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ATTUALITÀ | 14 ottobre 2018, 07:21

Bologna: la sanremese Michela Varoli al restauro del Dc9 Itavia sul quale morirono 81 persone nel 1980 (Foto)

"Dal punto di vista emotivo è stato particolarmente impegnativo - ci ha detto Michela - soprattutto all'inizio, dopo aver incontrato la presidente dei parenti delle vittime Daria Bonfietti, la quale ci ha ringraziato e ci ha introdotto alla storia del relitto".

Il gruppo di cui fa parte Michela Varoli

Il gruppo di cui fa parte Michela Varoli

Una studentessa sanremese dell’Accademia di Belle Arti di Bologna per 12 giorni al restauro del relitto del Dc9 Itavia, a bordo del quale morirono 81 persone il 27 giugno del 1980. Un pezzo di storia dell’Italia, che ancora adesso è ufficialmente un mistero, anche se documenti, film ed altro, hanno etichettato da tempo come una strage provocata da un razzo, partito da un altro velivolo.

La studentessa, al 4° anno dell’Accademia bolognese, è Michela Varoli, 25enne appassionata di restauro e che ha davanti a sé un futuro sicuramente importante, a contatto con reperti storici quasi certamente però diversi da quello con cui ha avuto a che fare a cavallo tra settembre ed ottobre, nell’ambito di un progetto accademico ‘cantiere-scuola’, che consente ai giovani di provare sul campo quando viene studiato a tavolino.

Il lavoro è terminato venerdì scorso, dopo 12 giorni nei quali gli studenti si sono occupati della mappatura delle parti del velivolo e dei materiali cartacei, ma anche della documentazione fotografica delle varie componenti, iniziando le operazioni di spolveratura e pulizia. Il lavoro si è svolto al ‘Museo per la memoria di Ustica’, inaugurato nel 2007, al 27° anniversario della strage.

La sanremese Michela Varoli si è dichiarata entusiasta del progetto, che le ha consentito di lavorare in un luogo pregno di una storia drammatica che lei, dalla sua giovane età, ha vissuto solo dai racconti dei genitori o da immagini viste in televisione e documenti dell’epoca: "Dal punto di vista emotivo è stato particolarmente impegnativo - ci ha detto Michela - soprattutto all'inizio, dopo aver incontrato la presidente dei parenti delle vittime Daria Bonfietti, la quale ci ha ringraziato e ci ha introdotto alla storia del relitto. All'inizio del cantiere abbiamo anche visto il dvd dello spettacolo "I-TIGI  Racconto per Ustica" di Marco Paolini, dopo il quale rientrare nella stanza in cui è conservato l'aereo non è stato semplice. Il nostro lavoro poi è entrato nel vivo e in qualche modo ci siamo abituati al luogo, sapendo di dover agire con professionalità. Noi come restauratori ci interessiamo di conservazione dei materiali, solitamente abbiamo a che fare con opere d'arte, quadri o sculture che tramandano significati culturali, artistici e storici, ma in questo caso il messaggio principale è la memoria di un drammatico evento. Conservando ora l'oggetto fisico di questa memoria è possibile rinnovare il pensiero, renderlo recente e non lasciarlo nel passato".

Il lavoro è durato due settimane, dal 27 settembre al 12 ottobre. In cosa sei stata impegnata? "Il nostro lavoro ha interessato metà del relitto, l'altra parte verrà eseguita successivamente sempre dal corso di restauro. Abbiamo dapprima mappato i segni di degrado, documentato con fotografie lo stato di fatto delle parti del velivolo e dei documenti cartacei che accompagnano molti frammenti metallici, dopodiché abbiamo iniziato la pulitura, spolverando e rimuovendo dalle parti metalliche e cartacee depositi più o meno tenaci, e fatto nuovamente aderire frammenti di vernice sollevati e fragili. Abbiamo inoltre rilevato le condizioni di temperatura e umidità all'interno del museo durante la nostra permanenza per indagare le migliori condizioni per la corretta conservazione dei materiali".

Insieme alla sanremese Michela Varoli hanno partecipato al restauro altri 13 studenti dei corsi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Carlo Alessi

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