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Sanremo Ospedaletti | 07 aprile 2019, 07:13

Il sanremese Luca Lombardi è l’uomo meglio vestito del Middle East secondo la prestigiosa rivista Esquire: “Punto su personalità e outfit inusuali”

Nella stessa settimana anche un’intervista per la rivista coreana Cool Korea Magazine

Luca Lombradi, per Esquire è l'uomo meglio vestito del Middle East

Luca Lombradi, per Esquire è l'uomo meglio vestito del Middle East

Lao abbiamo conosciuto a Sanremo, dietro una macchina fotografica. Lo ritroviamo ora, qualche anno dopo, a Dubai, dall’altra parte dell’obiettivo e con risultati a dir poco entusiasmanti. Le sue foto su Instagram hanno attratto l’attenzione dei grandi media fashion su scala internazionale e ora Luca Lombardi è l’influencer meglio vestito del Middle East secondo la prestigiosa rivista Esquire. Un riconoscimento che lo lancia ulteriormente nel mondo della moda via social.

Negli ultimi anni quello dell’influencer sembra il mestiere più ambito da una parte e di più difficile comprensione dall’altra. Ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: migliaia di fan e di like e le grandi aziende della moda che offrono i propri prodotti in cambio di una foto o di un video. È la legge del mercato. Abbiamo quindi intervistato Luca Lombardi dopo la prestigiosa pubblicazione su Esquire per conoscere da vicino il suo novo mondo. Da fotografo a modello.

Avresti mai immaginato, quando sei partito da Sanremo, che saresti passato dall’altra parte della macchina fotografica e con questo successo?
“Assolutamente no ma poi ho iniziato un processo di trasformazione che mi ha portato a dire “mmm.. quasi quasi”. È tutto iniziato quando, dal nulla, sono stato contattato da Mont Blanc. Avevano in progetto uno shooting nel deserto, a Dubai, e dopo qualche ricerca online hanno trovato il mio profilo Instagram LucaGoesOffroad e hanno pensato che ero il giusto ‘avventuriero’ per il loro shooting, così da un giorno all'altro mi sono ritrovato ad essere il modello per un brand famoso. Dopo un altro paio di lavori come modello ho pensato di creare una nuova pagina, LucasGotStyle, dedicata esclusivamente a moda e outfits. Essendo ben conscio di non essere un vero modello ho deciso di puntare di più sulla personalità, sulla capacità di creare outfit inusuali. Fin da subito ho attirato l'attenzione di brand, designer, stilisti, e ad avere un seguito piccolo ma molto accanito ed interessato a quello che facevo. Da qui hanno iniziato a chiamarmi con quella parola che fa tanto arrabbiare e indignare gli italiani su Facebook: ‘influencer’. Sono consapevole che questo sia un percorso in divenire ma i segnali ci sono e sono positivi. Al momento sono rappresentato da ITP LIVE, la sezione influencers di ITP, il più grande gruppo editoriale del Medioriente, che possiede testate come Men's Health, GQ, Cosmopolitan, Grazia, AD, Esquire e molti altri. La cosa divertente è che non li ho cercati io, mi hanno cercato loro e mi hanno chiesto di far parte del gruppo nonostante all’epoca io avessi solo 3000 followers. Adesso si occupano di mettermi in contatto con i brand, di negoziare i migliori contratti per me, di darmi visibilità”.

Cosa serve per avere successo in un mondo ormai invaso da influencer di ogni genere?
“Tante cose, ma forse le più importanti sono l'unicità e la concentrazione su una nicchia. Ogni ragazza mezza nuda può facilmente avere 100mila followers e le bustine del Detox Tea in omaggio ma è facilmente sostituibile da una ragazza più giovane o meno vestita. Non c'è unicità ed è facilmente replicabile. E qui entra in gioco la personalità. Quando i followers vedono una persona vera, con un progetto, in grado di creare contenuti molto curati, dare i giusti consigli, che risponde a tutti i messaggi privati, che fa lo scemo nelle instastories o nelle foto di backstage, con uno stile che a volte può lasciare un attimo perplessi ma che spesso porta i followers anche a identificarsi con lui, iniziano ad affezionarsi. Ricevo ogni giorno decine di messaggi di ammirazione da tantissimi tipi di persone diverse, di ogni età, da ogni parte del mondo. Per quanto riguarda la specificità, è importante creare un contenuto uniforme, facilmente riconoscibile dalla gente. Io faccio moda e solo moda. Non posto cibo, non posto viaggi, non posto gattini. Chi mi segue sa cosa aspettarsi e mi tiene sempre d'occhio per vedere quale sarà il prossimo outfit. Inoltre, ça va sans dire, curare molto la qualità fotografica, le locations, gli accostamenti, i colori, i temi. Quando si hanno bene in mente queste poche regole e si è pronti ad affrontare un percorso impegnativo e spesso costoso, si può aspirare a una carriera online. Io sono ancora nella fase di investimento. Ricevo quasi quotidianamente regali (a volte molto costosi) dai brand, inviti a eventi esclusivi, vantaggi sparsi qui e lì, ma sto lavorando giorno e notte per raggiungere in tempi brevi delle soddisfazioni economiche. Spero che la pubblicazione su Esquire come Best Dressed Man e l'intervista di quattro pagine su Cool Korea Magazine di questo mese mi diano una bella spinta”.

Da uomo è stato più difficile?
“Quando il progetto è serio e strutturato, non c'è differenza tra essere uomo o donna. Le donne in proporzione guadagnano di più e hanno più facilità ad aumentare followers e visibilità ma i progetti possono essere così diversi che è difficile poter fare un paragone scientifico. Forse le donne hanno una sensibilità maggiore che le porta a capire meglio il loro pubblico o a entrare in sintonia con fasce più ampie. Noi uomini possiamo essere più testardi e ottenere un risultato spinti dall'orgoglio e dalla competitività”.

Come rispondi a chi sostiene che non sia un lavoro?
“Che nel 90% dei casi hanno ragione. Sono pochi gli influencer che vivono di social media, sono pochi gli influencer che hanno la capacità di influenzare acquisti, decisioni. Ma attenzione anche a dare giudizi affrettati o basati sulla mancanza di nozioni. L’influencer marketing è una realtà molto forte e presente e quasi tutte le aziende al passo con i tempi hanno un budget dedicato agli influencer, dai ristoranti alle catene di negozi, dagli stilisti agli enti turistici di intere nazioni.  Qualche giorno fa parlando con la Ceo di Klein Watches mi ha detto che sono l'influencer con la più alta “conversion rate” tra chi guarda i miei post e chi compra effettivamente i loro orologi e sono ben contenti di pagare il mio "non lavoro", visto che ogni giorno qualcuno compra i loro prodotti usando il mio coupon di sconto o cliccando dal mio Instagram. Quando una tua azione genera un beneficio economico e viene remunerata, questo si chiama lavoro. In ogni caso io non giudico il lavoro altrui e, nei limiti della legalità, ammiro chi riesce a creare la propria professione o chi fa un lavoro che non ama per dare supporto alla propria famiglia. Siamo in 7 miliardi sulla Terra: piacere a tutti sarebbe impossibile anche essendo un miliardario filantropo supereroe che porta la pace e la prosperità in tutto il mondo. Figuriamoci piacere a tutti quando sei un ciccione di Sanremo che finisce a fare il fotografo, modello e (presto, ci sto lavorando su..) influencer a Dubai”.

 

Pietro Zampedroni

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