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Attualità | 15 settembre 2019, 08:00

La Liguria durante il periodo delle lotte per le investiture e oltre nel racconto di Pierluigi Casalino

Una flotta cristiana di trecento navi e trentamila uomini (secondo fonti arabe), reclutati dal Ponente ligure alla Toscana.

La Liguria durante il periodo delle lotte per le investiture e oltre nel racconto di Pierluigi Casalino

Nel 1088 Genova e Pisa, pacificate, rispondono ad un appello di Papa Vittore III e si alleano con Gaeta, Salerno e Amalfi, per punire il sultano zaryta Tamin, signore di Mehedia, che con le sue fuste corsare rende impossibile la navigazione sulle coste orientali della Tunisia, importanti aree marittime per i commerci liguri e delle altre repubbliche marinare italiane. Una minaccia di conseguenza, dunque, per la stessa sicurezza generale del Mediterraneo. Una flotta cristiana di trecento navi e trentamila uomini (secondo fonti arabe), reclutati dal Ponente ligure alla Toscana, all'Italia meridionale, occupa Pantelleria e il 6 agosto, giunge a Mehedia.

Dopo lo sbarco nel sobborgo di Zavila la città viene occupata e le navi zaryte date alle fiamme. Tamin, assediato nel suo castello, chiede scampo: quale contropartita offrirà la liberazione di molti prigionieri cristiani, tra cui molti originari proprio delle Riviere liguri, come narrano le cronache del tempo, e tante monete d'oro che bastino a compensare gli alleati delle spese sostenute per la spedizioni. I genovesi vogliono per essi e per le marinerie liguri "libera pratica e franchigia", elemento fondamentale su cui si fonderanno le fortune dei liguri in seguito. Una spedizione ligure-toscana,  su richiesta di Alfonso di Castiglia, si mosse successivamente verso la conquista di Valenza, tenuta da Rodrigo Diaz de Rivar, il leggendario Cid Campeador. L'intervento tuttavia non ha successo, per contrasti sorti tra gli alleati e neanche ebbe fortuna l'altro congiunto intervento contro Tortosa che Genova e Pisa muovono su invito del re Sancio di Navarra e di Aragona.

Ciò nonostante, la fama dei legni liguri spinge Papa Urbano II a chiedere ai Genovesi di allestire un armata in appoggio alla crociata in Terrasanta. La richiesta giunge in un momento in cui Genova e la Liguria vivono un profondo disagio sociopolitico, riflesso dalla lotta per le investiture che divampa in Europa. Una confronto duro e serrato tra Impero e Papato che portava in tutta la la regione ligure la crisi del potere "marchionale": i vescovi liguri erano schierati con la Chiesa scismatica di Clemente III, antipapa designato dall'Imperatore Enrico IV contro il legittimo pontefice Gregorio VII, costretto rifugiarsi a Salerno, ospite di Roberto il Guiscardo, uno dei fondatori del regno normanno in Sicilia.

Con i successori dei due massimi protagonisti di questo duro contenzioso si pervenne ad un certo compromesso non solo politico. La fine della lotta per le investiture comporterà comunque nuovi cambiamenti nell'economia dell'intera Liguria. Sarà l'avvio della prestigiosa stagione di Genova e della Liguria, che porterà i vessilli di San Giorgio in molte parte del mondo allora conosciuto e oltre, come avverrà con l'impresa di Colombo. Quando Edmondo De Amicis si recò in Marocco nel 1876 incontrò anche laggiù tracce liguri sensibili, al pari di quante ancora se ne scoprono in Tunisia e in altre località nordafricane e mediorientali.

Redazione

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