriduttori che possono ruotare a 25 giri al minuto o persino a 3500, ma l’efficienza sarà determinata dall’utilizzo specifico che se ne farà e dalle esigenze del singolo macchinario: una pompa o un compressore hanno bisogno di una continuità abbinata alla forza motrice, mentre una bici elettrica dovrà soprattutto essere dotata della giusta potenza e resistenza.


Richy Garino

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