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AL DIRETTORE | 13 aprile 2019, 16:33

Il sentiero di Monet, una pagine di storia locale raccontata da Andrea Eremita

Il ritorno di Monet a Bordighera lungo un sentiero collinare dopo una giornata meravigliosa trascorsa a Dolceacqua. "Siamo giunti in serata a Bordighera, stremati dalla fatica ma appagati per quanto avevamo visto"

Il sentiero di Monet, una pagine di storia locale raccontata da Andrea Eremita

Nell'ultimo quarto dell'ottocento, portati a termine i lavori di costruzione della strada carrozzabile della Val Nervia, Dolceacqua era diventata la meta privilegiata delle escursioni della folta colonia cosmopolita a maggioranza britannica che soggiornava a Bordighera attratta dal clima e dalle sue bellezze ambientali fatte conoscere in Inghilterra dalla splendida descrizione di un esule mazzignano originario di Taggia, Giovanni Ruffini autore nel 1885 del best seller scritto in inglese "Il dottor Antonio".

Erano gli anni in cui risalendo la Val Nervia la voglia di pittoresco di quegli inventori del turismo veniva pienamente appagata da i contorni di un paesaggio ricco di bio diversità popolato da una esplosione di colori , per poi arrivare ad ( Dolceacqua con un ponte che Monet in una sua corrispondenza descriverà con le parole " E' uno spettacolo di leggerezza.". unito a un borgo medioevale caratterizzato da una planimetria tondeggiante frutto di una armonica architettura spontanea contadina maturata attraverso i secoli con le case addossate una all’altra a come a volersi proteggere aggrappate ad un castello.

Monet era giunto a Bordighera, già conosciuta in passato da un precedente viaggio fatto in Riviera in compagnia di Renoir il 18 gennaio del 1884 con una immensa voglia di dipingere finalmente in "plein air", alla ricerca di nuove strade, stimoli diversi che lo aiutassero a personalizzare il suo modo di dipingere senza abbandonare la corrente impressionista che dopo i primi anni di rigetto, aveva faticosamente trovato spazio nel mondo dei collezionisti.

Durante il suo soggiorno realizzò 38 dipinti la maggior parte a Bordighera nel più importante giardino botanico del tempo conosciuto in tutta Europa, i giardini Moreno, altri a Sasso, e Vallebona e quattro a Dolceacqua che raggiunse la prima volta in una fredda e limpida mattina del 17 di febbraio 1884 in carrozza in compagnia di alcuni signori inglesi conosciuti nella pensione dove soggiornava.

Traggo da una pubblicazione di Enzo Bernardini (Il centenario del soggiorno di Cloude Monet a Bordighera - Rivista Ingauna Intemelia 1984 - Istituto Internazionale di Studi Liguri) brani del fitto epistolario di Monet con il suo mercante d'arte di Parigi in cui racconta con entusiasmo il retroscena della sua prima visita a Dolceacqua. Abbiamo compiuto una escursione meravigliosa. Partiti in carrozza di buonora abbiamo raggiunto un villaggio della Val Nervia straordinariamente pittoresco (Dolceacqua). Intenzionati a ritornare a Bordighera a piedi lungo un percorso collinare , abbiamo chiesto agli abitanti la strada che dovevamo percorrere. Sorpresi per le nostre intenzioni, ci dissero che non era possibile senza la guida di una persona del posto e non avendo altra alternativa decidemmo di assoldare un contadino. Sfortunatamente non potrò mai raccontare le meraviglie che ho visto durante il ritorno attraverso dei quadri a causa delle difficoltà che dovrei affrontare per ritornarvi a dipingere.

Per due ore e mezza abbiamo continuato a risalire la collina attraverso sentieri vertiginosi, siamo stati per fortuna favoriti dal tempo e siamo rientrati in serata, stremati dalla fatica, ma felici per quanto abbiamo visto.

Il 19 febbraio Monet ritorna da solo a Dolceacqua. Straordinariamente colpito dall'atmosfera ricca di luci e di colori fino all'ora sconosciuta senza sapere che è un evento che si concretizza solo nelle giornate fredde e soleggiate d'inverno, d'impeto dipinge quattro tele senza finirle due delle quali con angolazioni diverse con vedute del ponte con il castello .

Nei primi giorni di aprile Monet ritorna a Dolceacqua per completare i quattro dipinti ma con grande delusione non ritroverà più la luce che elettrizzava il paesaggio e in una lettera inviata alla sua compagna Alice Hoschedè scriverà: Sono le quattro del pomeriggio e torno da Dolceacqua dove non mi è stato possibile di lavorare. Ho trovato la luce talmente cambiata che sarò costretto a ritornare a Parigi con le quattro tele incompiute.

Il sentiero percorso da Monet per ritornare a Bordighera, ancora oggi percorribile, inizia a ridosso della chiesa parrocchiale di Dolceacqua, costeggia il rio Peitavino, superato un ponticello si inerpica con innumerevoli tornati sulla sommità della collina fino a raggiungere la località Cà du Maigu.

 Prosegue in direzione della chiesa di San Gregorio per poi raggiungere la dorsale Nevia- Verbone dove si innesta sul percorso di uno sterrato e prosegue in modo agevole tra un alternarsi di pinete, vigneti oliveti e coltivazioni di ginestra a scuarci di paesaggi di grande respiro che si perdono nel mare fino a raggiungere la località Cian dei Morti e successivamente la cappella dell'Annunziata dove si trova un menhir con sulla parte frontale l'incisione di un cerchio solare e poco distante inglobato dentro un muro a secco quello che la memoria contadina ricorda essere U Bausu du Diavu (La roccia del Diavolo). Un menhir imponente cristianizzato con sulla sommità una edicola che un tempo custodiva la statua della Madonna costretta suo malgrado ad una coabitazione difficile con il diavolo. In seguito il percorso abbandona il crinale per proseguire sul fondovalle in direzione di San Biagio, Vallecrosia e Bordighera.

Intitolare e segnalare con tabelle il sentiero percorso da Monet che comporterebbe il costo di 400,00 500,00 euro, oltre ad essere il giusto riconoscimento al grande artista, che conquistato dalla bellezza del paesaggio scrisse: Siamo giunti in serata a Bordighera stremati dalla fatica ma felici e appagati per quanto abbiamo visto, sarebbe una ulteriore offerta turistica culturale da proporre ai sempre più numerosi escursionisti, amanti della storia e della natura, che in un eventuale progetto di più ampio respiro potrebbe coinvolgere non solo il comune di Dolceacqua, ma anche San Biagio, Vallecrosia e Bordighera. Un progetto che purtroppo ho il fondato motivo di credere che sarà destinato a rimanere confinato nel libro dei sogni. Lascio immaginare ai lettori le iniziative che verrebbero messe in atto in circostanze simili in Francia.

Andrea Eremita

C.S.

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