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Cronaca | 22 maggio 2018, 12:55

Imperia: "La teste escludeva di aver confuso il pene eretto con il nodo della cinta dei pantaloni" ecco le motivazioni della sentenza di condanna del ginecologo Luca Nicoletti

L’episodio è riferito alla testimonianza in aula di una delle vittime, la prima ad aver denunciato gli episodi di molestie

Imperia: "La teste escludeva di aver confuso il pene eretto con il nodo della cinta dei pantaloni" ecco le motivazioni della sentenza di condanna del ginecologo Luca Nicoletti

A domanda precisa la teste escludeva drasticamente di aver potuto confondere il pene eretto dell’imputato con il nodo alla cinta dei pantaloni”. Questa una delle frasi riportate nelle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado a otto anni e sei mesi e il pagamento di una provvisionale da 300mila euro, del ginecologo di Imperia Luca Nicoletti per violenza sessuale nei confronti delle pazienti.

L’episodio è riferito alla testimonianza in aula di una delle vittime, la prima ad aver denunciato gli episodi di molestie.

Proseguendo – si legge ancora – riferiva di non sapere quantificare quanto era durata la visita perché a lei sembrò ‘un’eternità’ e di non essere riuscita a reagire rimanendo interdetta e pensando che doveva fidarsi in quanto si trattava di un medico. Quando però lui terminò, informandola di non essere riuscito a vedere bene e che l’avrebbe fatta ritornare senza una visita formale, segnandola sull’agenda personale, lei, pur sconvolta e preoccupata per il nascituro, pensò ‘Io qua non ci torno più’”.

Qualche giorno dopo la donna si recò all’Asl dove parlò prima con un’ostetrica e poi con la dirigente del reparto.

Questa la genesi della denuncia – scrivono i giudici – va fortemente evidenziata perché attesta la genuinità e la spontaneità della denuncia, priva di qualsiasi intento vendicativo: la donna voleva solo dimenticare e fu l’infermiera a convincerla a raccontare”.

Altri episodi sono stati raccontati dalle vittime, cinque in totali costituitesi parti civili al processo che si è tenuto a porte chiuse.

I legali del medico, Andrea e Simone Vernazza, hanno annunciato ricorso in appello. Le parti civili sono assistite dagli avvocati Tito Schivo, Giada Piacentino e Michele Ferrari.

Redazione

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