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EVENTI | 10 febbraio 2019, 14:26

L’Istituto comprensivo n.1 di Ventimiglia incontra il testimone di giustizia Rocco Mangiardi. I risultati

L’interessante e stimolante incontro è stato reso possibile dalla Dirigente Scolastica, dott.ssa Antonella Costanza, e dall'associazione Libera

L’Istituto comprensivo n.1 di Ventimiglia incontra il testimone di giustizia Rocco Mangiardi. I risultati

Alcuni alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado dell’I.C. n. 1 Biancheri di Ventimiglia hanno incontrato il testimone di giustizia Rocco Mangiardi.

"L’interessante e stimolante incontro - si spiega nel comunicato - è stato reso possibile dalla Dirigente Scolastica, dott.ssa Antonella Costanza, da Libera.

Alle ore 14.30 il sig. Mangiardi si è presentato all’appuntamento in Aula Magna, accompagnato dalla scorta e presentato dalla Dirigente Scolastica, che nell’introdurre l’evento ha ricordato anche la manifestazione ‘Musica contro le mafie’ che si è svolta in mattinata al Teatro Comunale di Ventimiglia e a cui hanno preso parte diverse classi dell’istituto Biancheri.

Dopo c’è stata la sentita breve presentazione del sindaco del CCR, Emma Spano: ‘Buongiorno a tutti, sono Emma Spano, il sindaco del consiglio comunale dei ragazzi. Oggi abbiamo l'onore di sentire la testimonianza di un uomo coraggioso, di un uomo che non si è lasciata intimorire e che ha aiutato le forze dell'ordine a combattere contro la Ndrangheta, denunciando i suoi estorsori. Il CCR è onorato di poter dare un caloroso benvenuto a Rocco Mangiardi’.

 

Seguita dalle parole del consigliere Sanni Tolonen: ‘Come consigliere del CCR, a nome di tutti noi ragazzi sono grato alle istituzioni che ci hanno dato oggi l' opportunità di conoscere un uomo che per il suo coraggio è entrato nella storia della lotta alla mafia. Facciamo un bel applauso a Rocco Mangiardi’.

Dopo uno scrosciante applauso dell’attenta platea, il sig. Mangiardi, dopo aver ringraziato sentitamente il CCR per le parole spese per lui, ha iniziato a raccontare la sua esperienza.

Rocco è un piccolo imprenditore di Lamezia Terme in Calabria che viene definito ‘testimone di giustizia’, uno di quei circa ottanta italiani che hanno fatto la cosa giusta: hanno denunciato i mafiosi. Però a lui questa definizione ‘testimone di giustizia’ non piace, poiché scegliere il bene dovrebbe essere umano e lui e i suoi colleghi si sentono solo dei bravi cittadini.

Scegliere di stare dalla parte della giustizia non è però una passeggiata, bisogna essere protetti dalle forze dell’ordine (a cui è stato dedicato un caloroso applauso dagli alunni del pubblico), ma le ingiustizie da denunciare sono tante e non solo legate alla mafia. Tutti dovremmo denunciare ciò che è scorretto.

Quando i mafiosi hanno visto che Rocco Mangiardi apriva la sua attività nella via principale di Lamezia Terme, hanno incominciato con le intimidazioni: bottiglie di benzina o proiettili davanti le saracinesche dell’attività commerciale, telefonate intimidatorie. Nel luglio 2006 hanno detto che se non voleva che succedesse nulla alla sua azienda, alla sua famiglia o a lui stesso doveva dare ‘un pensierino’ a ‘zio Pasquale’: 1200 euro al mese. Per farlo avrebbe dovuto licenziare un suo dipendente che guadagnava proprio quella cifra, ha avuto paura, ma subito ne ha parlato in famiglia ai suoi tre figli, i quali lo hanno incoraggiato a denunciare, grazie all’educazione ricevuta. Le forze dell’ordine hanno iniziato a mettere microspie ovunque e gli hanno chiesto un aiuto concreto: un incontro con il boss per avere delle prove, con la scusa di dirgli che lui gli avrebbe potuto dare solo 250 euro. Non fu possibile mettere le microspie. Il boss all’appuntamento fissato era furioso e ha subito iniziato con le minacce, con una scusa però Rocco ha potuto prendere tempo, i venti giorni circa che servivano alle forze dell’ordine per effettuare gli arresti. Nell’aula in tribunale ha poi indicato chi l’aveva minacciato e questi, intimoriti e meravigliati che qualcuno li avesse potuti denunciare, si sono dimostrati dei vigliacchi davanti alla Legge. Fra questi delinquenti c’era anche un ragazzo giovane che si era associato alla mafia per ignoranza e in cerca di vendetta, ma che poi, grazie anche al gesto di Rocco Mangiardi, si è pentito.

Dopo l’intervento il pubblico ha iniziato a fare diverse domande, i primi sono stati i ragazzi del CCR:
- Quale riscontro ha avuto a Lamezia la sua DENUNCIA TRA LA POPOLAZIONE?

A piccoli passi nel paese ha iniziato a muoversi qualcosa, ad esempio un forno gestito da ragazzi che hanno rifiutato di pagare il pizzo è stato fatto saltare in aria, al più presto però è stato ripristinato.
- SAPPIAMO CHE NEL DENUNCIARE HA AVUTO L'APPOGGIO DELLA SUA FAMIGLIA, SE NON L'AVESSE AVUTO AVREBBE COMUNQUE FATTO LA STESSA SCELTA?

Non sarebbe stato possibile non avere l’appoggio della mia famiglia, sono cresciuto con certi valori che ho trasmesso ai miei figli.
- DENUNCIANDO HA PERSO DEGLI AMICI?

Ho perso solo i falsi amici.
- TORNATO IN CALABRIA DA TORINO, SAPEVA dell’esistenza del pizzo e DELLA GUERRA TRA CLAN mafiosi?

Sì, purtroppo già mio padre era emigrato al nord per sfuggire all’opprimente presenza mafiosa del mio territorio d’origine.

Dopo alcune domande anche da parte dei bimbi della scuola scuola primaria, l’incontro si è chiuso. È stato un fantastico momento di condivisione e riflessione".

C.S.

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