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CRONACA | lunedì 10 dicembre 2018, 11:06

Imperia: processo per la morte di Matteo Maragliotti, assolta la dottoressa Thomatis, atti in procura per eventuali responsabilità di altri due medici

La sentenza è stata pronunciata questa mattina dal giudice monocratico Massimiliano Botti che non ha risparmiato parole dure nei confronti del medico del pronto soccorso Massimo Fichera e del neurogolo Filippo Badaloni

Imperia: processo per la morte di Matteo Maragliotti, assolta la dottoressa Thomatis, atti in procura per eventuali responsabilità di altri due medici

E' stata assolta, perché il fatto non costituisce reato, la dottoressa Roberta Thomatis, accusata di omicidio colposo per la morte del giovane Matteo Maragliotti, avvenuta nel gennaio 2013, quando aveva 15 anni.

La sentenza è stata pronunciata questa mattina dal giudice monocratico Massimiliano Botti. Lo scorso 15 ottobre il Pubblico Ministero Francesca Sussarellu aveva chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto, mentre le parti civili, che rappresentano i genitori di Matteo, Franco Maragliotti e Sabrina Bonfadelli, avevano chiesto la condanna e l'invio degli atti alla Procura per la valutazione di eventuali altre responsabilità del medico del pronto soccorso Massimo Fichera e del neurologo Filippo Badaloni. Il primo per una errata diagnosi, il secondo per non essersi accorto delle precarie condizioni di salute di Matteo prima di disporne il trasferimento all'ospedale di Sanremo dove è morto per le complicanze di una sinusite.

Il giudice ha accolto le istanze della parte civile non risparmiando parole dure nei confronti degli altri due medici.

Il momento cruciale per la vittima - ha affermato, subito dopo la lettura del dispositivo - è da inquadrarsi, tra il 13 e 14 gennaio 2013, quando la gestione del paziente era affidata al dottor Massimo Fichera. Quest’ultimo ha formulato un’ipotesi diagnostica non ancora suffragata da esami del sangue e si è disinteressato della sorte del paziente. Tale mera ipotesi ha verosimilmente fuorviato le valutazione dell’imputata, ridimensionandone notevolmente la colpa. E’ quindi ipotizzabile la responsabilità del dottor Fichera per la morte di Matteo Maragliotti, diversamente da quanto opinato sia dal consulente del Pm che dal perito d’ufficio. Si aggiunga che verosimilmente che il dottor Fichera ha mentito in ordine ai dati informativi in suo possesso, al momento dell’accesso di Matteo al pronto soccorso, negando pervicacemente che fosse stata segnalata la cefalea che lo affiggeva.

Alla luce della perizia d’ufficio risulta che un intervento chirurgico, benché non previsto da linee guida o prassi mediche, avrebbe cono ogni probabilità evitato l’evento morte. Tuttavia, il neuro chirurgo dell’ospedale di pietra ligure, dottor Filippo Badaloni, pur non avendo a disposizione tutti gli elementi indispensabili per una corretta valutazione del caso, imprudentemente e negligentemente optava per il ricovero di Matteo Maragliotti presso la struttura ospedaliera più distante dal centro neurochirurgico di Pietra Ligure, cioè il reparto di Malattie Infettive di Sanremo e ometteva di tenersi costantemente informato circa il progredire delle condizioni di salute del giovane. Infine non eseguiva per palesi imprudenza, negligenza ed imperizia, l’unico intervento che avrebbe potuto scongiurare l’evento morte. 

Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'assoluzione della dottoressa Thomatis basandosi sulla perizia richiesta dal giudice, effettuata dall’infettivologo Renato Maserati, il medico legale Yao Chen e il neurologo Paolo Brambilla.

L'operato dei tre medici era stato contestato dagli avvocati di parte civile Sonia Borgese e Michela Calzetta. La dottoressa Thomatis è assistita dall'avvocato Bruno Di Giovanni.

 

Francesco Li Noce

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