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CRONACA | 23 gennaio 2019, 16:15

Imperia: processo per la morte di Mauro Feola, il figlio Alessandro conferma "I bagnini non fecero nulla per salvarlo"

La tesi dell’accusa l’hanno confermata molti dei testimoni che nel corso delle udienze, compresa quella odierna, hanno ricostruito tutte le fasi drammatiche della tragedia

Imperia: processo per la morte di Mauro Feola, il figlio Alessandro conferma "I bagnini non fecero nulla per salvarlo"

Un testimone chiave del processo sulla morte di Mauro Feola, annegato nello specchio acqueo tra la Rabina e il Pennello il 25 luglio del 2015, è il figlio Alessandro, all’epoca quindicenne, oggi, a 18 anni sentito in aula Trifuoggi dal giudice Laura Russo per cercare di accertare le eventuali responsabilità sulla morte del cinquantenne. Alessandro quel giorno, nonostante le condizioni avverse del mare aveva deciso di fare il bagno e il padre, una volta visto il giovane in difficoltà non aveva esitato a tuffarsi in acqua, trovando però la morte.

A processo ci sono i due bagnini dello stabilimento balneare Papeete Beach, Aldo Notaris e Caterina Pandolfi, difesi dall’avvocato Erminio Annoni e come responsabile civile, Rossella Gobbi, madre di Caterina Pandolfi e titolare dello stabilimento, assistita dall’avvocato Sabrina Tallone. Secondo l’accusa del Pm Maria Paola Marrali (questa mattina era presente il Pm Francesca Sussarellu ndr), sostenuta da numerose testimonianze al momento della tragedia, i due non si sarebbero tuffati per salvare Feola, limitandosi a lanciargli un salvagente dalla battigia.

La tesi dell’accusa l’hanno confermata molti dei testimoni che nel corso delle udienze, compresa quella odierna, hanno ricostruito tutte le fasi drammatiche della tragedia.

Anche Alessandro Feola conferma: “I bagnini non hanno fatto niente. – dice - Osservavano e basta. Non ricordo che qualcuno abbia lanciato un salvagente. Non ho sentito segnali di allerta né visto la bandiera rossa quando sono entrato in acqua io e nemmeno quando si sono gettati gli altri. Ricordo solo il bagnino mentre mi diceva che mio padre era annegato”.

Feola ha confermato anche le parole di un altro testimone, Marco Trippodo che durante la scorsa udienza aveva riferito i rimproveri del bagnino all’indirizzo del ragazzo.

Come ti è venuto in mente di entrare in acqua?”, gli avrebbe urlato.

Il processo proseguirà nei prossimi giorni.

Francesco Li Noce

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