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POLITICA | giovedì 14 giugno 2018, 12:04

Imperia: Antonio De Bonis non è più segretario cittadino del Partito Democratico. Le dimissioni a seguito del deludente risultato elettorale (Video)

"Era giusto che qualcuno si assumesse la responsabilità del risultato elettorale”, ha commentato De Bonis a Imperia News"

Antonio De Bonis non è più il segretario cittadino del Partito Democratico. La decisione a seguito del risultato deludente del Pd alle elezioni comunali di domenica scorsa, che ha visto il partito non andare oltre il 9% dei voti e la coalizione guidata dal candidato Sindaco Guido Abbo non raggiungere il ballottaggio del 24 giugno.



"Era giusto che qualcuno si assumesse la responsabilità del risultato elettorale”, ha commentato De Bonis a Imperia News". De Bonis si è dimesso anche dalla carica di membro del consiglio di indirizzo della Fondazione Carige.

LA DIRETTA DELLA CONFERENZA STAMPA

"Ho riflettuto in questi tre giorni su cosa dovesse fare il segretario cittadino a fronte di un risultato fortemente negativo come quello del Pd, non della coalizione in generale di Abbo che ha preso più voti secchi di tutti gli altri candidati. Ho deciso, venendo dai partiti tradizionali, di assumermi la responsabilità e di presentare le mie dimissioni. Devo dire che nessuno del partito mi ha chiesto di dare le dimissioni. Da aprile dell'anno scorso ho dato la mia disponibilità e mi sono rimesso in gioco con la mia esperienza in un momento già difficile per cercare di dare una mano. Ho fatto decine e decine di riunioni cercando di portare il partito a prendere le decisioni più largamente condivise. Cosa che abbiamo fatto anche per ciò che concerne il candidato sindaco e l'alleanza, in una scelta unanime dagli organi dirigenti del partito. Faccio due passi indietro: uno da segretario, anche se naturalmente rimarrò nel partito, l'altro da membro di consiglio di indirizzo della fondazione Carige perchè ritengo che questo era un incarico di indirizzo politico e ho preferito dare le dimissioni anche da questo".

Sul ballottaggio e su un possibile indirizzo di voto: "Come PD abbiamo deciso la nostra posizione ieri sera, non la esprimo perchè alle 18 e 30 di oggi il nostro candidato sindaco ha chiesto una riunione per vedere se riuscivamo ad avere una valutazione univoca sul ballottaggio. Posso dire quella che è la mia posizione personale da non più segretario: i due candidati che vanno al ballottaggio sono il rovescio della medaglia, hanno gestito per anni direttamente e con loro famigliari la città di Imperia. La crisi e le problematiche di Imperia derivano da scelte dei decenni precedenti come quella di non diventare una città  realmente turistica, non sono certo responsabilità di questi ultimi 5 anni pechè la crisi strutturale della città non dipende certo dall'amministrazione Capacci. Oggi si presentano come quelli che rilanciamo la città, come esempio posso dire che Lanteri, che è accusato dall'altro fronte del centrodestra di essere d'accordo con 'quelli della bettoniera', ha ricoperto per 13 anni il ruolo di assessore all'urbanistica che ha gestito il piano regolatore fatto da Scajola sindaco nel 1994. Volto alla costruzione di seconde case e non strutture ricettive turistiche".

Sulle aspettative deluse: "Noi ci rendevamo conto delle difficoltà. Pensavamo che questa coalizione viaggiasse, se andava male al 23% se andava bene al 26-27%. E dunque, partendo dal risultato del politiche che era quasi un 17%, pensavamo che il Pd andasse tra, in negativo il 12% in positivo il 15%. Siamo andati sotto il 10% e quindi abbiamo ottenuto un risultato ampiamente negativo. Non ci aspettavamo poi un crollo così drastico del 5 Stelle e che il voto di proposta potesse andare a Claudio Scajola, che a mio modo di vedere ha fatto il miracolo riuscendosi a presentare come il nuovo. Devo dire che la memoria storica di questa città difetta abbastanza".

Su Mannoni, segretario provinciale: "Mannoni lo ringrazio personalmente. Ha fatto una candidatura di servizio alle politiche in una posizione impossibile mettendosi a disposizione, stessa cosa ha fatto per le amministrative in maniera generosa. Dare responsabilità a lui per quanto concerne la città di Imperia credo non sia giusto perchè anzi è stato generoso. Non sono più i tempi in cui il partito dava l'indicazione di votare il capolista e segretario provinciale, è una realtà che non esiste più da 20 anni e si rifà alla prima repubblica".

Sull'uscita dalla maggioranza Capacci: "Ad aprile la situazione in maggioranza si era sfaldata. Noi nello scorso congresso cittadino di marzo, non essendoci già più di fatto la maggioranza in comune con assessori di Capacci che parlavano male della stessa amministrazione in riunioni di centrodestra, abbiamo deciso di ritirare la delegazione e abbiamo deciso di votare in base alle pratiche che arrivavano in consiglio comunale. Dopo il congresso e dopo essere diventato segretario abbiamo provato a limare proponendo un programma di fine legislatura, il sindaco si era preso l'impegno ma sono passati i mesi senza che questo si sia fatto. La cosa più grave è stata che il consiglio di amministrazione dell'Amat con la condivisione del sindaco, senza che lui ne parlasse a chi era rimasto a far parte della maggioranza, ha deciso di far chiedere per il debito il fallimento di Rivieracqua e addirittura la messa in discussione in Regione del lato pubblico. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, insieme al fatto che in sei mesi non è riuscito a fare un accordo di programma per finire i cinque anni di amministrazione. Non parlo più da segretario, ma io avrei rifatto le stesse scelte. Con Abbo abbiamo invece sempre avuto buoni rapporti, senza problemi di dialogo".

Sulla parte centrista del PD e sui possibili voti a Scajola: "La parte organica del Partito Democratico, no nella maniera più assoluta. Voglio dire che il candidato Abbo è quello che ha preso più preferenze nel voto disgiunto 540, anzi forse è successo il contrario è possibile che la riduzione del voto del Pd abbia inciso su quella percentuale bassa di affluenza al voto. Questo dimostra che una parte del nostro elettorato non ha conviso il percorso preso per queste amministrative. Ne faremo buon uso per poter correggere e rimediare a questo giudizio negativo e parlo degli elettori, 17%, delle politiche del 4 marzo".

Francesco Li Noce e Lorenzo Bonsignorio

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