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ATTUALITÀ | 18 dicembre 2018, 18:03

Imperia: ecco i 'pastachiavi' dell'ex dipendente Agnesi Maurizio Vitarelli, il ricavato alla figlia di Sergio Salvagno

Vitarelli "E' anche un modo per riportare l'attenzione sulla vicenda Agnesi ed essere vicino ai miei ex colleghi"

Imperia: ecco i 'pastachiavi' dell'ex dipendente Agnesi Maurizio Vitarelli, il ricavato alla figlia di Sergio Salvagno

Un’opera buona, seppur simbolica, questo Natale potrà farla chi deciderà di acquistare uno dei 'pastachiavi' di Maurizio Vitarelli, ex dipendente Agnesi che alcuni anni fa ebbe l’idea di confezionare dei portachiavi fatti utilizzando la pasta prodotta nel pastificio.

A due anni di distanza dalla chiusura dello stabilimento di via Schiva, Maurizio ha deciso di riproporre i pastachiave che sono disponibili a offerta libera al bar 11 di Monica Tondelli. Il ricavato andrà alla figlia di Sergio Salvagno, l'agronomo imperiese ferito gravemente dal lancio di un razzo di segnalazione lanciato dall’armatore statunitense William McInnes durante le Vele d’Epoca 2014. Ma oltre alla beneficenza, Maurizio, rispolverando i pastachiavi vuole riportare l’attenzione su quanto è accaduto e quanto potrà ancora succedere attorno allo stabilimento dopo le notizie che vedono l’immobiliare ‘Schiva srl’, di proprietà di Angelo Colussi, acquirente dello stabile dalla multinazionale a cui fa capo lo stesso imprenditore triestino.

Ringrazio Monica per aver messo a disposizione il suo bar per la vendita dei pastachiavi. L’idea di tirarli fuori adesso ci è venuta in mente quando sono uscite le notizie che coinvolgono i miei ex colleghi, un po’ per attirare l’attenzione attorno a quanto sta succedendo”.

Maurizio, che per la realizzazione dei pastachiave si è avvalso dell’aiuto della compagna Michela, insieme alla quale aveva lanciato una campagna di crowfunding per le pagare spese del matrimonio, oggi fortunatamente lavora alla Teknoservice, ma non dimentica gli ex colleghi ancora disoccupati, che tra pochi mesi non percepiranno più la cassa integrazione.

Quello che sta succedendo li fa arrabbiare molto, e li capisco perché penso a come mi sentirei se fossi nella loro situazione, alla fine della Naspi”, racconta Maurizio, che sull’ipotesi di trasformazione immobiliare che Colussi starebbe portando avanti spiega: “Premetto che lo stabile è suo e ci fa ciò che vuole, diciamo solo che per rispetto nei confronti dei miei ex colleghi sarebbe stato giusto pensare prima a loro”.

Un modo, forse l’unico per pensare ai dipendenti, oltre al ricollocamento a Fossano che ha riguardato solo una parte di essi, sarebbe stato quello di aprire il museo della pasta, come detto più volte durante gli incontri tra azienda e sindacati.

Personalmente non ho mai creduto all’idea di un museo, ma avrebbe avuto un senso, mantenendo un minimo di produzione. Ci sono esempi in Francia, dove negli stabilimenti ci sono shop di oggettistica e museo”.

Sull’inefficacia delle trattative sindacali, Maurizio crede nella buonafede di chi ha trattato anche in suo nome. “Non mi esprimo in merito, anche perché sono ex colleghi, e comunque non mi sembra giusto esprimere un parere su un lavoro che non conosco. Penso che abbiano incontrato resistenze da parte dell’azienda, ma che abbiano comunque agito in buona fede”.

Diciassette anni all’Agnesi, addetto al confezionamento, la parte più corposa dello stabilimento, Maurizio racconta di non aver mai pensato che la fabbrica chiudesse, almeno non prima della chiusura di un altro comparto importante: il mulino.

Poco dopo accorparono gli uffici. Gli operai anziani dicevano che con il mulino avrebbe chiuso la fabbrica. Purtroppo avevano ragione”.

Figlio di un operaio Sasso, altra grande realtà industriale fuggita da Imperia, Maurizio era entrato in Agnesi proprio su consiglio del padre. “Mi disse che assumevano, di portare il curriculum. Lavorai in fabbrica per qualche mese, poi andai alla Munters per tre mesi, dove ancora oggi lavora mio fratello, e poi di nuovo all’Agnesi. Con la chiusura della fabbrica credo che la vocazione industriale di questa città, che un tempo c’era ed era importante, sia morta del tutto”, conclude Maurizio con tono nostalgico.

Francesco Li Noce

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