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CRONACA | 12 giugno 2019, 14:48

Imperia: processo per la morte di Mauro Feola, il perito del giudice "Poteva essere salvato"

“L’elemento mancante principale è quello della prevenzione e controllo, ma fallito questo aspetto, ci sarebbero state le condizioni per intervenire”

Imperia: processo per la morte di Mauro Feola, il perito del giudice "Poteva essere salvato"

L’elemento mancante principale è quello della prevenzione e controllo, ma fallito questo aspetto, ci sarebbero state le condizioni per intervenire”. Così Giorgio Quintavalle, coordinatore nazionale del settore salvamento della Federazione Italiana Nuoto, perito nominato dal giudice Laura Russo per stabilire le dinamiche e le eventuali responsabilità che hanno portato alla morte di Mauro Feola avvenuta nello specchio acqueo antistante allo stabilimento balneare ‘Papeete Beach’ il 25 luglio 2015.

Feola quel giorno era entrato in acqua, nonostante il mare mosso, per salvare il figlio quindicenne, che si era trovato in difficoltà. Dopo averlo riportato a riva, tuttavia, era rimasto in balia delle onde.

Oggi, dopo 76 giorni dal conferimento dell’incarico, i periti, oltre a Quintavalle anche Angelo Doria, tenente di vascello del nucleo operatori subacquei della guardia costiera di Genova, hanno relazionato in aula rispondendo ai quesiti posti dal giudice.

Al processo sono imputati per omicidio colposo i due bangini Aldo De Notaris e Caterina Pandolfi, oltre alla responsabile dello stabilimento balneare Rossella Gobbi, madre di Caterina Pandolfi. Secondo l’accusa sostenuta dal Pubblico Ministero Maria Paola Marrali, vi sarebbero state le condizioni perché i due entrassero in acqua. Sia De Notaris che Pandolfi, difesi dall’avvocato Erminio Annoni, hanno invece sempre contestato questa ipotesi.

Due le domande poste dal giudice ai periti: valutare le condizioni del mare quel giorno e se vi fossero le condizioni per i due bagnini di intervenire per tentare di salvare Feola, annegato tra le onde.

Per quanto riguarda le condizioni del mare, Doria ha ricostruito tramite carte nautiche e bollettini meteo forniti da Aeronautica, Arpal e dall’Istituto Idrografico della Marina, le condizioni del mare, prendendo come riferimento la boa di capo Mele, distante circa due miglia e mezzo dal luogo della tragedia, vedevano onde non più alte di un metro e mezzo in corrispondenza della battigia. I bollettini meteo indicano una forte area di instabilità con presenza di temporali e vento da sud-ovest fino a forza 8 alle 18, ora della tragedia, con onde, al centro del mare fino a 4 metri.

Giorgio Quintavalle si è invece concentrato sulle attrezzature in dotazione allo stabilimento e ai due bagnini. Oltre all’attrezzatura obbligatoria, vi è infatti anche quella facoltativa, utile per favorire le attività di prevenzione. Stante l’ordinanza della Capitaneria di Porto di Imperia, dell’aprile 2013, tra le attrezzature obbligatorie per lo stabilimento  vi sono le imbarcazioni di salvataggio, il rullo, il megafono e il binocolo, mentre è indicata come facoltativa il rescue tube. Per i bagnini sono invece obbligatori la maglietta rossa con la scritta ‘Salvataggio’ e un fischietto a tre camere, capace di raggiungere un suono superiore a 100 decibel. Tra le attrezzature facoltative un giubbetto di salvataggio e un caschetto. La mancanza di questi equipaggi, secondo Quintavalle avrebbe fatto venire meno le condizioni di prevenzione, che come ha detto in aula, vengono raccomandate in fase di rilascio del brevetto. Tuttavia le condizioni del mare, secondo il perito, avrebbero permesso ai due di entrare in acqua.

A Doria e Quintavalle ha risposto il perito della difesa Alessandro Vallarè, che ha replicato con una controperizia, sollevando il fenomeno dello ‘shore break’, che avrebbe contribuito a creare un’altra onda che avrebbe reso più difficili, se non impossibili le operazioni di salvataggio. La perizia è stata acquisita agli atti e i due periti del giudice avranno dieci giorni per formulare una risposta scritta al quesito di Vallarè.

Il giudice ha rinviato l’udienza all’8 luglio, giorno in cui si terrà la discussione. A completare il collegio degli avvocati, Sabrina Tallone, che assiste Rossella Gobbi, mentre per la parte civile Maria Grazia Acquarone e Serena Pilati.

Francesco Li Noce

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