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Cronaca | 14 ottobre 2019, 11:46

Reggio Calabria: requisitoria del Procuratore al processo 'Breakfast', le richieste di condanna il 28 ottobre (Foto)

Oggi l'accusa insiste affermando che "Il 'contributo di Scajola' non è stato alla Rizzo, ma al latitante il quale a sua volta vuole agevolarsi di questo contributo”.

Reggio Calabria: requisitoria del Procuratore al processo 'Breakfast', le richieste di condanna il 28 ottobre (Foto)

“Come è possibile che un uomo che ha avuto responsabilità elevatissime come Claudio Scajola possa essersi determinato a mettere in atto una serie di condotte di aiuto nei confronti di un soggetto politicamente mafioso? Ecco il processo deve rispondere a questa domanda e noi riteniamo di averlo spiegato”.

Ha iniziato così la propria requisitoria il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo impegnato a sostenere l’accusa nell’ambito del processo ‘Breakfast’, in corso di svolgimento a Reggio Calabria. Al Tribunale, presieduto da Natina Pratticò, il magistrato ha già anticipato, in apertura del suo intervento, che oggi non effettuerà le richieste di condanna, ma che le stesse verranno rese note il prossimo 28 ottobre. Un intervento iniziato proprio dall’analisi del reato cui sono accusati, oltre al sindaco di Imperia anche Chiara Rizzo, Martino Politi e Maria Grazia Fordelisi, rispettivamente ex moglie e collaboratori di Amadeo Matacena, ossia quello relativo al tentativo di aver favorito la latitanza del parlamentare di Forza Italia dagli Emirati Arabi al Libano.

Una latitanza, persistente ancora oggi, dovuta alla condanna definitiva a tre anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.  In riferimento alla condotta di Scajola il pm ci è andato giù pesante affermando che qui “Siamo ben oltre l’umana solidarietà per un soggetto colpito da vicende giudiziarie.  L’imputato infatti, si è sempre difeso sostenendo di non aver mai agevolato la sua fuga, ma di esseri interessato in virtù del rapporto amicale con la Rizzo per una procedura di richiesta asilo. Una versione che non ha convinto l’accusa e che oggi insiste affermando che il 'contributo di Scajola' non è stato alla Rizzo, ma al latitante il quale a sua volta vuole agevolarsi di questo contributo”.

Scajola, per il pm, non sarebbe un semplice soggetto “Che agevola, in un contesto criminale-mafioso dove non può  fare altro che agevolare. Ma siamo in presenza di un uomo dello Stato che ha agevolato un soggetto condannato in via definitiva per concorso esterno di tipo mafioso e dobbiamo capire perché lo ha fatto e che cosa ha fatto”. Secondo l’accusa non ci sono dubbi “delle accuse ricostruite nelle indagini preliminari ne abbiamo avuto piena prova durante al dibattimento sia per il reato di intestazione fittizia di beni che per il reato di procurata inosservanza di pena. Tutti i protagonisti della latitanza di Matacena - ha tuonato Lombardo - lo fanno secondo uno schema e un ruolo ben preciso".

dal nostro corrispondente a Reggio Calabria, Angela Panzera

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