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Cronaca | 06 novembre 2019, 18:23

Imperia: processo per la morte di Bohli Kayes, in aula il perito "Non si può individuare una condotta inadeguata dei due carabinieri"

"Non ero presente il giorno dell'arresto, né ho la documentazione necessaria per fornire una risposta che forse nessuno è in grado di dare", ha detto il medico legale Lorenzo Varetto, nominato dal giudice

Imperia: processo per la morte di Bohli Kayes, in aula il perito "Non si può individuare una condotta inadeguata dei due carabinieri"

Non si può individuare una condotta inadeguata da parte dei due carabinieri che possa avere avuto un’incidenza nel contesto causativo della morte, ma non ero presente il giorno dell’arresto, né ho la documentazione necessaria per fornire una risposta che forse nessuno è in grado di dare”. Così il perito Lorenzo Varetto, medico legale incaricato dal giudice Laura Russo, durante l’esposizione della perizia sul processo relativo alla morte di Bohli Kayes, per cui sono accusati di omicidio colposo i carabinieri Gianluca Palumbo e Fabio Ventura.

I fatti, ricordiamo, sono avvenuti la sera del 5 giugno 2013 in seguito a un arresto concitato nel parcheggio del supermercato Lidl di Riva Ligure.

Per l’accusa, sostenuta dal Pubblico Ministero Lorenzo Fornace, i due militari avrebbero esercitato un’eccessiva pressione tanto da indurre la morte di Bohli per asfissia. Asfissia che però, contrariamente a quanto aveva sostenuto il medico legale Francesco Traditi, per Varetto è da escludere.

Quali siano state le cause che hanno portato alla morte di Bohli rimangono un mistero. Nel campo delle ipotesi, Varetto ha citato la ‘Excited Delirium Syndrome’, ovvero la sindrome che può colpire alcuni soggetti fermati dalle forze dell’ordine, i quali sono colti da malore che può portare a una morte improvvisa, come avvenuto per Bohli. Certo, si tratta di persone predisposte, come lo stesso tunisino, nel cui corpo erano state rinvenute infiltrazioni di cellule infiammatorie nel miocardio.

Il livello di saturazione di Bohli Kayes era di 91, come dimostra la telefonata tra un paramedico della pubblica assistenza che aveva effettuato l'intervento di soccorso, e l’operatore del 118 prima del trasporto in ospedale, dove l’uomo è morto, o forse era giunto già morto. Un valore elevato, ma non tale da far pensare a un decesso nel giro di meno di mezz’ora. Quello che è certo è che Bohli era arrivato all’ospedale di Sanremo quando ormai non c’era più niente da fare.

Varetto, rispondendo alla domanda della parte civile, sulla somministrazione di quattro litri di ossigeno a Bohli, ha risposto di non sapere se sia stato somministrato effettivamente, ma che con un livello di saturazione così elevato, anche lui lo avrebbe somministrato.

Dopo l’arresto al Lidl, Bohli era stato portato in caserma. Lì i militari avevano chiamato un medico. L’uomo non aveva dato segni di vita. Per Varetto potrebbe avere avuto una sincope o una ipossia che ne avrebbe indotto lo svenimento, causata da uno stress psicofisico. Sempre nel campo delle ipotesi, Varetto ha citato gli incrementi di morte per attacco cardiaco dopo i terremoti di Los Angeles, o i bombardamenti della Guerra del Golfo.

Alcuni mesi fa, le fasi dell’arresto di Bohli erano state ricostruite attraverso un esperimento giudiziale a cui avevano assistito i consulenti di parte: i medici Salvatore Vellutino per il Ministero dell'Interno e Maria Rosa Mancini per il Ministero della Difesa, il consulente per la difesa Luca Tajana e Marco Sandri, nominato dalla parte civile, rappresentata dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Paolo Burlo

Su un tavolo dell’aula Trifuoggi, un uomo, agente di Polizia Giudiziaria, di statura e peso identici a Bohli Kaies, era stato fatto stendere e fatto mettere nelle stesse posizioni del tunisino durante le fasi dell'arresto. I medici gli avevano monitorato battiti e pressione arteriosa.

Il gruppo si era poi trasferito nel parcheggio del tribunale, dove Ventura e Palumbo avevano caricato l'uomo in un'auto identica a quella usata per l'arresto di Bohli. Anche in quel caso la posizione dell'agente era la stessa del tunisino.

L'esperimento ne aveva seguito un altro, effettuato sempre da Varetto che aveva visionato i referti del pronto soccorso dell’ospedale Borea di Sanremo, dove Bohli è morto per arresto cardiocircolatorio pochi minuti dopo l’arrivo in ambulanza.

Al quesito, posto anche in aula dal giudice Laura Russo, se l’azione dei due carabinieri imputati possa o meno inserirsi come concausa della morte di Bohli, Varetto ha risposto che non c’è dimostrazione del fatto che ci sia stata una posizione asfissiante. “Non posso escluderlo, perché l’esperimento è stato fatto con una controfigura, manca la prova di causa per noi è importante. Visto il tipo di morte, e letto le testimonianze, mi sembra importante la fase precedente, ovvero la colluttazione che ha richiesto un impegno psicofisico importante”, ha detto Varetto, che per quanto riguarda le lesioni sul colpo di Bohli Kayes le ha definite "traumatiche, coerenti con la colluttazione".

Per quanto riguarda infine la posizione in cui era stato messo Bohli dopo l’arresto, Varetto l’ha definita “non così terribile, a meno che non avesse una mano in bocca. Escluderei comunque che la pressione dei due carabinieri possa aver determinato lesioni che possano portare alla morte”.

Con l’udienza di oggi si è conclusa l’istruttoria dibattimentale. Il 27 gennaio avrà inizio la discussione

 

Francesco Li Noce

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