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CRONACA | 14 marzo 2019, 09:14

Imperia: operazione antidroga 'Bocca della Verità', quattro condanne ieri in tribunale

Sono arrivate ieri le condanne per Michele, Giovanni e Antonio De Marte e per Agostino Gaglioti, cugino di Giovanni, nel processo con rito abbreviato sull'operazione “Bocca della verità” della Squadra Mobile della Questura

Imperia: operazione antidroga 'Bocca della Verità', quattro condanne ieri in tribunale

Sono arrivate ieri le condanne per Michele, Giovanni e Antonio De Marte e per Agostino Gaglioti, cugino di Giovanni, nel processo con rito abbreviato sull'operazione “Bocca della verità” della Squadra Mobile della Questura che aveva portato agli arresti dei tre De Marte e all'obbligo di firma per Gaglioti.

Come scrivono Il Secolo XIX e La Stampa, il giudice Anna Bonsignorio ha condannato il ventottenne Giovanni De Marte a 5 anni e 8 mesi, Michele, 49 anni, padre di Giovanni, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi, il fratelli di Michele, Antonio De Marte, 44 anni, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi. 1 anno e 6 mesi la pena per il diciannovenne Gaglioti con sospensione per la condizionale.

Al momento si trovano tutti in carcere a parte Gaglioti, difeso dall'avvocato Luca Ritzu. I De Marte sono invece assistiti dall'avvocato Andrea Casu.



L’operazione, denominata “Bocca della verità”, nasce nella primavera del 2017, quando, nel corso di un servizio di osservazione effettuato nei pressi della villa di famiglia dei nuclei familiari De Marte/Gaglioti, i poliziotti della Squadra Mobile notavano scendere da un’auto De Marte Antonio (cl. 1973) e suo nipote Giovanni (cl. 1990); quest’ultimo si avvicinava al muro in pietra che perimetra la villa e toglieva dallo stesso un sasso che chiudeva un buco, estraendone degli involucri, che si presumeva contenessero stupefacente.

Individuato il muro (“la bocca della verità”) come nascondiglio in cui una piccola parte dello stupefacente veniva nascosta – in particolare, la cocaina da tenere “pronta” per le cessioni al dettaglio –veniva così avviata un’indagine complessa, costituita da servizi sul territorio ed attività di intercettazione, da cui si poteva evincere che non solo Antonio e Giovanni, ma anche altri appartenenti alla famiglia erano molto attivi nel mercato degli stupefacenti del levante imperiese.

Mesi e mesi di attività hanno consentito di ricostruire numerosissimi episodi di cessione, anche in favore di noti professionisti locali, di diverse tipologie di droghe, poi anche sequestrate a loro carico (in particolare cocaina, hashish e marijuana).

Il sistema era ben strutturato e collaudato, tanto che a numerosi clienti “abituali” veniva fatto credito, consegnando lo stupefacente prima che venisse pagato, salvo poi, quando necessario, ricorrere a vere e proprie minacce per ottenere il saldo.

Nel corso dell’attività, anche con l’ausilio di altri uffici investigativi, erano stati effettuati numerosi sequestri ed arresti in flagranza, di seguito elencati.

Michele De Marte (cl. 1969), padre del menzionato Giovanni e fratello di Antonio, era stato arrestato a Roma nel maggio scorso con oltre 6 kg. di marijuana. Anche il figlio Giovanni era stato arrestato in flagranza, circa un mese dopo, a San Bartolomeo al Mare, con oltre 2 kg. di marijuana.

Non solo droga, però, ma anche armi ed auto rubate rientravano nelle attività della “famiglia”.

Antonio De Marte, infatti, era stato arrestato, nel dicembre 2017, nella villa di famiglia a Diano Castello, in cui erano stati trovati oltre kg. 9 di marijuana, occultati in parte nel portabagagli di un’auto provento di furto ed in parte in un vano nascosto ricavato nel sottotetto di un garage adibito a vero e proprio laboratorio per la “preparazione” ed il confezionamento della droga, oltre ad 8 fucili da caccia con matricola abrasa (quindi armi clandestine) ed altre autovetture rubate. Per questa vicenda Antonio De Marte era stato condannato a 4 anni e 8 mesi.

Gaglioti Agostino (cl. 1997), nipote di Antonio e Michele e cugino di Giovanni, che nel corso dell’indagine era stato in più occasioni notato come corriere per piccole cessioni al dettaglio, veniva rinvenuto, nella medesima occasione, in possesso di alcuni grammi di cocaina già pronti per la cessione e denunciato.

Dalle indagini, nel corso delle quali erano stati effettuati anche sequestri di cocaina a vari clienti, è quindi emersa un’attività criminale professionale, condotta da spacciatori coinvolti anche nel “traffico” a monte, in collegamento con le fonti calabresi di approvvigionamento, che riforniscono sistematicamente anche gli spacciatori locali e che, in taluni episodi, hanno finanziato gli acquisti di ingenti quantitativi di droga.

Redazione

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