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Cronaca | 17 luglio 2018, 19:51

Emesse le motivazioni per la sentenza di condanna per i maltrattamenti all'asilo 'Pio più' di piazza San Siro

Nelle motivazioni viene evidenziato che le maestre avrebbero assunto “un costante atteggiamento di disapprovazione e svalutazione dei minori, nell'imporre loro l'osservanza di norme di comportamento inadeguate e inesigibili da parte di bambini della loro età".

Emesse le motivazioni per la sentenza di condanna per i maltrattamenti all'asilo 'Pio più' di piazza San Siro

Sono state emesse le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Genova, per la sentenza relativa ai maltrattamenti all’interno dell’asilo ‘Pio più’ di piazza San Siro a Sanremo, nell’ambito del quale erano accusate le maestre Pamela Pirisi e Roberta Reginato.

Assolte in primo grado dal Gup di Imperia il 29 giugno dell’anno scorso, a marzo le due maestre (difese dagli avvocati Massimo Donzella ed Alessandro Moroni) sono state condannate a: 10 mesi e 20 giorni Roberta Reginato e 7 mesi e 3 giorni Pamela Pirisi, per le accuse di maltrattamenti nei confronti dei bambini. Per loro la pena è stata sospesa con la non menzione, ma è stato previsto un risarcimento di tutte le parti civili di primo e secondo grado ed di una somma simbolica per ogni bambino.

Nelle motivazioni viene evidenziato che le maestre avrebbero assunto “un costante atteggiamento di disapprovazione e svalutazione dei minori, nell'imporre loro l'osservanza di norme di comportamento inadeguate e inesigibili da parte di bambini della loro età, quale quella di trascorrere la maggior parte della mattina seduti a tavola perfettamente composti senza muoversi, senza sporcarsi, senza far cadere il cibo a terra, senza toccare il cibo con le mani. Nel costringerli a terminare tutto il cibo che veniva loro messo nel piatto, e nel caso di rifiuto nell'imboccarli a forza fino a provocare talvolta nel bambino conati di vomito, nel rimproverarli aspramente senza alcun motivo, nel rivolgersi a toro con rabbia, nel sottoporli a punizioni consistite nello strattonarli e trascinarli nella stanza del ‘castigo’, dove venivano lasciati soli a piangere a lungo a causa di comportamenti del tutto normali e compatibili con lo sviluppo di bambini in tenera età, quali muovere i piedi mentre si mangia, toccare il cibo con le mani e sporcarsi, muovere la testa e le braccia quando si ascolta la musica, non rimettere esattamente a posto la sedia, spostare il bavaglino, piangere quando ci si fa male, rifiutarsi di ringraziare l'educatrice - e talvolta nel ricorrere alla violenza fisica con schiaffi sulla testa, sulle mani e sul sedere”.

Il perito aveva anche evidenziato che "Osservando  le intercettazioni, non è possibile apprezzare nelle tate Reginato e Pirisi, né professionalità, né una minima attitudine a interfacciarsi con i piccoli. Nei loro comportamenti e nei loro atteggiamenti si evidenzia un'assenza di preparazione professionale riguardo alle nozioni minime circa lo sviluppo psicofisico della fascia di età 0-3 anni, un'assenza di competenze minime di natura pedagogica ed educativa. Nel complesso il clima ambientale che si percepisce è di eccessiva severità, le tate richiedono ai bambini dei comportamenti e un rispetto delle regole che non sono adeguate all'età dei minori”.

Non ha riscontrato un clima di paura da parte dei bambini e nelle poche occasioni in cui la Reginato è ben disposta verso i piccoli e ha toni pacati, questi le vanno incontro volentieri e si fanno abbracciare senza timore, ma “Gli interventi delle tate sono principalmente mortificanti e squalificanti verso i bambini, invece di essere incoraggianti e di guida. In particolare la Reginato, che ha sempre un tono di voce alto e forte anche quando non è arrabbiata, interviene all'improvviso con urla e frasi incongrue come “Piangi che fa bene piangere!” o “Vi stacco la testa!” ed anche “Ti taglio le mani!”.

Dopo l’assoluzione in primo grado con il rito abbreviato perché il fatto non sussiste, il Pm Barbara Bresci era ricorsa in appello, dopo aver chiesto in primo grado condanne a due anni e mezzo per la Reginato ed un anno e 8 mesi per la Pirisi. Le parti civili, anche in appello, erano rappresentate dagli avvocati Stefania Abbagnano, Simone Cometi, Chiara Di Leo, Maria Sciortino. Nel corso del procedimento di primo grado era stata disposta una perizia, all’interno della quale era stato scritto che erano discutibili le condotte educative.

Carlo Alessi

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