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AL DIRETTORE | sabato 26 maggio 2018, 12:51

La relazione dell'ispettorato provinciale dell'agricoltura al Prefetto di Imperia del 3 ottobre 1940 sulla raccolta di olive di sudditi nemici, il racconto storico di Pierluigi Casalino

L'entrata in guerra dell'Italia, nel 1940, comportò diversi problemi relativi ai beni dei cittadini stranieri, divenuti, dopo lo scoppio delle ostilità, soggetti nemici sul territorio nazionale. In provincia di Imperia, in particolare, uno di questi problemi fu dato dalla raccolta delle olive di proprietà, appunto, di sudditi nemici.

"In provincia- scrive in proposito il dirigente dell'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura al Prefetto di Imperia - esiste un certo numero di proprietà, il cui elenco trovasi già presso codesta Prefettura, appartenenti a sudditi stranieri (inglesi e francesi) che sono rimaste totalmente abbandonate, così come sono rimaste abbandonate numerose proprietà della nuova zona conquistata in territorio di Mentone. Quasi sempre, in tali proprietà, esistono piante di olive portanti un buon raccolto che sarebbe destinato a perdersi se, fino da ora, non fossero presi provvedimenti atti ad utilizzare una produzione che è deficiente ai fabbisogni alimentari del Paese. Pertanto questo Ispettorato ravviserebbe l'opportunità che l'Eccellenza Vostra con particolare provvedimento, affidasse l'incarico della migliore utilizzazione delle olive delle proprietà più sopra ricordate, in modo non soltanto da evitare uno spreco di prodotto incompatibile con l'attuale situazione, ma anche da realizzare e tenere distinti i singoli ricavati che potranno essere messi in deposito presso un Istituto di Credito in attesa di definitiva sistemazione dei beni dei sudditi nemici".

Fin qui la relazione dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura. La questione del destino dei beni nemici divenne assai spinosa anche in ragione delle dolorose vicende di persone che, comunque sorprese dagli eventi bellici, coltivavano sinceramente sentimenti di ammirazione e rispetto verso l'Italia, un'Italia che amavano per le doti del suo popolo e le bellezze del suo paesaggio e del suo lascito culturale ed artistico. Il caso di una cittadina britannica De B. Daly innamorata della Riviera e da tempo residente a Bordighera (dirigeva negli anni Trenta il Giornale di Bordighera e ricevette nel 1933 un caldo elogio da parte del Prefetto di Imperia per il suo impegno civile) e in perfetta integrata con l'ambiente e dedita ad attività filantropica rappresenta uno dei tanti esempi di come la guerra sia una autentica offesa all'intelligenza, all'equilibrio della ragione e ai sentimenti di umanità. Un esperienza che non si vorrebbe sicuramente rivivere. I fanatismi, contemporanei, variamente connotati, infine, non sono da meno delle fenomenologie dittatoriali del XX secolo. 

Redazione

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