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ATTUALITÀ | lunedì 12 novembre 2018, 07:21

Maurizio Prestieri, il clan camorristico Di Lauro e quelle serate mondane: “Andavamo per essere nell’élite, Sanremo dà visibilità” (Video)

Le dichiarazioni nell’intervista rilasciata a Roberto Saviano: “Fai le foto, canti…mi portavo abiti e orologi diversi per ogni serata. Prima partiva una macchina con i vestiti e poi arrivavo io”

Alcuni frame dell'intervista

Alcuni frame dell'intervista

Lo spunto viene dalle parole di Beppe Grillo dal palco dell’Ariston, la settimana scorsa. “Era bello quando venivo qui negli anni passati…con tutta la ‘ndrangheta nelle prime file…” ha detto il comico genovese. Una provocazione? Sì, senza dubbio. E, soprattutto, un’affermazione senza prove. Ma la conferma che Sanremo fosse punto di riferimento per i vertici della malavita nazionale e internazionale arriva ora da una voce ben più autorevole.

Maurizio Prestieri ora è un collaboratore di giustizia, ma per anni è stato lo storico braccio destro del boss Paolo Di Lauro, il capo assoluto delle piazze di spaccio di Secondigliano per oltre vent’anni. In quegli anni la Camorra era una delle organizzazioni criminali più ricche e potenti al mondo. Prestieri era il braccio dentro del boss Di Lauro, amava la bella vita, i ristoranti, le vacanze, le donne, il lusso, perché da bambino aveva patito la fame, dice lui.

E nella lunga intervista rilasciata a Roberto Saviano non fa mancare dettagli sulla bella sua vita. Mazzette di soldi a non finire, conti milionari (in lire) ai ristoranti, serate a Montecarlo e a Sanremo.

Andavamo sempre a Sanremo perché Sanremo dà visibilità – dice Prestieri a Saviano – ci sentivamo di essere nell’élite con il Festival della Canzone Italiana, andavamo negli alberghi e nei locali dove andavano tutti i vip. Ci mettevamo a cantare, ci facevamo le foto”.

E poi il lusso, l’ostentazione: “Sono andato tante volte a Sanremo a sfoggiare abiti, andavo a Sanremo e mi portavo sei vestiti e sei orologi diversi per sei serate. Prima partiva una macchina con gli abiti e poi partivo io”.

Pietro Zampedroni

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