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Cronaca | 16 ottobre 2018, 17:54

Genova: pene ridotte per i 4 ponentini oggi a processo in Corte d'Appello per l'inchiesta 'Maglio 3'

Sono stati condannati tutti a 6 anni di reclusione Francesco e Fortunato Barillaro (la richiesta del tribunale fu di 8 anni), Benito Pepè (richiesta 10 anni e 8 mesi) e Michele Ciricosta (anche per lui la richiesta fu di 8 anni).

Genova: pene ridotte per i 4 ponentini oggi a processo in Corte d'Appello per l'inchiesta 'Maglio 3'

Pene ridotte per i 4 ponentini (sui dieci imputati) alla sbarra nell’ambito del processo ‘Maglio 3’, tornato oggi in aula per la sentenza in Corte d’Appello, dopo il rinvio della Cassazione.

Sono stati condannati tutti a 6 anni di reclusione Francesco e Fortunato Barillaro (la richiesta del tribunale fu di 8 anni), Benito Pepè (richiesta 10 anni e 8 mesi) e Michele Ciricosta (anche per lui la richiesta fu di 8 anni). La Corte d'Appello ha inoltre condannato Onofrio Garcea a 7 anni e 9 mesi, a 4 anni e 8 mesi Rocco Bruzzaniti, 3 anni e un mese per Raffaele Battista, 4 anni e 8 mesi per Antonino Multari e Lorenzo Nucera. Assolto Antonio Romeo.

Secondo l’accusa Garcea e Nucera sarebbero stati i ‘promotori’ a Genova dell'organizzazione, mentre Bruzzaniti, Battista e Multari i ‘partecipi’. Ciricosta, Pepè e i fratelli Barilaro, sempre secondo l’accusa, erano invece referenti della locale imperiese e Romeo di quella di La Spezia. E’ caduta l’aggravante dei ‘capi promotori’.

"La sentenza riconosce la presenza della 'Ndrangheta in questi territori, dove sono stati sciolti anche Comuni per mafia", ha detto il sostituto procuratore generale Giuseppa Geremia.

In primo grado, il gup Silvia Carpanini aveva assolto tutti e dieci gli imputati, ordinando per loro l'immediata scarcerazione. Secondo il giudice non sarebbero stati dimostrati i reati tipici delle organizzazioni mafiose, come le estorsioni, le minacce, gli attentati incendiari, ma solo delle riunioni. Il pm Alberto Lari, che aveva condotto le indagini dei Carabinieri dei Ros, aveva impugnato la sentenza.

L'indagine, conclusa nel giugno 2011 aveva portato all'arresto di dodici persone: secondo i carabinieri e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia sarebbero stati i referenti in Liguria delle cosche calabresi. Nell'inchiesta erano finiti anche due esponenti politici del Pdl, Alessio Saso e Aldo Praticò: per loro l'accusa è di voto di scambio, ma la loro posizione è stata stralciata dall'inchiesta madre. Nei mesi scorsi la Corte di Cassazione aveva rinviato gli atti a Genova ed ora la difesa dei fratelli Barilaro, Pepè e Ciricosta (avvocato Marco Bosio) attenderà il deposito della sentenza (entro 90 giorni) e, quindi procederà con il ricorso in Cassazione.

Carlo Alessi

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