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Attualità | 23 giugno 2019, 09:00

Viaggio nel territorio: i misteri e la storia del museo della stregoneria di Triora

Il pensiero magico è la cornice necessaria per capire il museo. Ecco una visita virtuale assieme ad Alberto Berruti.

Viaggio nel territorio: i misteri e la storia del museo della stregoneria di Triora

"Triora è conosciuta in tutto il mondo per un tragico processo di stregoneria svoltosi nel 1587. Negli ultimi decenni la memoria di quei fatti è diventata protagonista di innumerevoli iniziative volte a valorizzare questo splendido comune dell’alta Valle Argentina. Tra queste la creazione del nuovo Museo della Stregoneria che ha affiancato lo storico Museo Etnografico.

Gli spazi progettati dall’architetto Luca Dolmetta e gli allestimenti moderni permettono al pubblico di interagire con l’esposizione. Un’esperienza istruttiva ma anche molto divertente.

Nella prima sezione potrete ammirare la collezione Pio Breddo, una raccolta di oggetti rarissimi provenienti da diversi paesi del mondo e collegati al pensiero magico.

Il pensiero magico è la cornice necessaria per capire il museo. E’ l’insieme delle credenze e delle superstizioni legate all’occulto, ormai lontane dal nostro quotidiano ma ancora vive nel nostro immaginario. Il pensiero magico ci viene presentato attraverso le modalità con cui si “trasforma” in realtà: gli oggetti magici appunto.

Alcuni manufatti, non ve lo nascondo, sono davvero inquietanti. Specchi magici, filtri d’amore, amuleti, ma anche spaventosi simulacri per praticare riti di morte e magia nera. Un video molto particolare mostra un’anziana donna dell’Italia meridionale mentre pratica un incantesimo attraverso la manipolazione dell’olio d’oliva.

D’altronde la dimensione del magico e del soprannaturale è sempre stata più legata alla donna che all’uomo. Nelle società dei cacciatori-raccoglitori la donna veniva divinizzata, probabilmente per la sua capacità di creare la vita; nelle società agricole a questo “potere” si aggiungeva quello di protettrice della casa e della salute della famiglia. Pensandoci bene sono caratteri comuni anche al culto cristiano di Maria.

Ecco allora che in un’altra sezione del museo si entra nel pantheon delle divinità femminili. Si incontrano le dee egizie, quelle della mitologia greco-romana, ma ci si avvicina anche a culti tipici delle nostre zone, come quello delle Dee Madri diffuso in Liguria e in tutta l’area mediterranea.

Cosa hanno a che fare le dee con la stregoneria? Le divinità femminili pagane vennero demonizzate dal Cristianesimo, finendo per sovrapporsi alla figura della strega adoratrice del diavolo. In uno dei primi processi per stregoneria svoltosi a Milano, due donne furono accusate di recarsi nella notte a seguire proprio il culto di una divinità femminile, che gli inquisitori identificarono con la dea Diana, legata alla caccia ma anche alla luna e quindi alle tenebre.

Un’altro spazio del Museo è dedicata alla “magia naturale” che veniva praticata dalle signore delle erbe, le dominae herbarum.

La guarigione e il benessere attraverso ciò che offre la Natura fa parte da sempre della storia dell’uomo. Nel passato era la forma più comune di medicina, spesso sullo scomodo confine tra scienza, fede e appunto magia.

Queste zone della Liguria sono state frequentate fino dalla Preistoria e hanno ospitato popolazioni molto legate alla terra e alla natura come i Liguri e i Celti. E’ quindi molto radicata una tradizione di conoscenza delle proprietà delle piante e dei loro svariati utilizzi.

Nel corso dei secoli questo sapere si tramandò, soprattutto per via femminile. In un gradevolissimo video vedrete un’intervista a una deliziosa signora depositaria di questa tradizione secolare.

Durante il processo del 1587 le prime a essere accusate di stregoneria furono proprio le dominae herbarum, per motivi piuttosto ovvi. Per prima cosa potevano essere facilmente incolpate di aver provocato la morte del paziente. Poi manipolavano unguenti, pozioni, balsami: tutti composti identificabili, volendo, con veleni o filtri per incantesimi. Senza contare che per procurarsi le erbe dovevano spesso assentarsi per raggiungere luoghi impervi: si poteva pensare quindi che andassero a chissà quale convegno diabolico. Avevano insomma il profilo ideale per cadere tra le braccia degli inquisitori.

Un’altra sala molto interessante è quella dedicata all’invenzione della strega diabolica.

Lo storico Paolo Portone, uno dei curatori della parte storica e scientifica del museo, ha spiegato la necessità di usare il termine “invenzione”: le streghe non solo non sono mai esistite, ma qualcuno le ha proprio create dal nulla…

L’idea della strega come seguace del diavolo infatti non è molto diffusa prima del Quattrocento. Fino ad allora le fattucchiere erano considerate donne che praticavano la magia per fini malvagi, una sorta di maghe cattive come quelle delle favole. A partire circa dal XV secolo la strega diventa invece la personificazione stessa del Male, un pericolo sociale per la comunità in combutta con il demonio. Perché questo mutamento?

Per secoli la Chiesa chiuse un occhio davanti a tutta una serie di pratiche e credenze risalenti al Paganesimo, che convivevano o si sovrapponevano senza troppi problemi alla dottrina cristiana. Erano particolarmente diffuse proprio nelle zone più periferiche, come ad esempio le Alpi Occidentali, di cui Triora è uno dei confini meridionali.

Alla fine del Medioevo la Chiesa entrò in un periodo di forte crisi che culminerà con la Riforma protestante e le sanguinose guerre di religione: fu “necessario” serrare le fila e la tolleranza venne in qualche modo messa da parte. Tutto ciò che si discostava dalla dottrina diventò nemico, le antiche tradizioni vennero proibite e in molti casi messe sullo stesso piano delle eresie. Nel caso delle streghe addirittura su un piano peggiore perché gli eretici andavano contro la Chiesa, le streghe obbedivano direttamente al diavolo.

A questo proposito è significativa la presenza del predicatore San Bernardino da Siena a Triora nel secolo precedente il processo. Il frate francescano è uno dei primi creatori del mito della strega diabolica che si diffonderà nei secoli successivi. E proprio qui a Triora, nella chiesa a lui dedicata, si vedono per la prima volta in un affresco eretici e “fatuciere” bruciare all’inferno nella stessa fornace ardente.

La caccia alle streghe portò a tre secoli di sospensione della ragione umana. Le stime, al ribasso, parlano di 100.000 persone inquisite e di 60.000 esecuzioni capitali: la stragrande maggioranza delle vittime furono proprio donne.

In questa sala potrete vedere alcuni documenti del processo, insieme a libri di magia e “manuali” per gli inquisitori. Molto toccante il video riprodotto a ciclo continuo dove l’attrice Laura Sicignano interpreta Franchetta Borelli, una signora delle erbe sopravvissuta a ore di interrogatori e torture.

Si esce dal museo con una sensazione mista di inquietudine e piacere per aver imparato qualcosa di interessante, in modo moderno e coinvolgente.

L’obbiettivo di dare in qualche modo una giustizia postuma a queste donne sfortunate è stato pienamente raggiunto.

Vi consiglio di visitare anche il museo etnografico, che ospita alcune sale dedicate alla stregoneria, e naturalmente tutto questo splendido paese.

Buona Liguria!"

Alberto Berruti si è appassionato fin da piccolo alle bellezze della Liguria, per colpa un pò dei genitori e un po' di Rosalba, la sua maestra delle elementari. Dal 2016 cura il blog Tesori del Ponente, dove racconta luoghi più o meno conosciuti delle province di Imperia e Savona. Collabora come guida turistica abilitata con la scuola ANWI di Arma di Taggia, che associa il Nordic Walking alla scoperta del territorio.

 

Redazione

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