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Cronaca | 19 febbraio 2019, 13:51

Reggio Calabria: Claudio Scajola risponde al pentito Virgiglio "Le falsità danno fastidio e in questo contesto fanno male”

"Non ho mai partecipato a nessuna associazione e a nessun club; io mai sono stato iscritto alla massoneria e non mi è stato manco mai chiesto”, ha sottolineato. È una vergogna, è una vergogna - ha gridato in aula sdegnato Scajola – e sono quattro anni che aspetto giustizia”.

Reggio Calabria: Claudio Scajola risponde al pentito Virgiglio "Le falsità danno fastidio e in questo contesto fanno male”

“Le falsità danno fastidio e in questo contesto fanno male”: ha iniziato così le sue dichiarazioni spontanee Claudio Scajola, imputato a Reggio Calabria nel processo ‘Breakfast’ in quanto accusato di aver aiutato il latitante Amedeo Matacena a sottrarsi ad una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ieri si è tenuta l’udienza in cui ha deposto il collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio, imprenditore legato alla cosca Molè di Gioia Tauro, ma anche un soggetto inserito in contesti masso-mafiosi. La sua testimonianza è approdata in aula dopo la nuova aggravante contestata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo. Per Scajola e Chiara Rizzo, ex moglie del deputato Matacena, il reato (oltre ad essere aggravato ‘dell’aver agevolato la criminalità organizzata’, è anche aggravato, dal tre dicembre scorso, dall’aver agevolato “un’associazione segreta collegata alla ‘ndrangheta da un rapporto di interrelazione biunivoca, destinata ad estendere le potenzialità operative del sodalizio mafioso in campo nazionale ed internazionale”). Per quest’ultima aggravante, però, la Rizzo ha optato di essere giudicata con il rito abbreviato. Ieri il ‘pentito’ ha riferito al Tribunale, presieduto da Natina Pratticò, sulla presunta appartenenza dell’ex ministro Scajola alla massoneria e nello specifico ha dichiarato che “Una sera, nel corso di una tornata del 2004, c’era pure lui a San Marino assieme al comandante reggente Marino Meninni o Menicucci, non ricordo bene il cognome, una sorta di Primo Ministro. A meno che non fosse un sosia, era Scajola. Lì ci fu un incontro in cui era prevista l’iniziazione di cinque soggetti. Ricordo che arrivarono tardi e cercarono di indossare i paramenti per entrare, ma gli fu detto che sarebbero andati poi la volta successiva”.

Accuse queste che Scajola ha rispedito al mittente con forza: “Mi rendo conto - ha affermato - di non avere capito nulla dall’otto maggio all’alba (2014 data del suo arresto, ndr) fino ad oggi salvo capire di essere un tritacarne mediatico che è insopportabile. Non ho mai partecipato a nessuna associazione e a nessun club; io mai sono stato iscritto alla massoneria e non mi è stato manco mai chiesto” ha sottolineato. Proprio in riferimento a questa presunta riunione massonica, l’attuale sindaco di Imperia con voce forte ha detto che “Si tratta di una falsità data in mano ai media attraverso questo processo. È una vergogna, è una vergogna - ha gridato in aula sdegnato Scajola – e sono quattro anni che aspetto giustizia”.

C’è stata anche un’altra circostanza che il primo cittadino imperiese ha voluto chiarire. Virgiglio, durante il suo esame, ha dichiarato sostanzialmente: “La cosca Molè sarebbe arrivata ad infiltrarsi nei lavori del tratto autostradale compreso tra Mileto e Gioia Tauro )che erano stati aggiudicati dalla grande impresa Impregilo) grazie all’imprenditore Carmine Cedro, attivo nel settore dei biliardi e delle macchinette da gioco, il quale attraverso l’ambasciatore di San Marino, Giacomo Ugolini, sarebbe riuscito ad arrivare a Scajola che in quegli anni era ministro dello Sviluppo economico. Infine il collaboratore ha affermato di sapere che ‘Ugolini disse a Cedro’: va bene ti mando dall’allora ministro delle Attività Produttive che era Scajola. Giacomo Ugolini - secondo quanto riferito – sarebbe molto ‘vicino’ allo stesso Virgiglio in ambito massonico”.

Dichiarazioni anche queste che Scajola ha respinto in toto: “Non ero ministro delle Infrastrutture - ha dichiarato- ma nel 2005 ero ministro delle attività produttive. Non era nella mie competenze interessarmi del ponte sullo Stretto o altri lavori pubblici. Posso aggiungere che la mia posizione su quel tema (il ponte dello Stretto, ndr) era di grande dubbio, e ne sono ancora convinto oggi, sulla necessita di quel grande intervento. Devo dire - ha chiosato l’imputato - che se qualcuno avesse dovuto agevolare quel percorso mi pare ovvio che si sarebbe servito di chi aveva quelle competenze. Impregilo non è mai stata nelle mie conoscenze o frequentazioni”.

Ritornando alla testimonianza di Virgiglio, l’accusa gli ha chiesto se Scajola e Cedro si siano incontrati veramente. “Io non ero presente - ha risposto il pentito - ma per come mi disse Cedro, sì. Infatti affermò che quel giorno lui stava andando verso Imperia ed in particolare Cedro mi disse ‘sto andando a casa di Claudio’. Dovette, però fare anticamera, ma che comunque incontrò Scajola varie volte. Rocco Molè era infatti molto contento poiché aveva ottenuto l’autostrada. Se ciò è avvenuto attraverso Cedro o no, io non lo so. So solo che l’abitazione di Scajola si trovava non ad Imperia città, ma fuori”.

Anche su questo punto Scajola ha smentito: “Dalle carte che ho letto, anche delle altre testimonianze, ha sottolineato, colgo la controprova che io non ho ricevuto mai nessuno a casa mia. Non abito in provincia di Imperia, ma in città e per la riservatezza mia e di mia moglie non ho mai fatto incontri. Se qualcuno avesse voluto incontrarmi, passando cinque giorni alla settimana a Roma, non sarebbe dovuto arrivare fino a Imperia per avere un appuntamento con me che non ho mai dato nella mia abitazione”.

Adesso il processo “Breakfast” è stato aggiornato al 4 marzo data in cui le difese contro esamineranno il collaboratore di giustizia.

dal nostro corrispondente Angela Panzera

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