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Attualità | 22 settembre 2019, 08:00

La figura del medico, sindaco, letterato e deputato Siro Andrea Carli tra la costruzione del primo acquedotto di Sanremo e molte altre opere

Siro Andrea Carli, che, tra i suoi molti meriti, ebbe anche quello di aver fondato il cimitero della Foce ed aver aperto via Vittorio Emanuele II (l’attuale via Matteotti) nella ricostruzione di Andrea Gandolfo

La figura del medico, sindaco, letterato e deputato Siro Andrea Carli tra la costruzione del primo acquedotto di Sanremo e molte altre opere

Siro Andrea Carli nacque a Sanremo il 7 luglio 1797 da Stefano e da Caterina Allavena, originaria di Perinaldo. Rimasto orfano del padre in tenera età, compì i primi studi nella città natale, poi, a quattordici anni, a Genova, e infine all’Università di Torino, dove si laureò con lode in Medicina il 24 maggio 1816 all’età di diciotto anni. Prima di addottorarsi in medicina, aveva inoltre frequentato la Facoltà di Lettere, seguendo lezioni di Eloquenza italiana e approfondendo la conoscenza del latino e del greco, oltre ad imparare il francese, l’inglese e il tedesco.

    Assecondato dalla madre, ispirata dal professore di filosofia nelle Scuole Pie padre Girolamo Rolleri, si trasferì poi a Pavia, dove lavorò sotto la guida del celebre clinico Siro Borda (1761-1824), che lo indirizzò forse a Giovanni Rasori, insegnante di Clinica medica nell’Ospedale civile e nell’Ospedale militare di Milano. Passò poi a Parma, Venezia, Bologna, Firenze, Lucca, Pisa e Siena, frequentando sempre i professori più illustri dell’epoca e apprendendo le tecniche più moderne e avanzate delle varie scuole mediche d’Italia. Nel 1818 giunse a Roma dove conobbe il noto archeologo Carlo Fea, originario di Pigna, ma, a causa dei suoi sentimenti liberali e patriottici, dovette presto lasciare la città dei papi per trasferirsi a Parigi; qui si perfezionò in chimica e nelle scienze naturali, familiarizzandosi anche con la lingua francese, che riuscì a padroneggiare perfettamente.

    Da Parigi passò nel  Inghilterra, dove si perfezionò anche nella lingua inglese e simpatizzò apertamente per la forma liberale del governo britannico, di cui divenne un fervido sostenitore, senza trascurare tuttavia di occuparsi di problemi igienici e sociali. Dopo aver visitato anche la Scozia, per motivi di salute si trasferì in Portogallo, in Spagna e a Gibilterra, imparando a parlare correntemente lo spagnolo. Nel corso di questi viaggi compose anche un sonetto all’Italia e lavorò alla traduzione in italiano di buona parte del Pellegrinaggio del giovane Aroldo di George Byron, mentre agli ultimi anni della sua vita risale la composizione di alcune favole di argomento satirico-moraleggiante. Nel dicembre 1821 fece ritorno a Sanremo con l’intenzione di mettere a frutto il notevole bagaglio di conoscenze tecniche e pratiche acquisite nel corso dei suoi lunghi viaggi attraverso i vari paesi europei.

    A Sanremo Carli strinse subito una fraterna amicizia con l’intendente sabaudo Alberto Nota, che nel 1827, convinto che la grande cultura e preparazione del giovane medico matuziano avrebbero potuto giovare alla città, lo propose alla carica di sindaco, ma il governo piemontese, appurato che Carli era un suddito di stampo apertamente liberale, respinse la proposta, rimproverando anzi l’intendente per aver avanzato una tale richiesta. Per nulla sconfortato da questo rifiuto, pochi mesi dopo Nota ripresentò la candidatura del suo amico al governo, che questa volta dovette piegarsi alle ragioni dell’intendente. Il 24 febbraio 1828 venne così emanato il regio decreto che ratificava la nomina a sindaco di Sanremo del Carli, che si sarebbe insediato ufficialmente il 15 marzo successivo.

    Il primo e più spinoso problema che il nuovo sindaco dovette affrontare fu quello dell’approvvigionamento idrico della città; in quegli anni infatti i sanremesi erano afflitti dalla siccità ed erano costretti ad attingere l’acqua dalle pozze dei torrenti. L’acqua mancava inoltre per i giardini e i lavatoi pubblici ed era insufficiente persino per dissetare i circa diecimila abitanti della città. Le uniche fonti d’acqua erano allora costituite da due cisterne, tre pozzi pubblici e una piccola fontana fuori dell’abitato, mentre i pozzi perenni erano solo quelli del Piano (l’attuale via Corradi) e della Marina, che risultavano peraltro scomodi per la maggior parte della popolazione. 

    Il 1° aprile 1828 il Consiglio comunale deliberò allora di inoltrare una supplica al ministero dell’Interno per ottenere l’acqua in città a vantaggio della popolazione. Carli ricordò in questa occasione come la Vice Intendenza della Provincia avesse già invitato il Consiglio, con lettera del 16 febbraio 1826, ad assumere una tale decisione, ma il Consiglio non aveva fatto più nulla. Nel frattempo le necessità della popolazione si erano fatte più pressanti tanto da indurre la Vice Intendenza a riproporre la questione con lettera dell’11 marzo 1828. L’aiutante anziano del Corpo Reale del Genio Civile Gio Batta Luigi Clerico, incaricato di studiare il problema, comunicò alle competenti autorità comunali che la sorgente più ricca e salubre tra quelle ubicate nei dintorni della città, scaturiva tra le selci delle pendici del monte di Pian di Castagna, in località denominata Lago Nero, distante  dalla Piazza Nuova (l’odierna piazza Eroi Sanremesi).

    Secondo il progetto del funzionario del Genio Civile, il canale avrebbe dovuto correre interrato e fornire l’acqua sulla piazza del Capitolo, su quella dei Dolori e di Santo Stefano e sulla Piazza Nuova. Il preventivo della spesa, ammontante complessivamente a 14.290,78 lire, non comprendeva però le spese per la ricostruzione dei selciati che bisognava distruggere per consentire la costruzione del canale e dei ricettacoli. La zona della sorgente non era però di proprietà comunale in quanto apparteneva ai possidenti locali Giuseppe e Pier Giovanni Ammirati, che tuttavia concessero al Comune, a titolo gratuito, la facoltà di prelevarvi tutta l’acqua necessaria, come venne sanzionato ufficialmente con atto rogato dal notaio Francesco Donetti il 21 ottobre 1828. Il 28 maggio precedente la Regia Segreteria di Stato aveva intanto autorizzato il sindaco Carli a permettere che l’Amministrazione comunale intraprendesse la realizzazione di un canale conduttore e la costruzione di quattro fontane pubbliche a beneficio degli abitanti di Sanremo.

    Nella seduta del Consiglio comunale del 5 luglio 1828 fu poi stabilito che i lavori per il nuovo acquedotto cittadino cominciassero il 14 dello stesso mese, quando, all’apertura del cantiere, sarebbero accorsi numerosissimi sanremesi per fornire il loro contributo alla costruzione del canale che avrebbe finalmente portato l’acqua in città. Non mancarono peraltro proteste e opposizioni alla realizzazione del progetto del nuovo acquedotto: già il 24 aprile alcuni cittadini avevano infatti presentato un ricorso all’Intendenza contro la deliberazione del Consiglio del 16 aprile, sostenendo che l’acqua non doveva essere incanalata verso la città in quanto essa era indispensabile per annaffiare i campi dove si coltivavano i limoni e per far funzionare i mulini da olio e a grano; protestarono inoltre vibratamente contro il progetto dell’acquedotto anche i proprietari di terreni irrigui e di frantoi della vallata del torrente San Francesco, che portarono la questione all’attenzione del Consiglio comunale.

    Nella seduta del Consiglio dell’11 marzo 1829 Carli diede quindi lettura delle regie patenti del 6 febbraio con cui il re di Sardegna avocava a sé la competenza sulle questioni sorte in opposizione alla costruzione delle fontane pubbliche, e delegava il vice intendente, il prefetto e l’avvocato fiscale della provincia a raggiungere un amichevole componimento della vertenza tra le parti interessate, incaricando nel contempo lo stesso Carli e il consigliere Giovanni Battista Zirio di tutelare i legittimi interessi della popolazione. Nella successiva seduta del 13 aprile, Carli diede poi lettura del progetto di accordo amichevole tra le parti redatto dalla Regia Delegazione per le fontane, che tuttavia non avrebbe risolto definitivamente la questione destinata a protrarsi ancora vari anni per l’insorgere di ostacoli imprevisti e nuove difficoltà. 

    Un altro problema di non lieve entità era costituito inoltre dal fatto che la parte di Piazza Nuova dove si sarebbe dovuto erigere una delle fontane e il lavatoio pubblico, era di proprietà del beneficio ecclesiastico. Le trattative per l’acquisto di quest’area non erano però approdate a nulla ed erano egualmente cadute nel vuoto le richieste di intervento avanzate dal Comune al governo e a Roma. Una notte però alcuni cittadini abbatterono il muro di cinta, invasero il terreno e distrussero tutte le piante che vi si trovavano, consentendo così in modo inaspettato alle autorità municipali di poter usufruire della piazza per costruirvi la fontana e il lavatoio pubblico, che venne terminato nel 1831. Il 15 agosto 1829 l’acqua della sorgente del Lago Nero poté quindi sgorgare per la prima volta dalle fontane di piazza dei Dolori, piazza Capitolo, piazza di Palazzo (oggi piazza Nota) e Piazza Nuova.

    Negli anni successivi proseguì l’attività di Carli per incrementare il rifornimento idrico della città, che si arricchì di una nuova fontana pubblica in seguito alla deliberazione adottata dal Consiglio comunale il 18 agosto 1834. La fontana, ubicata nel quartiere della Marina nell’attuale piazza Bresca, e modellata a forma di obelisco per ricordare l’obelisco romano salvato da Bresca con il celebre grido “Aiga a-e corde!”, venne inaugurata nello stesso 1834 per soddisfare le accresciute esigenze idriche del popoloso quartiere sanremese. Tre anni dopo Carli ebbe ancora modo di distinguersi nelle opere di soccorso e assistenza alla popolazione matuziana colpita dalla terribile epidemia di colera, che imperversò in città nel 1837 mietendo centinaia di vittime. Per tale sua meritoria attività venne anche pubblicamente elogiato dal Consiglio comunale con una solenne risoluzione emanata il 28 luglio 1837.

    Nel 1838, appena rieletto sindaco della città, decise lo spostamento del cimitero suburbano dal centro cittadino (nei pressi della foce del torrente San Romolo) ad un’area situata nel quartiere della Foce, nelle vicinanze della foce del torrente San Bernardo, allo scopo di purgare il centro della città da una fonte di miasmi pestilenziali. Cinque anni dopo, ormai prossimo alla scadenza del suo secondo mandato, diede anche inizio alla costruzione di una nuova importante e centrale arteria cittadina, che, denominata allora “traversa spaziosa”, venne poi indicata con il nome di Strada Nuova, fino a quando non fu intitolata a Vittorio Emanuele II e, dopo l’ultimo conflitto mondiale, a Giacomo Matteotti. Il tracciato della nuova via sarebbe stato completato dal lato orientale nel 1846 dal conte Stefano Roverizio di Roccasterone, subentrato a Carli nel 1844.

    Nel 1847 venne nominato Riformatore agli Studi e fu anche deputato per due legislature al Parlamento Subalpino, dove sedette nei banchi della Sinistra. Il 24 gennaio 1849 venne eletto per la sesta volta sindaco di Sanremo, svolgendo ancora per un anno un’intensa attività amministrativa come capo dell’Amministrazione municipale. In seguito ricoprì pure l’incarico di consigliere nelle Commissioni provinciali dell’Istruzione e della Sanità e di revisore dei conti nei locali istituti di carità. Durante i suoi mandati da sindaco commissionò anche lavori di ornato all’interno del Palazzo municipale, finanziandoli con le provvisioni di rappresentanza del suo ufficio.

    Nel corso della sua lunga attività pubblica non volle mai accettare onorari o compensi di sorta per l’opera svolta e devolse ad opere pubbliche le indennità che gli spettavano. Abbandonata la vita politica, si ritirò infine nella sua villa situata nella zona occidentale della città, dove si spense l’11 marzo 1857 per un attacco d’asma. Ai suoi funerali, riusciti imponenti, parteciparono tutti i membri dell’Amministrazione comunale e una folla immensa. 

    Nella seduta del 16 maggio 1867 il consigliere Antonio Borea propose di dare il nome di Carli alla Via Traversa (Caminetto) per i meriti acquisiti dal medico matuziano nell’amministrazione della cosa pubblica, mentre lo scultore locale Filippo Ghersi lanciava l’idea di erigere una statua in suo onore sopra una fontana, statua poi ufficialmente inaugurata il 5 gennaio 1890 e attualmente ubicata in piazza Eroi Sanremesi. Sul piedistallo del monumento venne incisa la seguente iscrizione: «Siro Andrea Carli / 1797 - 1857 / Sindaco di Sanremo / Deputato al Parlamento / filosofo medico letterato / insigne benefattore / promosse studi / aprì strade e viali / donò ricchezze di acque / cooperò al bene pubblico / con generosità di animo».

Stefania Orengo

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