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CRONACA | lunedì 24 settembre 2018, 16:02

Reggio Calabria: processo 'Breakfast', nessun nuovo testimone e prossima udienza in 'trasferta' a Roma

L’accusa infatti, aveva richiesto una serie di testimoni aggiuntivi da portare in aula. Niente da fare. I filoni di indagine, almeno in questo processo, non si sovrapporranno.

Reggio Calabria: processo 'Breakfast', nessun nuovo testimone e prossima udienza in 'trasferta' a Roma

Non ci sarà nessun nuovo testimone nel processo 'Breakfast'. Lo ha deciso il Tribunale di Reggio Calabria che ha rigettato in toto le richieste del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo formulate nella scorsa udienza di lunedì.

L’accusa infatti, aveva richiesto una serie di testimoni aggiuntivi da portare in aula. In particolare per la Dda reggina era fondamentale 'far entrare', agli atti del processo (che vede imputati Claudio Scajola, attuale sindaco di Imperia ed ex Ministro) Chiara Rizzo, Martino Politi e Mariagrazia Fiordelisi, rispettivamente ex moglie, collaboratore ed ex segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo, le nuove risultanze investigative dell’inchiesta 'Stato Parallelo'.

Niente da fare. I filoni di indagine, almeno in questo processo, non si sovrapporranno. Nei mesi scorsi l’accusa aveva depositato gli atti della nuova inchiesta che andrebbe a comprovare le sovrapposizioni della latitanza in Libano di Marcello Dell’Utri, l’ex senatore di Forza Italia che sta scontando ai domiciliari la condanna rimediata per concorso esterno in associazione mafiosa, e il tentativo di fuga nel paese dei cedri dell’armatore reggino Matacena. Un tentativo di fuga che ha visto finire sotto processo sia Scajola che l’entourage di casa Matacena. Nessun teste quindi dell’Antimafia dello Stretto è stato ammesso neanche il “pentito” Cosimo Virgiglio, un imprenditore legato alla cosca Molè di Gioia Tauro ma, anche un soggetto inserito in contesti masso-mafiosi.

Virgiglio, seppur non nei 180 giorni (ossia quelli previsti dalla legge e che disciplinano le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia con gli inquirenti) come riferito dallo stesso pm, aveva “tirato in ballo” in questi contesti, l’ex ministro Scajola. Negli atti dell’indagine il collaboratore aveva affermato che “la ‘ndrangheta tramite Scajola voleva arrivare a Impregilo (l’azienda impegnata nella realizzazione di dighe e impianti idroelettrici, opere idrauliche, ferrovie e metropolitane, aeroporti e autostrade, e anche nel famoso  progetto del “ponte sullo Stretto”.  “Quella sera- ha dichiarato il “pentito”- c’era Lisi della Guardia di Finanza.

Arrivarono in due, uno era Claudio Scajola e l’altro era il comandante reggente Meninni, che sarebbe il primo ministro sanmarinese. Scajola all’epoca non solo era il ministro delle Infrastrutture, ma aveva anche la delega ai servizi segreti”. Virgilio ha anche parlato di un imprenditore della piana di Gioia Tauro, Carmine Cedro che per anni avrebbe fatto da autista all’ex ministro nelle trasferte calabresi e che nella primavera del 2005 avrebbe anche frequentato assiduamente la sua casa di Imperia. Il collaboratore di giustizia Virgiglio quindi non deporrà in aula.

A margine dell’udienza precedente l’ex ministro Scajola, difeso dai legali Elisabetta Busuito e Patrizia Morello, aveva sottolineato di "non averlo mai visto né conosciuto" e che di conseguenza "nulla può dire di diverso". Adesso quindi, tutti gli occhi sono 'puntati' sull’udienza del 29 ottobre, che si svolgerà a Roma, quando a salire sul banco dei testimoni sarà l’ex senatore Dell’Utri. Il Tribunale andrà quindi in trasferta nella capitale poiché le precarie condizioni salute di Dell’Utri non gli consentono di giungere a Reggio Calabria.

dal nostro corrispondente Angela Panzera

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