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POLITICA | mercoledì 26 settembre 2018, 07:21

'Italia in Comune' sbarca a Imperia: intervista al fondatore e Sindaco di Parma Federico Pizzarotti. "Russo? Nel M5S ha pagato per essere andato contro al 'ras' ligure Alice Salvatore"

"Era venuto con una delegazione di Imperia a vedere il nostro sistema di rifiuti già tanti anni fa. Uno già solo per quello finisce sul libro nero”. Farete una lista a Sanremo e Ventimiglia? “Questo non chiedetelo a me, perché non siamo un partito centralista.

'Italia in Comune' sbarca a Imperia: intervista al fondatore e Sindaco di Parma Federico Pizzarotti. "Russo? Nel M5S ha pagato per essere andato contro al 'ras' ligure Alice Salvatore"

Ha scelto la formula del partito, lui che è stato uno dei primi sindaci del MoVimento 5 Stelle. Federico Pizzarotti, fondatore di Italia in Comune che la scorsa domenica ha presentato il proprio progetto in chiave ligure a Genova, città oggi più che mai al centro dei riflettori per la tragedia che l’ha colpita lo scorso 14 agosto con il crollo del ponte Morandi.

Il partito è previsto dalla Costituzione, poi credo sia una questione di contenuti più che di forma”, ci dice nel corso dell’intervista che ha concesso al nostro giornale.

Sindaco, cos’è Italia in comune, spiegato a un profano? Noi siamo nati ponendoci un obiettivo che è colmare uno spazio che vedevamo dal punto di vista politico all’interno del contesto partitico italiano. Il ragionamento è stato: ci sono tante persone, e questo è un sentimento condiviso dai fondatori, che alle elezioni comunali votano la persona e non i partiti tradizionali con cui evidentemente non si rispecchiano e alle elezioni politiche votano il meno peggio. Allora, perché continuare a votare il meno peggio se ognuno di noi ha un proprio bacino, una linea politica che cerchiamo di mettere insieme, con un programma che vada a colmare questo vuoto per evitare di continuare a votare il meno peggio? Da lì cercare di capire quali fossero i valori in comune, creando la carta dei valori, che è la nostra carta di identità, perché dobbiamo avere un modo organico e ordinato di raccontarci ai cittadini. Poi si passa a realizzare una struttura per darsi un’organizzazione interna. Siamo partiti ad aprile, stiamo facendo questo viaggio attraverso le regioni italiane - l’altro giorno eravamo a Genova, domenica saremo a Padova – per aprire nuove sezioni, conoscere le persone, farci conoscere e raccontare un po’ il progetto”.  

Come si struttura sul territorio? Le sezioni saranno comunali. Ovviamente si può creare un coordinamento provinciale e, una volta che si hanno sezioni in più della metà delle province si può creare un coordinamento regionale. L’idea è quella di avere degli organismi riconosciuti che possano decidere, perché per noi la base territoriale è fondamentale. Quindi le decisioni in termini programmatici, in termini di alleanze e discussioni, sono su base territoriale, perché nessuno meglio di chi ci abita conosce il proprio territorio, anche in termini di persone da frequentare e non frequentare e problematiche più o meno rilevanti, o ancora di più su come affrontare certi temi”.

Su questo si nota la differenza tra il suo progetto e il MoVimento 5 Stelle, che ha la pecca di non avere, in alcuni casi, una rappresentanza territoriale. Non trova? Ognuno anche nel nostro contesto ha provenienze diverse. Nel mio caso la provenienza era quella. In tanti casi i gruppi del M5S sul territorio nascevano più come insieme di persone, tante volte scollegate dal territorio stesso, quindi che facevano fatica a interpretare anche l’esigenza e i bisogni, e tante volte più contro qualcosa che a favore. È un classico che il gruppo del MoVimento 5 Stelle nascesse grazie a un comitato contro qualcosa. È invece diverso avere un’idea del territorio e come trasformarlo. Si può essere a favore o contro qualcosa, però non si può solo avere quello come unico obiettivo e come unico collante. Noi partendo dai territori facciamo il percorso opposto. Uno non deve aver fatto per forza l’amministratore. Il tema è quello della territorialità e della competenza. Se tu hai gestito o partecipato a un’associazione di volontariato o un’associazione sportiva o di commercianti, sei comunque calato nelle esigenze del tuo territorio. Il Sindaco e l’amministrazione in generale hanno una visione globale, ma il tema è saper stare in mezzo alle persone e saper affrontare i problemi e conoscere il proprio territorio, sapere dove rivolgersi per capire meglio e risolvere un problema”.

Il referente per la città di Imperia è Antonio Russo. Lo conosce e con lui la sua storia? Sì, lo conoscevo anche prima. Fu mandato via dal M5S anche e soprattutto perché lui come altri non ha dato ragione al ‘ras’ del MoVimento in Liguria che è Alice Salvatore, e già solo per questo sei fuori. In più Russo non ha mai nascosto di guardare anche al nostro esempio in termini di azione sul territorio. Era venuto con una delegazione di Imperia a vedere il nostro sistema di rifiuti già tanti anni fa. Uno già solo per quello finisce sul libro nero”.

Le racconto un aneddoto. Antonio Russo, candidato Sindaco del MoVimento 5 Stelle nel 2013, fu accusato insieme al suo gruppo, di aver copiato il programma elettorale delle città di Carrara e Parma, quindi il suo programma. Lo sapeva? “Quando vincemmo a Parma nel 2012, fu una vittoria complessa, non riconducibile a una o all’altra cosa. Noi avevamo un programma completo, se vogliamo anche troppo. Rileggendolo c’erano cose sicuramente da smussare, però avevamo un programma di sessanta pagine che abbracciava veramente tutti gli ambiti della città, e per anni, e forse anche oggi, i programmi delle comunali del M5S, scimmiottavano i temi dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti, e basta. La cultura e il sociale neanche visti. Anche oggi se pensiamo al programma di governo sono due temi su cui ancora non sanno dove stanno di casa. Quindi da allora, per qualche anno, finché non siamo diventati i reietti, tantissimi comuni si sono ispirati alla costruzione del nostro programma. Ad alcuni ho dato anche il template del file del programma per farlo graficamente uguale. Per cui non mi meraviglia, ma questo è un problema veramente di gestione interna del MoVimento”.

Torniamo a Italia in Comune. Farete una lista a Sanremo e Ventimiglia? Questo non chiedetelo a me, perché non siamo un partito centralista. I territori per noi sono cardine e autonomi, le liste si creano sulla base delle energie locali, non viene fatta una campagna indotta a tutti i costi, quindi dipenderà dai gruppi, se esisteranno o meno. A Imperia esiste. L’anno prossimo sarà l’anno di tante amministrative, vero anche che noi siamo partiti da un anno, per cui sono sicuro che saremo in tanti comuni, ma non è detto che saremo in tutti. Ce lo sapremo ridire tra un po’, magari dopo che avremo fatto la nostra assemblea nazionale e il congresso regionale ligure”.

Chi sono i referenti degli altri comuni e delle altre province liguri? Al momento, quelli che abbiamo individuato, compreso il sottoscritto, sono tutti temporanei, nel senso che il partito è stato fondato il 15 aprile. Adesso siamo in una fase transitoria, perché serviva avere dei referenti e dei responsabili, altrimenti sarebbe rimasta una struttura zoppa. Nelle varie regioni c’è chi c’era tra i soci fondatori o comunque chi ci segue dall’inizio, ma non vuol dire che saranno i futuri coordinatori regionali o i referenti regionali. Una volta che sarà stato fatto il congresso regionale, che ci saranno quindi sezioni in più della metà della provincia della regione, si voterà il referente regionale. Adesso ci sono Michele Toccafondo e Cristina Bicceri, che ci sono dall’inizio e ci seguono. Per esempio a La Spezia avevano fatto una lista autonoma alle elezioni, perché erano usciti dal MoVimento 5 Stelle. Noi li avevamo aiutati, Toccafondo studiava a Parma, lo conosciamo da anni. Adesso è comunque pro tempore perché serve qualcuno di riferimento per quanto riguarda la territorialità locale”.

Passiamo a un tema più tristemente d’attualità. Il famoso decreto per Genova è arrivato dopo oltre quaranta giorni di attesa. Sembra che nel pomeriggio di ieri sia stato bloccato dalla Ragioneria dello Stato e che in serata sia stato presentato con spazi vuoti nel testo. Come commenta questo fatto? “Penso sia una questione di intransigenza politica e di sfruttare una vicenda a scopi politici. È evidente che da subito, prima ancora di capire qualsiasi cosa, e ancora dovendo gestire l’emergenza, si è subito parlato solo della concessione di Autostrade. Al di là delle responsabilità dirette che ha o non ha la società, io sono abituato che prima si affrontano i problemi, e solo dopo si affrontano i temi burocratico-amministrativi. Ma intanto ci si tira su le maniche per risolvere il singolo problema. In questo caso c’è stata soprattutto una campagna mediatica. Si pensi al tema del commissario. Il decreto su questo si è arenato perché di fatto, Toti che secondo me, insieme a Bucci stavano gestendo sul campo la situazione in maniera pratica, - a proposito di territorialità -, avendo fatto la conferenza stampa insieme ad Autostrade, per intransigenza o talebanesimo del M5S, è stato visto come amico delle Autostrade, e quindi è stato estromesso dal ruolo di commissario. Una logica da fazioni, non da chi deve amministrare una nazione. Dall’altro lato abbiamo un movimento che adesso prova a difendere l’assurdo progetto portato avanti da Grillo, con Toninelli che dice ‘facciamo i ponti dove si balla’, e tira fuori un ponte di Istanbul che attraversa una cosa minuscola. Qui sotto hai la ferrovia, il fiume, l’Ansaldo. Un contesto completamente diverso e completamente scollegato dalla realtà”.

Se c’è mala gestione, la situazione rischia di esplodere in mano, perché Genova sta perdendo la pazienza. Dicono che entro un anno il ponte sarà pronto. Io domenica ho portato un esempio che si è verificato da noi di un ponte ciclopedonale crollato durante l’alluvione del 2014, un ponte che attraversa solamente un torrente e che non è quindi minimante paragonabile al ponte Morandi. I lavori sono stati gestiti dal Provveditorato Opere Pubbliche e con tutta la burocrazia, terminerà l’anno prossimo, perché abbiamo messo la prima pietra adesso e, essendo così corto si fa in un anno. Per il Morandi sicuramente l’attenzione mediatica e le norme che saranno ad hoc, sbloccheranno l’iter, ma che nessuno mi dica che tra un anno hanno finito tutto. Questa faccenda va affrontata in modo realistico, credibile e serio. Quello che non vedo da questo punto di vista dal governo”.

Lei ha commentato l’audio ‘rubato’ a Rocco Casalino, spiegando che quello è il metodo 5 Stelle. Ieri con un comunicato il MoVimento ha annunciato di voler abolire l’ordine dei giornalisti. Cosa ne pensa? Il tema degli ordini è complesso e lo scollegherei dal resto del ragionamento. Che sia il metodo 5 Stelle e che sia un approccio per distrarre da cose, penso che sia evidente. Mi fa anche specie che ci sia stata una levata di scudi da parte di tutti e di Conte, anche rafforzando il concetto del ‘noi la pensiamo così e lo abbiamo sempre detto’. Penso sia paradossale che non ci sia stata un’indignazione più grande, anche e soprattutto da parte dei dipendenti del Ministero. Perché al di là delle forze politiche, io per molto meno in passato, anche qui con sicuramente l’inesperienza iniziale, ho avuto molte più proteste. Ormai si sta alzando così tanto l’asticella che nessuno nota più questo tipo di atteggiamenti secondo me molto gravi”.

Forse i dipendenti hanno preferito rimanere nell’ombra avendo capito l’antifona. Voglio proprio vedere cosa faranno, perché un conto è dire le cose e un conto è farle dal punto di vista normativo, burocratico e quant’altro”.  

Francesco Li Noce

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