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Cronaca | 14 ottobre 2019, 15:19

Reggio Calabria: prosegue la requisitoria al processo 'Breakfast', il Pm "Aiuto consapevole di Scajola a Matacena"

"Credo che in cuor suo nemmeno il Pm Lombardo - ha detto nel corso della requisitoria Claudio Scajola - possa credere alla assurdità dell'impianto accusatorio, confuso e pasticciato, che ha messo in piedi su di me in tutti questi lunghi e dolorosi anni senza minimamente tenere conto di quanto emerso dal dibattimento, che ha più volte chiaramente contraddetto le sue convinzioni".

Reggio Calabria: prosegue la requisitoria al processo 'Breakfast', il Pm "Aiuto consapevole di Scajola a Matacena"

“Claudio Scajola ha fornito un aiuto al latitante Matacena, nonostante fosse consapevole che quel comportamento fosse penalmente rilevante ed in ciò un ruolo chiave l’ha avuto Vincenzo Speziali. Un latitante per mafia, ma anche un latitante in generale non si aiuta”.

In questo modo non ha usato mezzi termini il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo nel delineare, durante la propria requisitoria, le condotte contestate a Scajola accusato di aver avuto un ruolo nel tentativo nella latitanza del parlamentare di Forza Italia, Amedeo Matacena. Un disegno criminale che coinvolge anche altri imputati ossia Chiara Rizzo, ex moglie di Matacena (attualmente latitante a Dubai), Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, collaboratori storici dei coniugi Matacena-Rizzo. Per l’accusa il contribuito fornito dall’attuale sindaco di Imperia non era rivolto ‘per umanità perché questa non si processa’, ma non era rivolto neanche alla Rizzo bensì ‘era rivolto direttamente al latitante Matacena’.

Per l’accusa poi, il tentativo di preparare il piano relativo allo spostamento dagli Emirati Arabi di Matacena “era antecedente all’incidente avvenuto a Dubai”. L’incidente a cui ha fatto riferimento il procuratore Lombardo è quando lo stesso Matacena, condannato in via definitiva da un mese a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa, venne arrestato a Dubai. Era l’agosto del 2013: “Matacena a Dubai doveva entrare e uscire. Scajola lo ha aiutato ancor prima dell’arresto a Dubai - ha chiosato il pm -. Il perché di questo aiuto al Matacena possiamo anche non accertarlo in questa sede, ma sicuramente possiamo dire che il rapporto tra Scajola-Matacena e la Rizzo non è estemporaneo, non è successivo alla condanna definitiva, ma sorge prima”.

Nel pronunciare questa frase Scajola di getto in aula dal suo posto ha affermato “è falso questo”, per poi essere inviato dal Collegio a non interrompere l’intervento dell’accusa. Un intervento molto duro quello del pm che non fa sconti nel dire “che in quel momento storico - ossia l’arresto di Matacena a Dubai - non era la donna a gestire la vicenda, ma Scajola, l’unico soggetto apparentemente estraneo che ruta intorno alla figura del latitante è lui. È lui a parlare del Libano, di Beirut perché lì ha amici”. Ed è per questo che in aula il pm ha letto l’intercettazione in cui si fa riferimento proprio al paese dei cedri.

I due parlano in modo criptico, ma poi neanche tanto, ed in un primo momento la stessa Rizzo non capisce cosa Scajola volesse dire tanto da dover chiedere all’ex ministro "deve andare nella capitale.... a L....". "L?". "No, L è il Paese deve andare a B, scusa hai ragione tu...". "B" è Beirut ed "L" sta per Libano. È in questa città descritta come "Una grande Montecarlo dove si sta bene" che doveva arrivare l'ex parlamentare di Forza Italia, Scajola, tramite alcune sue entrature a Beirut poteva fargli ottenere l'asilo politico che gli avrebbe garantito la libertà. Queste entrature erano possibile grazie a Vincenzo Speziali e allo zio, Amin Gemayel. “ti ricordi di Beirut? - dirà Scajola alla Rizzo - prova a concentrarti perché passa così... questi miei amici, quando sono andato a Beirut, poi sono venuti su... amici miei, l'ex presidente, hai presente?(…) Ieri ho visto questo tizio e il discorso è venuto lì. Mi dice 'noi siamo amici di là’, poi ho capito perchè, perchè Beirut è una grande Montecarlo e Dubai è una grande Montecarlo, tanto per essere chiari. Io vado a Roma prima perché domenica questo qui viene su, suo zio. Viene su lo zio e mi dice ‘stiamo a cena insieme’ e devo trovare... va beh, basta, hai capito più o meno... devo dirti delle cose e devo sapere delle cose, se tu lo desideri, in modo che io possa trasmettere giusto, punto”.

“Siamo in presenza di intercettazioni disarmanti - ha detto il pm - quando gli agenti della Dia mi hanno rappresentato che c’erano questi contatti con Scajola di questo tipo gli ho detto di portarmi gli audio. Sono rimasto colpito non tanto dai contenuti che non lasciano altro spazio, ma dall’insistenza con cui questo uomo voleva fare qualcosa per aiutare un latitante di mafia. È credibile che questo discorso sia stato fatto per aiutare la Rizzo?”

“Ma perché avrebbe dovuto aiutarla?” chiede retorico il pm in aula. “In quel momento la Rizzo non ha bisogno di aiuto è una donna libera, la condizione complicata col marito era complicata da 15 anni. Il caso Matacena addirittura si studia all’università”. Non convince quindi all’accusa la versione fornita dall’imputato della richiesta dell’asilo politico: “La stessa Rizzo chiederà più volte allo stesso Scajola- se questa strada è davvero percorribile. Matacena infatti, ha subito un regolare processo con le garanzia previste dalla nostra Costituzioni mica è un perseguitato politico, come si poteva far basare in un paese estero tale richiesta? Non vi erano i presupposti è ampiamente alla portata di tutti che non poteva esserci nessuna richiesta di asilo politico”.

Scajola in definitiva per la Dda di Reggio Calabria ha ricoperto un ruolo attivo e concreto nel tentativo di fuga del Matacena. “Il canale che Scajola apre, tramite Speziali, con Gemayel, era stato aperto per risolvere il problema di Dubai. Anche se l’ex presidente- ha continuato il pm- non è venuto qui a darci la sua versione, abbiamo comunque la prova di un soggetto che ha operato per conto suo ossia Speziali che ha patteggiato la pena per il reato contestato a tutti gli altri imputati. Una sentenza definitiva che non è una confessione, ma poco ci manca”.

Un passaggio poi, anche sul fax in francese inviato all’ex Ministro in cui l’ex presidente libanese si sarebbe detto disponibile per “trovare un modo riservato per farlo uscire  (Matacena) dagli Emirati Arabi” e   “che una volta qui, egli potrà beneficiare, in maniera riservata, della stessa posizione che egli ha a Dubai, consegnandogli un documento di identificazione con dati anagrafici affinché egli possa rimanere nel nostro Paese e condurre una vita normale, naturalmente sotto la nostra responsabilità". Un fax ritenuto dalle difese falso, anche in luce della smentita effettuata dallo stesso Gemayel, ma sulla cui veridicità oggi l’accusa ha ribattuto. “Hanno cercato di far credere che il fax  fosse fasullo - ha chiosato il pm - noi questa ipotesi accusatoria l’abbiamo provata ed essa si fonda su elementi di prova storica diretta e rappresentativa”.

"Credo che in cuor suo nemmeno il Pm Lombardo - ha detto nel corso della requisitoria Claudio Scajola - possa credere alla assurdità dell'impianto accusatorio, confuso e pasticciato, che ha messo in piedi su di me in tutti questi lunghi e dolorosi anni senza minimamente tenere conto di quanto emerso dal dibattimento, che ha più volte chiaramente contraddetto le sue convinzioni".

dal nostro corrispondente a Reggio Calabria, Angela Panzera

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