/ Al Direttore

Al Direttore | 23 agosto 2018, 15:23

Nel racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino altre pagine di vita politica e dintorni nella Sanremo del 1930

Ancora fatti e misfatti dell'avvocato Bensa nell'anno del Torneo Internazionale di scacchi

Nel racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino altre pagine di vita politica e dintorni nella Sanremo del 1930

Si erano appena spenti gli echi del prestigioso torneo internazionale di scacchi svoltosi nei saloni del Casinò dal 16 gennaio al 4 febbraio 1930, che gli scontri politici in seno al fascismo sanremese riprendevano con forza.
Dell'avvocato Carlo Bensa da Sanremo mi sono occupato in altra occasione, ricordandone parte le vicende legate alla vita politica matuziana, risalenti al 1929. Sul conto del Bensa, le autorità federali fasciste imperiesi avevano redatto, peraltro, un vero e proprio dossier, fatto recapitate all'On Augusto Turati, all'epoca segretario del Partito Nazionale Fascista, e comprendente elementi informativi raccolti sulla condotta del Bensa dal 1927 a a tutto il 1929.

In una nota datata 16 aprile 1930, infine, lo stesso Bensa viene definito dal Federale Provinciale  "l'esemplare più tipico del profittatore in tutti i campi, dal privato al politico". 
Nella medesima nota a proposito del Bensa si legge:"come professionista il suo nome affiora nelle faccende le più sporche: tipico il caso del fallimento Pignotti (un orefice e tenutario di un banco di pegno clandestino in Sanremo), ove troviamo il Bensa nella situazione assai imbarazzante di detentore, non si è mai saputo sotto quale titolo, di attività fallimentari da lui messe fuori soltanto dietro minaccia di atti giudiziari e di polizia da parte del curatore del fallimento stesso.

Come individuo: pettegolo, litigioso, intrigante, spregiudicato al punto di non tenere conto alcuno né la parola data, né il segreto affidatogli, moralmente squalificato anche con sentenze che lo bollano. Come uomo politico appartiene di pieno diritto al passato che il Fascismo ha sepolto: lo troviamo giolittiano, filo-popolare, liberale, nazionalista, fascista, antifascista e fascista...anche quando era tesserato del Partito il Bensa non ha agito che per cose sue personali; c'era intorno a lui tutta una clientela assai losca sotto tutti gli aspetti e la tessera era un ottimo salvacondotto per passare ogni contrabbando. La più marchiana delle marachelle del Bensa, e che serve a dimostrare come per lui tutto sia buono pur di salire ai posti di comando, è quella dell'elevazione a Presidente dei Mutilati, senza mai essere stato mutilato.

Fu necessario allora ai rappresentanti dell'Associazione Mutilati smascherarlo e cacciarlo: il Bensa era in effetti stato dichiarato invalido, ma non per causa di servizio. La sua opera di amministratore è stata con severità grande giudicata dall'Autorità tutoria e da tutta la popolazione di Sanremo la sua opera politica si è per necessità di cose ridotta che altro ad una continua redazione di memoriali e di contro-memoriali che sarebbe difficile enumerare. S.E. Terruzzi lo giudicava elemento infido da tenere dotto stretta sorveglianza qualora fosse stato accettato nelle file del Partito (Fascista) all'atto della fusione tra Fascismo e Nazionalismo. L'On Corrado Marchi (1923) gli rimproverò di anteporre il suo personale interesse a quello del Partito. Il Prof. Agostino Scarpa disse che il Bensa aveva l'animo di un servo e non di un fascista.

Il Comm. Castellino (maggio 1924) provocò la sostituzione del Bensa da Commissario del Comune di Sanremo e gli negò la re-iscrizione al ricostituito Fascio di quella città. Il Comm. D'Andrea, ispezionando alla fine del 1944 il Fascio di Sanremo, giudicò il Bensa non poter essere considerato come fascista. Il Comm. Romagnoli si oppose alla re-iscrizione del Bensa nel Partito. l'On. Marghinotti lo tenne sempre lontano, evitando  anche i più banali rapporti personali. Il Professor Rostan lo ebbe a proporre per il confino di polizia a S.E. il Prefetto Farina. Il Console La Rocca lo indicò come mestatore e come dannoso non solo alla compagine del Fascismo provinciale, ma altresì alla Gerarchia su cui poggia il Fascismo.

Il detto Console tutte le volte che ha avuto responsabilità in provincia di Imperia ha sempre trovato davanti a sé ad attraversargli la strada, fosse la più chiara e la più retta, l'avvocato Bensa....ed è anche noto che a carico del Professor Rostan era stata sporta querela dall'avvocato Bensa per ingiurie e per diffamazione soltanto al fine di favorire la propria riabilitazione...; Prevedendo una crisi del Fascismo provinciale lo stesso Bensa si rimangiò la parola, facendo rinviare la causa a nuovo ruolo, essendo chiarissimo che il Bensa è massone, come dimostrano le sue amicizie, le sue simpatie, il suo modo di agire, la sua morbosa passione per tutto quanto quanto può avere sapore scandalistico...".

Tutte queste dure considerazioni nei confronti del legale sanremese rinviano certamente ad un clima non certo sereno e univoco nell'ambito del fascismo non solo sanremese, ma anche nel resto della provincia imperiese. Se la dirittura morale del Bensa fosse davvero così poco adamantina come veniva descritta non è dato sapere a distanza di tanto tempo e soprattutto oggi in una diversa stagione politica e neppure si possono investigare adeguatamente le ragioni dei suoi detrattori.

L'atmosfera politica sanremese, infatti, viveva in quel periodo una fase assai turbolenta, ben aldilà delle singole posizioni in seno al regime al potere. Polemiche tutto sommato "provinciali", meschine e poco edificanti a fronte della brillante, recente sfida scacchistica tra il russo AleKhine e il lettone Nimzowitsch (in cui il campione russo grande vincente, ideò la celebre batteria detta "il cannone"), che aveva appena riproposto nella Città dei Fiori un nuovo momento degno della sua antica tradizione di luogo cortigiano e di grande richiamo mondiale. Il torneo internazionale scacchi ovvero il campionato del mondo di quel gioco della mente), il secondo dopo quello del 1911, sempre a Sanremo, aveva ampliato la fama della città. La manifestazione scacchistica, del resto, preannunciava,  al sole della Riviera, altri e non meno illustri eventi mondani che avrebbero rivisto Sanremo protagonista fino al secondo dopoguerra.

Una magia in contrasto, quindi, con le grigie e squalificanti schermaglie politiche in corso durante la primavera del 1930. E gli anni Trenta portarono davvero lustro e successi a Sanremo, rinnovando le sue straordinarie e gloriose giornate della belle époque. Anche allora si poteva ben dire che "Sanremo è Sanremo".

Redazione

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium