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Cronaca | 08 ottobre 2019, 12:02

Imperia: processo per bancarotta fraudolenta, riciclaggio e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, una condanna e nove assoluzioni in tribunale

È il verdetto emesso questa mattina dal collegio dei giudici rappresentato dalla presidente della sezione penale del Tribunale di Imperia Donatella Aschero, con a latere Francesca Minieri e Antonio Romano

Imperia: processo per bancarotta fraudolenta, riciclaggio e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, una condanna e nove assoluzioni in tribunale

Una condanna e nove assoluzioni. È il verdetto emesso questa mattina dal collegio dei giudici rappresentato dalla presidente della sezione penale del Tribunale di Imperia Donatella Aschero, con a latere Francesca Minieri e Antonio Romano. Il processo è quello relativo a una presunta bancarotta fraudolenta, riciclaggio di denaro e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nato da un’inchiesta della Guardia di Finanza, risalente al 2010, per reati che sarebbero stati commessi tra l’imperiese, Taggia e Sanremo.

Il collegio ha condannato Claudio Delli Castelli a due anni e sei mesi – a fronte di una richiesta di condanna del Pm Luca Scorza Azzarà a tre anni – e assolto tutti gli altri imputati: Ottavio Nonnis, Paolo Dulbecco, Donaldo Arieta, Badara Mbaye, Ida Manfrinato e Robertino Crocetta perché il fatto non sussiste.

Il tribunale ha inoltre disposto il non doversi procedere per mancanza di querela nei confronti di Marco Gorrieri, Tonino Pacino e Domenico Melia.

Per Delli Castelli scatta anche l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di due anni e sei mesi.

L’inchiesta, lunga e complessa, è partita dalle indagini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Imperia, per ricostruire il fallimento della Florita srl, una società dedita al commercio di fiori freschi, decretato dall’allora tribunale di Sanremo, il 29 ottobre 2010, per debiti complessivi pari a 1.489.489,99 euro. A processo il suo presidente e amministratore delegato Claudio Delli Castelli, che per l’accusa avrebbe procurato il fallimento della società “mediante distrazioni di denaro […] verosimilmente con la collaborazione o comunque la non opposizione di altri consiglieri, attraverso artifizi contabili ed il coinvolgimento, nei rapporti finanziari, dell’impresa ‘Le Cave’ Srl”, un distributore di carburante che si trova attualmente in via Nazionale a Pontedassio.

Il titolare del locale ‘Le Cave’, Paolo Dulbecco, per cui il Pm aveva già chiesto il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione, è rimasto coinvolto per “attività di ‘cambio assegni’, senza avere alcuna autorizzazione quale intermediario finanziario”. Si tratterebbe di un totale di 32.850 euro “fittiziamente ‘mascherati – scrive il Pm – come dei normali pagamenti a fornitori, di fatto, in contabilità, risultano come dei normali prelevamenti di denaro contante dal proprio conto corrente bancario”.

Un esame più approfondito dei conti correnti della Floritia, ha permesso alle Fiamme Gialle di accertare un ammanco di denaro dalle casse societarie “dal 2009 alla data del fallimento (03.11.2020), per complessivi 517.775 euro), prelevati secondo l’accusa, da Delli Castelli, di cui 22.000 euro prelevati in contanti allo sportello, 402.250 euro in assegni dal conto della Florita, emessi a favore della stessa Florita e incassati in contanti dall’amministratore Delli Castelli; 56.650 euro in assegni bancari emessi a favore di Delli Castelli e versati sui suoi conti personali; 366.875 euro in assegni bancari emessi a favore della società ‘Le Cave’ srl e/o Paolo Dulbecco e da questi monetizzati a favore di Delli Castelli".

I rapporti tra le due società riguardano la fornitura di pellet da parte di Florita a ‘Le Cave’, da cui la società di Delli Castelli non acquista carburante. Tuttavia, risulterebbero movimenti di denaro a favore di Dulbecco e della sua società.

Tali assegni – scrive Scorza Azzarà - sono dunque riconducibili ad operazioni ‘distrattive’ effettuate da Delli Castelli in danno della propria società ‘Florita srl’”, conclusioni a cui è giunto anche il curatore fallimentare Maurizio Pennacchio, il quale aveva precisato che “gli assegni, sebbene mascherati come dei normali pagamenti a fornitori o altri soggetti, contabilmente risultavano presentati presso la propria banca per ritirare denaro contante”.

Le indagini hanno riguardato anche un episodio, relativo al pagamento di un assegno da 12.500 euro emesso a favore della società ’Le Cave’, risultato rubato. Altre contestazioni riguardano il pagamento di 15.980 euro, “mediante l’utilizzo di carta di credito”, secondo la Procura utilizzata “fraudolentemente”. In sostanza la carta di credito sarebbe stata clonata da una società di Tokyo, che ha disconosciuto la serie di transazioni effettuate presso il distributore Le Cave.

L’inchiesta si allarga, e coinvolge altri imputati. Tra questi Ottavio Nonnis e Corrado Fabbri, protagonisti, secondo l’accusa di una truffa su “fittizie prenotazioni alberghiere con incasso del corrispettivo”. “Per concretizzare il raggiro Fabbri e Nonnis hanno bisogno, però, della complicità dell’albergo o, in alternativa, il ‘simple booking’ (un software di prenotazione alberghiera che consente di acquisire prenotazioni online, ndr) ed il conto corrente bancario su cui far confluire i pagamenti relativi alle fittizie prenotazioni. Una volta ottenuto l’accredito relativo alla prenotazione, l’albergatore restituirà all’’organizzazione’ il denaro illecitamente ottenuto, trattenendo la propria percentuale. Le indagini tecniche hanno evidenziato come il Nonnis ricerchi albergatori compiacenti al fine di poter permettere al Fabbri di effettuare prenotazioni, anche per migliaia di euro, relative a inesistenti pernottamenti presso gli hotel medesimi”.

In altri casi, le prenotazioni avvenivano realmente, e i conti saldati con carte di credito, utilizzando codici "illecitamente acquisiti", come il 26 marzo 2001, quando Fabbri prenota una camera per Marco Gorrieri, al Royal Hotel di Sanremo, presentandosi come un componente della 'Prelatura dell'Opus Dei'

Non solo. Nel corso delle intercettazioni telefoniche sono emerse altre ipotesi di reato, come "finti acquisti", sempre tramite l’uso di carta di credito, effettuati presso il mobilificio Diemmeti Cucine 2 srl di Taggia, il cui legale rappresentante, Tonino Pacino, è coimputato al processo. Si tratta di transazioni, “concesse”, per un totale di 43.500 euro, con “tentativi di addebito effettuati e negati”, pari a 85.000 euro.
A supporto della tesi accusatoria, vi sono intercettazioni telefoniche tra Nonnis e Pacino, che pianificano transazioni.

L’inchiesta si è arricchita di ulteriori elementi, tramite le intercettazioni telefoniche, che avrebbero dimostrato “evidenti elementi relativi alla commissione di reati volti all’ottenimento fraudolento del permesso di soggiorno da parte di cittadini extracomunitari residenti all’estero, sfruttando il testo emanato dal governo (la norma risale al 2010 ndr) che regola l’ingresso nello Stato di extracomunitari per motivi di lavoro non stagionale. Secondo i dettami stabiliti dal decreto governativo emesso in tema di apertura di flussi migratori, condizione necessaria per poter conseguire tale autorizzazione, è la dimostrazione di possedere un regolare contratto di lavoro”.

Secondo l’accusa, insomma, ci sarebbe stato un ‘business’ consumato da Ottavio Nonnis, con la complicità di Ida Manfrinato, Donaldo Arieta, Francesco Tarì (il reato per lui è prescritto ndr), Robertino Crocetta e Massimiliano Seno (anche per lui il reato è prescritto ndr), atto a “procurare agli extracomunitari un contratto di lavoro presso ditte compiacenti, a fronte di elargizione di denaro in contante. L’illecito si concretizza attraverso l’assunzione del cittadino extracomunitario, mediante le previste procedure di trasmissione on-line delle istanze per l’ottenimento del permesso di soggiorno, e la successiva comunicazione di licenziamento”.

In sostanza, dietro al pagamento di un corrispettivo, all’extracomunitario veniva regolarizzata la propria posizione sul territorio. Il sodalizio si sarebbe avvalso anche di un professionista, a oggi non identificato, e di un cittadino extracomunitario, Badara Mbaye, anche lui imputato in questo processo.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Giovanni Di Meo, Veronica Ardizzone, Raffaella Agnese, Luca Ritzu e Ramez El Jazzar.

Altre posizioni erano già state stralciate in precedenza per avvenuta prescrizione.

Francesco Li Noce

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