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Cronaca | 18 giugno 2019, 12:25

Bordighera: comandante della Polizia Municipale a processo per lesioni. In aula la testimonianza dell'ex moglie

“Mi ha picchiata con un monopattino, fino a quando non gli ho urlato di smettere e che avrei chiamato i carabinieri”

Bordighera: comandante della Polizia Municipale a processo per lesioni. In aula la testimonianza dell'ex moglie

Mi ha picchiata con un monopattino, fino a quando non gli ho urlato di smettere e che avrei chiamato i carabinieri”. Con queste parole, l’ex moglie del comandante della Polizia Municipale di Bordighera Attilio Satta ha raccontato questa mattina in aula il presunto episodio di violenza nei suoi confronti da parte dell’allora marito, agente a capo del comando della città delle palme.

Satta è a processo per lesioni personali, secondo l’accusa del Pubblico Ministero Monica Vercesi. I fatti risalgono al giugno 2012, quando, come ha raccontato l’ex moglie in aula al giudice Marta Maria Bossi, i due, a quell’epoca già separati, si erano messi d’accordo per una giornata al mare che la figlia della coppia avrebbe dovuto trascorrere in compagnia del padre.

Quando è venuto a prendere la bambina a casa – ha raccontato la donna, parte civile al processo, tutelata dall’avvocato Vincenzo Aicardi – gli ho detto che non stava bene”. Lui ha portato la bambina al mare, e io poco dopo l’ho chiamato per dirgli che avrei voluto andarla a trovare per vedere come stesse”.

All’arrivo la donna racconta di aver visto Satta nel bar dello stabilimento, e la bambina in disparte. “Era sotto al sole, tutta sudata, così ho detto al mio ex marito che sarebbe stato meglio se la portassi a casa a pranzo, e che la riportassi in spiaggia dopo mangiato, in un orario più fresco. Lui ha detto di sì, ma poi, mentre ci trovavamo sulle scalette dello stabilimento mi ha insultata e ha cominciato a roteare il monopattino della bambina che aveva in mano, colpendomi alla gamba. Per quelle lesioni ho riportato dei lividi”.

Satta – continua la donna – non si è mai scusato per quell’episodio, ma mi ha fatto scrivere dall’avvocato, dicendomi che avrebbe chiamato i servizi sociali per ridiscutere l’accordo sull’affidamento di nostra figlia, che dopo quell’episodio è stata ricoverata in ospedale per 36 ore, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute”.

Come è emerso dalla testimonianza resa dalla donna, era la madre ad avere l’affidamento esclusivo della bambina, su accordo stretto con il padre. Satta, difeso dall’avvocato Mabel Riolfo, nel 2017 ha però denunciato a sua volta la donna, con lo scopo di avere l’affido congiunto.

Lui fino al 2017 aveva avuto modo di vedere la bambina quando e come voleva, ma nel capodanno 2017 era successo un episodio, ovvero che lui non era andata a prendere la bambina e poi non si era fatto vivo per dieci mesi”, ha raccontato ancora la donna, che trattenendo a stento le lacrime, ha detto: "Ho vissuto con lui con l'idea che era il comandante e mi avrebbe insegnato a ubbidire".

L’avvocato di Satta ha contestato gli episodi su cui si basa il processo, opponendosi all’acquisizione delle prove fotografiche sulle lesioni  portate dalla parte civile e del certificato medico di ricovero della bambina, che risalirebbe alla settimana successiva rispetto a quanto accaduto in spiaggia. Per quanto riguarda i lividi alle gambe dell’ex moglie, secondo l’avvocato difensore, potrebbero essere dovuti a un problema di salute che la donna aveva avuto.

Il processo è stato rinviato al prossimo 1° ottobre, data in cui l’imputato si sottoporrà all’esame in aula. Non è escluso che prima della sentenza intervenga la prescrizione.

Francesco Li Noce

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