/ Attualità

Attualità | 11 novembre 2018, 08:10

Frasi sessiste, ironia sulla violenza sessuale, uscite omofobe e attacchi alle minoranze: il fenomeno Bolsonaro visto da un ricercatore nostrano trapiantato in Brasile “Qui è percepito come un semi-dio”

Con Claude Petrognani un’analisi a tutto tondo del neo presidente verdeoro: “Il consenso popolare trascende il Bolsonaro razzista, omofobo”

Claude Petrognani

Claude Petrognani

Le mie riflessioni socio-politiche riguardo il Brasile, sono, per utilizzare un’espressione antropologica a me cara, quelle di un “osservatore partecipante”. Vivo in Brasile da circa 6 anni, ho svolto prima un incarico al Consolato d’Italia a Porto Alegre (2011), in seguito ho condotto ricerche in ambito antropologico all’Universidade Federal do Rio Grande do Sul (UFRGS) di Porto Alegre per il mio dottorato di ricerca (2012- 2016), e, attualmente, sono ricercatore di post-dottorato in scienze religiose all’ École Pratique des Hautes Études (EPHE) di Parigi, per la quale continuo a svolgere ricerche empiriche a Porto Alegre, in collaborazione con il dipartimento di antropologia della UFRGS”.  

Inizia così la nostra chiacchierata intercontinentale con Claude Petrognani, un’eccellenza classe ’84, cresciuto tra Arma di Taggia e Sanremo, tra il Liceo “Cassini” e l’Università di Genova per poi portare la propria ricerca in giro per il mondo, prima in Portogallo e ora in Brasile, a Porto Alegre, dove vive da 6 anni e dove sta crescendo la sua famiglia. Al centro c’è il fenomeno Jair Bolsonaro, il controverso neo presidente brasiliano le cui frasi omofobe, razziste e sessiste stanno facendo il giro del mondo.

Da un punto di vista accademico il mio campo di ricerca è quello delle religioni in Brasile – prosegue – per il mio dottorato mi sono occupato, prevalentemente, delle relazioni tra sport e religione in Brasile, in particolare studiando il segmento evangelico / neo-pentecostale. Le mie ricerche di post-dottorato riguardano il tema della laicità in Brasile, le relazioni tra religione e spazio pubblico”.

L’Italia in questi giorni è investita dalle frasi pronunciate da Bolsonaro negli anni, come viene percepito in Brasile?
“La percezione dei brasiliani riguardo Bolsonaro è contraddittoria. Fondamentalmente, siamo nell’ottica di una polarizzazione culturale in Brasile. Da una parte i “bolsonaristi” e dall’altra i “petisti” (il partito dei lavoratori). In tale contesto, si sono affrontati e si affrontano politicamente e culturalmente, il Brasile di Bolsonaro, che, in generale, rappresenta il Brasile “bianco”, “agiato”, prevalentemente “maschilista” ed “evangelico” ed il Brasile di Lula (nonostante in carcere percepito come il leader della sinistra) che rappresenta il Brasile della diversità, del “meticciato culturale e dei sincretismi religiosi”, dei giovani, della democratizzazione delle Università, del pluralismo religioso. Le frasi pronunciate non lo hanno, apparentemente, scalfito. Il consenso popolare trascende il Bolsonaro razzista, omofobo”.

Ha davvero il consenso popolare che ostenta? Per strada la gente cosa dice? Avete notato cambiamenti nella vita di tutti i giorni?
“Per le strade di Porto Alegre si percepisce uno straordinario consenso popolare per Bolsonaro. I venditori ambulanti con le magliette di Ronaldinho (che ha espresso pubblicamente il voto pro Bolsonaro), Neymar e accanto quelle di Bolsonaro così come le manifestazioni in suo favore hanno caratterizzato il periodo elettorale. Insomma, l’effetto Bolsonaro c’è ed è percepibile. È, iperbolicamente, percepito (e si auto-percepisce) un semi-dio. Quest’aspetto mi pare particolarmente interessante. Per capire l’ascesa di Bolsonaro non si può sottovalutare l’importanza della componente evangelica in Brasile, che, da circa 40 anni, è in forte crescita. Per farla breve, in Brasile si assiste ad una “religiosizzazione” spettacolare dello spazio pubblico. Gli evangelici (ed il segmento neo-pentecostale in particolare) si sono affermati nelle differenti sfere della vita pubblica brasiliana (politica, media, architettura, sport). Per fare uno esempio, nello sport, il movimento evangelico Atleti di Cristo raccoglie un elevato consenso tra gli sportivi brasiliani. Non è un caso dunque che ci sia affinità tra i “profeti di Dio” (come amano definirsi i giocatori di calcio appartenenti al movimento) e Bolsonaro. La campagna elettorale è stata caratterizzata dalla referenza al trascendente. Dallo slogan “Deus acima de todos” (“Dio sopra tutti”), alla presenza costante durante i culti nelle principali chiese evangeliche, al suo braccio destro il pastore evangelico Magno Malta, alla preghiera proferita, appena eletto, in diretta tv nazionale, all’espressione “Não sou o mais capacitado, mas Deus capacita os escolhidos”, citando, spesso e volentieri, la Bibbia come sua fonte di ispirazione per la guida del paese. Ecco, dunque, il paradosso di una laicità alla brasiliana”.

In Italia Salvini ostenta una amicizia con Bolsonaro e una condivisione di intenti, in Brasile cosa si dice della politica italiana e delle sue dinamiche?
“Guardando all’Italia e a quanto è successo con le ultime elezioni appare evidente che Salvini e Bolsonaro incarnino lo stesso “spirito”. Hanno vinto facendo le stesse promesse: crescita economica, sicurezza e stop alle immigrazioni. Completamente “assenti” per quanto riguarda l’istruzione, la ricerca e la cultura in generale”.

Lavori nel mondo universitario, che ripercussioni avrà in quel campo il nuovo governo Bolsonaro?
“L’ambiente universitario cui appartengono è, storicamente, di sinistra. Gli anni di Lula (2003-2011) e Dilma (2011-2016) hanno rappresentato, per le Università federali, una crescita straordinaria. Quando ho iniziato il dottorato (2012) le Università disponevano di borse di studio, programmi per studiare all’estero, l’introduzione delle “quote” per agevolare l’inserimento di afro-discendenti e indios nelle Università. Oggi, ma è un processo che precede Bolsonaro, ossia dall’avvento del governo Temer (2016), le risorse per la ricerca sono drasticamente diminuite.  Vedremo quali saranno le ripercussioni con il nuovo governo con l’inizio dell’anno accademico in Brasile (marzo 2019”).

Il Sud America è tristemente noto per governi che hanno poi assunto derive totalitarie, la gente teme possa essere così anche in Brasile?
“Non credo. In Brasile il sentimento di democrazia è diffuso, cosi come è diffuso il sentimento di appartenere ad un paese formidabile che ha saputo armonizzare e includere le differenze, inventando il famoso sogno del “Brasil meticcio”. Ci piace pensare che questi sentimenti siano interiorizzati e possano evitare qualunque deriva totalitaria”.

Pietro Zampedroni

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium