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AL DIRETTORE | mercoledì 18 luglio 2018, 10:28

Sanremo: una mamma ed ex 'Tata' ci scrive in relazione alle motivazioni sulla sentenza del 'Pio più'

Sanremo: una mamma ed ex 'Tata' ci scrive in relazione alle motivazioni sulla sentenza del 'Pio più'

Una nostra lettrice, che si firma ‘Una mamma ed una ex Tata’,ci ha scritto dopo aver letto le motivazioni sulla sentenza di colpevolezza delle maestre del servizio ‘Pio Più’ di Sanremo:

“Sono una mamma e come tale mi trovo spesso a colloquiare con altri genitori e, con i sempre attualissimi fatti di cronaca  legati ai maltrattamenti dei bambini nella scuola  penso sia giusto fare qualche considerazione. Oltre ad essere mamma sono una insegnante e ho lavorato moltissimi anni al nido quindi preciso e ribadisco che qualsiasi atteggiamento violento nei confronti di esseri indifesi va condannato. Altrettanto fortemente credo però, che le persone da condannare non siano solo le maestre o educatrici ma si debba suddividere le responsabilità su tutte le istituzioni che ruotano su un servizio educativo: famiglie, stato e comune. Anche se molti preferiscono puntare il dito e tapparsi gli occhi, la verità è che i bambini, soprattutto piccoli sono povere vittime di un sistema. Da una parte le famiglie sempre più sole e bisognose di posti dove lasciare i figli per poter lavorare, madri con difficoltà oggettive nella gestione della prole e che vorrebbero un posto aperto 24 ora al giorno, sette giorni su sette. Dall'altra parte c'è lo stato che non si fa carico dei servizi alla primissima infanzia e che scarica sui comuni la gestione. Comuni, che dovendo far quadrare i bilanci tagliano sul sociale e smettono di assumere direttamente  esternalizzando i servizi, affidandoli a cooperative o associazioni che per stare nei costi devono per forza penalizzare il personale”.

“Quindi troviamo educatori che lavorano frontalmente sui bambini, per 7/8 ore al giorno, cinque giorni la settimana e 365 giorni l'anno escluse le festività e un mese di ferie spalmato su 12 mesi. Quando si ha a che fare con i bambini, soprattutto piccoli, questo non dovrebbe essere consentito perché come si può solamente immaginare, i bambini richiedono attenzione costante e assorbono energie incredibili e se un genitore fatica a sopravvivere qualche ora con il figlio si può desumere a che stress vengono quotidianamente sottoposte le educatrici. Penso che ogni volta che storciamo il naso per un giorno in più di chiusura siamo responsabili anche noi di quel comportamento che guardando la tv o leggendo le varie notizie, siamo i primi a condannare. Non è ammissibile che un servizio che si definisce a misura di bambino e che ha come obbiettivo principale il suo benessere accetti che un esserino così piccolo frequenti ininterrottamente il servizio, spesso, passando da un giorno all'altro dal nido alla scuola materna. Le madri e i padri che lavorano, fino ai 3 anni, possono e devono poter trascorrere tempo con i piccoli, perché se la socializzazione è importante,ma la famiglia lo è di più. Non è ammissibile entrare nelle sezioni e trovare bambini visibilmente malati ma imbottiti di tachipirina o antibiotico, perché il diritto alla salute lo hanno anche i bimbi e quando stanno male devono poter guarire prima di essere rimandati al nido dove ovviamente non possono avere le stesse attenzioni che avrebbero a casa. Inoltre, proprio a causa dell'abbandono dei servizi all'infanzia da parte delle istituzioni, troviamo bambini con disabilità senza sostegno e ciò, come ovvio, penalizza in primis il bimbo disabile e poi il resto della sezione”.

“Un servizio all'infanzia deve essere una risorsa e un'opportunità per i bimbi, ma se funziona ininterrottamente tutto l'anno, con lo stesso personale, non può esserlo. L'educatrice, non può avere la forza per sopportare tale carico e come è ovvio a pagarne le conseguenze sono i piccoli utenti. La cosa aberrante è che lo stato, invece di offrire sostegno alla genitorialità tenendo conto della naturale esigenza dei bambini di stare anche con i genitori, preferisci far  programmi elettorali dove propone l'apertura dei nidi fino alle 23. Purtroppo se le istituzioni non adegueranno i servizi alla prima infanzia equiparandoli a gli altri , questi drammatici fatti di cronaca non resteranno isolati. Non sarà la laurea a cambiare la situazione ma solo migliorando le condizioni lavorative del personale si avranno davvero servizi sicuri e a misura di bambino”.

Carlo Alessi

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