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Cronaca | 01 marzo 2019, 09:21

Relazione del Ministero dell'Interno sull'attività della Dia: nel primo semestre 2018 si parla anche della provincia di Imperia

Le strutture risultano coordinate tra loro e con il crimine reggino attraverso un organismo intermedio, attraverso la Camera di passaggio dislocata a Ventimiglia, con reti logistiche di riferimento in Costa Azzurra, costituite nel tempo anche per la gestione di importanti latitanze.

Relazione del Ministero dell'Interno sull'attività della Dia: nel primo semestre 2018 si parla anche della provincia di Imperia

Parla anche della provincia di Imperia la relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e per i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia.

Fino dagli anni ’50 – viene evidenziato nella relazione - la Liguria ha attratto l’interesse delle organizzazioni criminali, sia per la ricchezza prodotta, soprattutto nel settore turistico-immobiliare, che per la sua conformazione e posizione geografica, quale crocevia strategico tra la Versilia, la Costa Azzurra, le regioni del nord Italia, il nord Europa e, attraverso il sistema portuale, verso gli altri continenti. Non è un caso, infatti, se già nel 1994, presso il porto di Genova, vennero sequestrate dalla Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione ‘Cartagine’, 5 tonnellate di cocaina arrivate in Europa dal Sudamerica, per conto di un ‘cartello’ federato composto da gruppi colombiani, siciliani e calabresi.

Le indagini degli ultimi anni hanno acclarato l’esistenza di una macro-area criminale denominata Liguria operativa sull’intero territorio regionale, che estende le sue propaggini anche in basso Piemonte (in particolare in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo), attiva attraverso almeno quattro locali dislocati a Genova, Lavagna, Ventimiglia e Sarzana. Tali strutture risultano coordinate tra loro e con il crimine reggino attraverso un organismo intermedio, attraverso la Camera di passaggio dislocata a Ventimiglia, con reti logistiche di riferimento in Costa Azzurra, costituite nel tempo anche per la gestione di importanti latitanze.

Secondo la relazione, la provincia di Imperia vede qualificate proiezioni delle cosche Santaiti-Gioffrè, Gallico, Piromalli, Mazzaferro, Alvaro e Pellè della provincia di Reggio Calabria, che fanno capo ad un’unica articolazione criminale, il ‘locale’ di Ventimiglia. In proposito, appare emblematica la Sentenza della Corte di Cassazione (p.p. n. 55748/2017 del 14 settembre 2017, nell’ambito dell’operazione ‘La Svolta’, condotta dai Carabinieri nel 2010), che ha portato al riconoscimento giudiziario, in via definitiva, dell’articolazione territoriale insediata nell’estremo ponente ligure, il ‘locale’ di Ventimiglia, funzionale al collegamento con l’omologa proiezione ultra nazionale, attiva nella vicina riviera francese, la cosiddetta ‘Camera di passaggio’ o ‘di transito’.

Sono stati individuati come capi storici della citata cellula mafiosa alcuni esponenti delle cosche Piromalli e Mazzaferro della Piana di Gioia Tauro, nonché delle cosche Alvaro di Sinopoli e Pellè di San Luca. Peraltro, il decesso per cause naturali di due esponenti di rilievo delle citate famiglie, rispettivamente nei mesi di gennaio e luglio, avrebbe, di fatto, aperto la questione della successione ai vertici del sodalizio. Altrettanto significativo il pronunciamento, del 5 marzo, della Corte di Cassazione, che ha definitivamente confermato gli esiti del procedimento di prevenzione avviato dalla DIA, nel 2011, nei confronti di quattro fratelli originari di Seminara (Rc), colpiti, nel maggio 2013, dall’applicazione della sorveglianza speciale di P.S. per anni 5 con obbligo di soggiorno, disposta dal Tribunale di Imperia con la contestuale confisca del loro patrimonio.

Sul fronte investigativo, sempre a marzo, ad Imperia, la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in flagranza di reato, un soggetto originario di Gioia Tauro (Rc), ma da tempo residente a Ventimiglia, a cui è stato sequestrato, nel corso di perquisizione, un panetto di 200 grammi di tritolo. Il successivo mese di maggio, nell’ambito dell’operazione ‘Bocca della verità’, ancora la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 4 soggetti contigui alla famiglia De Marte, ritenuti responsabili di numerosi episodi di cessione di sostanze stupefacenti, tipo cocaina e marijuana, destinate allo spaccio al dettaglio nella ‘Riviera dei fiori’.

Alcuni soggetti collegati alle cosche di Palmi e Gioia Tauro risultano, invece, presenti tra Taggia e Sanremo.

Redazione

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