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CRONACA | 24 giugno 2019, 18:19

Ieri il primo soccorso dell'estate sul rio Barbaira: servono Leggi per evitare rischi e incidenti del genere

Sarebbe opportuno che le autorità competenti, locali, regionali o nazionali, pensino a tutto ciò intervenendo seriamente con leggi ad hoc, per ridurre al massimo incidenti del genere e, perché no, fare in modo che i soldi della collettività rientrino da soccorsi di questo genere.

Ieri il primo soccorso dell'estate sul rio Barbaira: servono Leggi per evitare rischi e incidenti del genere

Nei giorni scorsi abbiamo parlato del problema relativo ai costosissimi soccorsi nelle zone impervie per escursionisti e praticanti degli sport estremi, con il suggerimento di un lettore nel promuovere assicurazioni e gps al seguito, per garantire maggiore sicurezza.

Ieri abbiamo registrato il primo soccorso dell’estate sul rio Barbaira a Rocchetta Nervina, piccolo centro della Val Nervia dove è presente anche la zona dei ‘Laghetti’, spesso teatro di incidenti, nonostante i divieti. Fermo restando il sacrosanto diritto di chiunque di avventurarsi dove vuole e di praticare gli sport estremi che desidera, siamo forse arrivati ad un punto in cui servono leggi ad hoc e ordinanze sindacali, che regolamentino situazioni come queste.

La zona del rio Barbaira dove si è consumato ieri l’ennesimo difficilissimo soccorso è vietata, così come la pratica del ‘canyoning’ nello stesso specchio acqueo. Come è giusto che sia il soccorso è dovuto a tutti ma, lo ricordiamo, che in altri paesi è gratuito se si rispettano le regole, altrimenti una volta terminato viene presentato il conto. In Svizzera, ad esempio, se si scia in pista e ci si fa male, soccorsi a terra, elicotteri e quant’altro sono gratuiti ma, se si va fuori pista, al termine dell’intervento arriva il conto da pagare.

Da anni vengono emesse, ogni estate, le ordinanze di divieto di balneazione ai ‘Laghetti’ di Rocchetta Nervina, eppure in tanti vanno a fare il bagno pur conoscendo i rischi che si corrono, in una zona dove, ovviamente, non esiste il bagnino, visto che è vietato fare il bagno. Da alcuni anni si è aggiunto il rio Barbaira, dove migliaia di persone praticano il ‘canyoning’ (attività sportiva che consiste nella discesa dei torrenti che scorrono nei canali rocciosi, senza l’ausilio di natanti come canoe, kayak o gommoni).

Qui si danno appuntamento appassionati della specialità, sia italiani che stranieri (in particolare francesi). Come dicevamo ognuno è libero di praticare qualsiasi sport, anche estremo, ma deve anche assumersene le responsabilità. Scalare montagne, fare sci alpinismo, parapendio, fare escursioni in zone impervie ed altro (come il canyoning) è pericoloso e, proprio per questo, dovrebbe essere obbligatoria per chi pratica questi sport, una assicurazione.

In caso contrario, al termine dei soccorsi e salvato l’eventuale escursionista ferito o in difficoltà, bisognerebbe presentare il conto. Anche perché non è giusto che la collettività paghi per l’incoscienza di alcuni. Si parliamo di incoscienza perché se una zona è vietata ci sarà un motivo. Poi è chiaro che saranno in molti a sostenere il fatto che ci sono anche altri soccorsi che vengono eseguiti per incoscienze di altro genere, come incidenti provocati per l’alta velocità, per non parlare di quelli a ubriachi in coma etilico e tossicodipendenti, anche loro coscienti di quanto fanno.

L’estate è appena iniziata e, ogni anno con la bella stagione, siamo già tornati a parlare di questo tipo di incidenti. Sarebbe opportuno che le autorità competenti, locali, regionali o nazionali, pensino a tutto ciò intervenendo seriamente con leggi ad hoc, per ridurre al massimo incidenti del genere e, perché no, fare in modo che i soldi della collettività rientrino da soccorsi di questo genere.

Carlo Alessi

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