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CRONACA | 20 giugno 2018, 18:34

Santo Stefano al Mare: due carabinieri a processo per la morte del tunisino Bohli Kayes. In aula il racconto dei testimoni

Cos’è successo la sera del 5 giugno 2013 all’interno della caserma dei Carabinieri di Santo Stefano al Mare, quando, dopo un arresto concitato, moriva Bohli Kayes, tunisino con precedenti per spaccio, per il cui decesso sono imputati due carabinieri: Fabio Ventura e Gianluca Palumbo?

Santo Stefano al Mare: due carabinieri a processo per la morte del tunisino Bohli Kayes. In aula il racconto dei testimoni

Cos’è successo la sera del 5 giugno 2013 all’interno della caserma dei Carabinieri di Santo Stefano al Mare, quando, dopo un arresto concitato, moriva Bohli Kayes, tunisino con precedenti per spaccio, per il cui decesso sono imputati due carabinieri: Fabio Ventura e Gianluca Palumbo?

A provare a far luce su quanto accaduto il giudice Laura Russo, titolare del processo, iniziato questa mattina, che vede i due militari accusati di omicidio colposo, causato, secondo l’accusa, da un’eccesiva pressione esercitata dai due sul corpo del tunisino.

Tramite le testimonianze di chi ha assistito all’arresto e degli stessi militari che vi hanno partecipato, insieme a Ventura e Palumbo, difesi dall’avvocato Alessandro Vaccaro di Genova, sono stati ricostruiti i fatti iniziati nel parcheggio del supermercato Lidl di Arma di Taggia, dove i carabinieri si erano recati per la segnalazione di un’attività di spaccio.

Come raccontato questa mattina in aula, i due carabinieri intervenuti hanno avuto non poche difficoltà a bloccare Bohli Kayes, tanto da rendersi necessario l’intervento di Vincenzo Speranza, testimone a processo, che si era recato al supermercato a fare la spesa. “Mi sono avvicinato e ho visto la scena, ho chiesto se avessero bisogno d’aiuto, e i due carabinieri, in borghese, mi hanno detto di tenerlo fermo per le gambe”.

Da chiarire il perché, vista la presenza di almeno altri due militari in borghese al momento dell’arresto, sia stato necessario l’intervento di un civile, per quanto Speranza avesse fatto in passato parte dell’Arma.

Una volta stabilizzato, Bohli Kayes è stato fatto salire nell’auto dei Carabinieri, con a bordo l’allora comandante della stazione, il luogotenente Guido Lizza, seduto sul lato passeggero, alla guida un altro carabiniere e nel sedile posteriore, insieme al tunisino, che sarebbe stato posizionato orizzontalmente in disteso su un fianco, Ventura e Palumbo che si sarebbero seduti a lato dei sedili, reggendosi sulle maniglie laterali dell’auto, come riferito in aula da Lizza.

Poco dopo l’arrivo in caserma la chiamata al 118 e l’arrivo della Croce Verde di Taggia. Andrea Marchesi, all’epoca autista soccorritore della pubblica assistenza, è stato sentito oggi, riferendo di essersi recato sul posto dopo la chiamata della centrale per un soggetto in agitazione psicomotoria.

La scena che si sono trovati davanti Marchesi e il suo collega, Bruno Cavarero, era però decisamente diversa rispetto alla descrizione della telefonata. Bohli Kayes era infatti disteso supino sul pavimento vicino alla porta d’ingresso della caserma in stato di apparente incoscienza.

I due soccorritori hanno iniziato le manovre di verifica dei parametri vitali, riscontrando la presenza di circolo e respiro spontaneo. Dopo aver misurato la saturazione capillare periferica, riscontrando valori che hanno ritenuto non particolarmente preoccupanti, tanto da terminare l’intervento in codice giallo, hanno portato in ambulanza Bohli Kayes in ospedale, dove è morto per arresto cardiocircolatorio.

Il processo riprenderà il 19 settembre. La famiglia di Bohli Kayes si è costituita parte civile, assistita dagli avvocati Paolo Burlo e Bruno Di Giovanni.

Francesco Li Noce

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