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Al Direttore | 12 luglio 2018, 07:31

Le travagliate vicende di Nizza prima di diventare contea Sabauda: una pagina di storia di un antico comune italiano

Le travagliate vicende di Nizza prima di diventare contea Sabauda: una pagina di storia di un antico comune italiano

Per molti secoli Nizza rimase sotto la giurisdizione di Marsiglia. Prima greca e ligure e poi romana e quindi comune italiano (e genovese), la città fu soggetta alle invasioni barbariche e saracene come il resto dell'attuale territorio italiano e francese.

Più felice di Cimella che cadde preda del fuoco, Nizza risorse dalle sue rovine e s'accrebbe soprattutto con i sopravvissuti scampati all'eccidio della sua rivale. al tempo di Carlo Magno prese anche il nome di Bellanda, termine assolutamente ligure. "Nel venir giù dal Bruis, una valle verdissima e coltivata con grande amore, si para agli occhi con inaspettata dolcezza. E' la valle di Sospello, la quale provvede- si legge con ammirazione nel celebre libro 'L'Italia descritta e dipinta del 1838', di fieni gran parte della provincia di Nizza -sabauda-" Benché, infatti, spesso attribuita alla Provenza, e provenzale di schiatta, di lingua e di costumi (ma attraversata sensibilmente dallo spirito ligure-genovese), Nizza apparteneva e appartiene geograficamente e incontestabilmente e storicamente alla Liguria marittima e all'Italia tutta, come spesso ricordato da chi scrive anche su Sanremonews. . Nel frattempo l'esempio dei comuni italiani che, reggendosi sulla libertà dei popoli, salivano in grandezza e prestigio, prevalse anche a Nizza.

I diversi dominatori della zona ebbero alternativamente in sorte la città e il suo contado, anche se Nizza sin dal 1108 conservò infatti orgogliosamente i suoi consoli, detti all'epoca magistrati. Ciò non dimeno, essa fece prima lega con la potente Pisa per arginare le invadenti influenza esterne, provenzali, francesi e aragonesi, che miravano a soffocarla. In quel periodo il conte Raimondo Berlinghieri cadde bagnato del suo sangue ai piedi delle mura nizzarde, che egli aveva giurato di disfare. I re d'Aragona, divenuti signori di Provenza, non tollerarono di reggere un comune intrepido come Nizza e le sue libere istituzioni, aspirando a governare la città direttamente e con mano di ferro. Fu così che per analogia di stirpe e di cultura, oltre che di liberi sentimenti, Nizza si diede poi a Genova repubblicana, il cui imperio si rafforzava sui mari e sulla terra in tutto il Mar Mediterraneo.

Alfonso IX d'Aragona, nel 1209, si impadronì di nuovo di Nizza, mettendo fine alla sua libertà. Con il successivo passaggio della Provenza agli Angioini, Nizza ebbe il comune destino di Napoli . Le aspre contese della casa d'Angiò e di Durazzo per la successione del regno della Provenza coinvolse Nizza in molte sventure. Nizza finì per aderire a Carlo di Durazzo, poi a Ladislao, suo figliolo, il quale invece di vederla in mano a a Lodovico d'Angiò, suo competitore, consentì che Nizza e le sue vicarie si assoggettassero al principe che meglio loro convenisse: il valore e e le virtù del Conte Rosso, Amedeo VII di Savoia, indussero i nizzardi a sceglierlo come loro signore. E della riscoperta delle radici pre-sabaude e sabaude, oggi i nizzardi vanno fieri.

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