/ Attualità

Attualità | 17 agosto 2019, 19:47

Il senso profondo della civiltà ligure. La storia dei nostri antenanti raccontata da Pierluigi Casalino

Il senso profondo della civiltà ligure. La storia dei nostri antenanti raccontata da Pierluigi Casalino

“I primi due scheletri sicuramente umani rinvenuti in Liguria risalgono all'età della renna. Sono stati scoperti nella ‘Grotta dei Fanciulli’ ai Balzi Rossi e appartengono ad una donna anziana e ad un ragazzo, entrambi con caratteristiche negroidi, inumati insieme in posizione rannicchiata. Nella preistoria i cadaveri venivano assai probabilmente legati con le membra ripiegate, secondo un uso ancora vivo oggi tra alcune popolazioni selvagge, che comprimono i corpi dei defunti, avvolgendoli con ripetuti giri di corda, per evitare che i loro spiriti si liberassero e tornassero sulla terra. Un senso religioso già presente, quindi, fin dall'albori dell'umanità. Molti altri scheletri, non più negroidi, ma di tipo umano più riconducibile a quello di Cro-Magnon, vennero trovati, sempre nelle grotte dei Balzi Rossi, accanto a strumenti di selce, lavorati con più attenta cura. La tecnica meno approssimativa nella lavorazione della pietra e la pietà per i defunti indicano una decisa evoluzione dell'uomo ligure dell'età della renna rispetto a quello dell'età del mammut.

Nel ciclo neolitico, a sud delle montagne, la presenza umana è ormai fitta in molte grotte della Liguria occidentale. Il livello del mare si è alzato di 40 metri e molte caverne sono state abbandonate per altri e più sicuri rifugi. L'uomo ora vive anche in valle Argentina, in val Nervia, in val Roia, al ponte di Vara. È tempo ormai di uscire dalle grotte. L'uomo ligure conosce intanto l'uso della ceramica. Il gusto della decorazione non è più limitato alla fabbricazione di monili e ornamenti personali. Ai Balzi Rossi, infatti, sono stati trovati esemplari di statuette femminili che possono far pensare ad un primo tentativo di vera e propria creazione artistica. I vulcani si sono placati e così si è calmata. L'uomo ligure si è dotato di armi più efficaci contro le fiere, già in parte sconfitte, ed ha soprattutto la consapevolezza della propria forza e delle proprie possibilità. Assoggettati i primi animali domestici diventa pastore e aiuta la donna a coltivare la terra. Scopre il grano e il pane, il lino e i tessuti. Lavora la lana, dispone di molti oggetti d'osso e adopera corna di cervo per richiamare il suo gregge. Il bisogno di nuovi pascoli lo spinge a muoversi.

Alla soglia dell'età dei metalli vengono lasciate tracce di una società in sviluppo. Con la pastorizia, l'agricoltura è la grande risorsa degli uomini d'allora. Altrove basta gettare un seme perché spunti un germoglio. Sulle coste liguri no. L'uomo ligure sa che la terra gli darà frutti soltanto a lunga scadenza ed a prezzo di grandi sacrifici e fatiche. Perciò, forse, tramanderà questa sua volontà di conservare il risultato dei propri sforzi in modo quasi religioso, se non ossessivo. Non a caso gli antichi liguri affidarono la tutela della proprietà ad una montagna adorata per millenni. E nei graffiti del Monte Bego si troverà, infatti, tutta la spiegazione della psicologia dei Liguri, confermata nei secoli della loro lunga storia.

Pierluigi Casalino”.

Redazione

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium