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Cronaca | 13 ottobre 2019, 17:33

Imperia: anziano maltrattato dalle ‘badanti’ vicine di casa, ecco perché le indagate si ‘occupavano’ di lui

Oltre a mirare all'assegnazione dell'alloggio alla morte dell'ottantenne, la più giovane stipulava contratti fittizzi di lavoro ad altre persone per far sì che ottenessero il rinnovo del contratto di lavoro

Imperia: anziano maltrattato dalle ‘badanti’ vicine di casa, ecco perché le indagate si ‘occupavano’ di lui

In merito al fatto di cronaca pubblicato ieri riguardante l’anziano maltrattato dalle vicine di casa, l’attività investigativa della Squadra Mobile, coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia, è proseguita consentendo di ricostruire il ‘movente’ e portare alla luce ulteriori reati sempre connessi alla gestione dell’anziana vittima. Innanzitutto la ‘giovane’, che si presentava come nipote dell’anziano senza esserlo realmente, lo aveva convinto a trasferirsi nell’appartamento attiguo a quello assegnato alla madre ed in base ad un progetto fraudolento aveva preso la residenza presso l’abitazione del maltrattato in modo tale da poter vantare, dopo qualche tempo, un titolo preferenziale per l’assegnazione dell’immobile in suo favore alla morte dell’anziano.

Attestando falsamente di esserne la nipote, la donna aveva richiesto la variazione di abitazione popolare dell’anziano, già assegnatario di alloggio di edilizia residenziale pubblica, ottenendone la collocazione, nel marzo scorso, nell’appartamento adiacente all’appartamento di sua madre ed inoltre aveva anche 'preso la residenza' presso l’abitazione dell’uomo, sempre sostenendo di esserne la nipote.

Il motivo di tali 'manovre' è apparso da subito chiaro agli investigatori: la Legge Regionale della Liguria in materia di assegnazione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, infatti, prevede che in caso di decesso dell’assegnatario subentrino nell’assegnazione – purché la convivenza risulti dimostrata anagraficamente al verificarsi dell’evento – il coniuge o il convivente di fatto dell’assegnatario e gli ascendenti di qualsiasi componente del nucleo assegnatario, ovvero anche i nipoti discendenti in linea retta dall’assegnatario, in alcuni casi, tra cui quello in cui abbiano risieduto anagraficamente nell’alloggio in modo continuativo nei quarantotto mesi che precedono la data del decesso dell’assegnatario per comprovata finalità di assistenza socio sanitaria. Quindi, l’idea era quella di un’assistenza ‘a tempo determinato’, il tempo necessario a potersi ‘impossessare’ del suo alloggio di edilizia popolare.

Nel frattempo si sarebbe potuto gestire la sua pensione ed altre ‘entrate’ economiche (la più giovane delle indagate si occupava, infatti, di ogni pratica relativa all’anziano, compresa inoltre quella di far ottenere l’indennità per l’accompagnamento), riducendo al minimo le ‘uscite’, somministrando all’anziano addirittura cibi scaduti. Per tranquillizzare l’unico figlio rimasto, gli veniva riferito al telefono che il padre stava bene ma era diventato sordo e quindi non poteva sentirlo, pertanto avrebbe dovuto ‘accontentarsi’ di un rapido saluto e di qualche filmato pre-registrato (magari in quei pochi momenti in cui l’uomo veniva lavato e messo a sedere) ed inoltrato via Whatsapp.

Ma l’indagine ha fatto emergere anche ulteriori illeciti. L’anziano, infatti, oltre che dalle badanti ‘aguzzine’, è risultato aver ricevuto assistenza anche da badanti ‘fantasmi’: potendo approfittare della gestione esclusiva dell’anziano, la più giovane ha assunto fittiziamente una badante straniera, che grazie al (falso) contratto di lavoro ha potuto chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno scaduto. Addirittura, per far si che in caso di controlli la straniera potesse fornire una precisa ricostruzione dei luoghi e ‘mascherare’ la falsità del contratto di lavoro, l’indagata l’aveva accompagnata a casa dell’anziano, istruendola anche sulle ulteriori circostanze da riferire nel caso in cui il trucco fosse venuto alla luce.

Peccato, però, che dell’anziano non si sia mai realmente occupata e che addirittura abbia dovuto pagarsi da sola i contributi previdenziali. Su questo punto al momento sono in corso ulteriori indagini finalizzate a verificare l’eventuale falsità anche di ulteriori contratti di lavoro stipulati (apparentemente) dall’anziana vittima con altri ‘badanti immaginari’ che risultano assunti negli anni precedenti, oltre che a venire a conoscenza del ‘corrispettivo’ a beneficio dell’indagata per la disponibilità a stipulare i falsi contratti di lavoro.

Redazione

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