/ CRONACA

Che tempo fa

Cerca nel web

CRONACA | 22 marzo 2018, 12:14

Imperia: processo per le autopsie 'fantasma' il Procuratore ha chiesto 6 anni e mezzo per Simona Del Vecchio. Dall'Asl chiesti 153mila euro di danni

In totale, sarebbero infatti ben 139 i certificati necroscopici che la dottoressa avrebbe firmato in bianco senza aver effettuato le autopsie sui cadaveri.

Imperia: processo per le autopsie 'fantasma' il Procuratore ha chiesto 6 anni e mezzo per Simona Del Vecchio. Dall'Asl chiesti 153mila euro di danni

Il dibattimento ha dimostrato, al di là di ogni spiegazione, come i certificati necroscopici fossero totalmente falsi, che non siano mai state visitate le persone morte, che questo era un vero e proprio metodo di lavoro della struttura complessa di medicina legale, in particolare della dottoressa Del vecchio. L’istruttoria su questo non lascia spazio a dubbi”.

Sono le parole del Procuratore Aggiunto di Imperia Grazia Pradella, pronunciate nel corso della lunga requisitoria del processo sulle cosiddette autopsie fantasma, al termine della quale è arrivata la richiesta di una condanna a sei anni e sei mesi nei confronti dell’unica imputata, l’ex dirigente della struttura Simona Del Vecchio, accusata di truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e peculato che, secondo quanto emerso dalle indagini effettuate dalla Guardia di Finanza, i cui uomini sono stati ringraziati in premessa dal Pubblico Ministero, gestiva con decisione e autorevolezza la struttura e il personale, come ricostruito dai testimoni che sono stati ascoltati in aula nel corso del processo.

Nel dettaglio, per quanto riguarda il reato di falso, alla dottoressa Del Vecchio viene contestata la compilazione di numerosi certificati necroscopici, senza che la stessa visionasse le salme o effettuasse le autopsie. Secondo l’accusa, i certificati venivano firmati in bianco dalla stessa dirigente della struttura complessa di medicina legale.

A supporto di tale tesi, importanti sono state anche le perquisizioni effettuate dai finanzieri che hanno trovato diversi moduli firmati dalla dottoressa, non ancora compilati.

Grazia Pradella cita le testimonianze di Stefania Stella, impiegata amministrativa dell’Asl, la quale ha ammesso di aver collaborato, seguendo le indicazioni della dottoressa Del Vecchio, nella redazione dei certificati falsi. “Stefania Stella – ha detto Grazia Pradella - ha patteggiato una pena a quattro mesi, è persona semplice che ha un titolo di studio di scuola media ma non ha motivo di odio rancore o antipatia per la dottoressa Del Vecchio, anzi la definisce una persona umana e addirittura dirà ‘per me è come una sorella’”.

Sono diversi gli episodi citati dal Pubblico Ministero nel corso della requisitoria. Significative, secondo il Pm, le intercettazioni telefoniche relative ai singoli decessi e i certificati. In una telefonata tra la Stefania Stella e Simona Del Vecchio, l’impiegata chiede la firma di altri certificati necroscopici “Che non ho più scorte”.

La data – aveva detto Stefania Stella nel corso di una precedente udienza - la mettevo su disposizione della dottoressa Del Vecchio, la quale mi diceva di guardare l’agenda e di mettere l’orario dei decessi a seconda degli impegni della dottoressa”.
Quanti certificati venivano fatti in questo modo?”, aveva chiesto il Pm. “Su cento, novantacinque erano fatti a tavolino”, aveva risposto l’impiegata.

Come si è visto in altre intercettazioni – continua il Pm – il sistema si allargava a altri soggetti come Nando Rosato, il quale non è chiaro che rapporti avesse con l’Asl e perché fosse nelle sale autoptiche, fatto sta che ci entra, fa discorsi tecnici, parla del caso di un cacciatore vittima di un incidente di caccia, e anche lui ha certificati in bianco firmati dalla Del Vecchio, con la quale disquisiva di foro di entrata e di uscita del proiettile. Lui nelle intercettazioni dice ‘Ho qualche foglio firmato suo’, la Del vecchio gli risponde: ‘Te li lascio per i miei turni, tienili per miei turni, quelli miei’”.

Citati anche i casi delle visite domiciliari, che secondo quanto emerso dalle indagini non sarebbero state effettuate dalla dottoressa.

Circa i riscontri sulla falsità dei certificati necroscopici, - continua il Pubblico Ministero - la Procura ha messo nella lista testi alcuni dei parenti delle persone decedute, e lo ha fatto per completezza, in un’ottica di rinvenire elementi a corroborazione della falsità dei certificati. Si tratta di parenti e direttori sanitari di case di riposo. La Procura voleva chiedere loro se avessero visto un medico legale o comunque un medico che non fosse del 118 o di famiglia”.

Nel corso del dibattimento, i parenti dei defunti hanno dichiarato di non aver mai ricevuto la visita dei medici legali in casa nei giorni in cui nell’appartamento si trovava la salma del proprio caro. La tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Bosio, sarebbe volta a dimostrare che la dottoressa in realtà si sarebbe recata nelle abitazioni a effettuare le visite necroscopiche con discrezione, senza farsi vedere dai parenti.

Se hai un parente in casa morto, - continua Grazia Pradella – è un momento emotivo particolare, si tratta di momenti la cui scansione logica e cronologica rimane impressa nella mente. E’ un contesto che tutti conosciamo, questi sono momenti impressi nella testa di ciascuno di noi che ricordiamo la visita di un medico che tocca la salma di un proprio caro, e che non può entrare e uscire alla chetichella come un visitatore estemporaneo. Non capito l’insistenza delle domande da parte della difesa ai parenti, ai quali è stato chiesto se a un certo punto si fossero assentati, ma davvero si vuole pensare che un medico entri alla chetichella, faccia la visita e esca senza salutare nessuno e senza lasciare un documento in casa?”.

Ancora, citato il caso di un’anziana morta per trauma cranico mentre si trovava in una casa di riposo, a causa di una manovra maldestra degli addetti della struttura, che le ha fatto sbattere la testa contro un macchinario in metallo mentre cercavano di alzarla dal letto. Nel certificato la dottoressa Del Vecchio aveva indicato un’insufficienza respiratoria come causa del decesso. Al telefono inoltre, lo stesso medico sarebbe intervenuta al telefono dicendo a una collega di non scrivere trauma cranico “Sennò dobbiamo fare l’autopsia a un’ottantenne, mica possiamo farle a tutti le autopsie”, lasciando intendere che non valesse la pena svolgere un esame autoptico nei confronti di una persona anziana.

Proprio questa disparità di trattamento, tra persone giovani e anziane, ha colpito il Pm che l’ha definita “Una drammatica classificazione delle morti, perché la falsificazione dei certificati non avveniva in situazioni che potessero destare sospetti, ovvero per le morti delle persone giovani o le morti ‘strane’”.    

 Per quanto riguarda le accuse di peculato, più volte questa mattina il Pm lo ha definito il reato “spia”, quello che ha permesso, grazie alle minuziose indagini della Gdf, di risalire al modus operandi della dottoressa Del Vecchio. Il reato le viene contestato per l’uso improprio della Fiat Panda dell’Asl 1 Imperiese, sulla quale deteneva un uso personale e quasi esclusivo, che utilizzava per commissioni personali, come recarsi dall’estetista o in un negozio di ceramiche a Savona, mentre al cellulare visionava i certificati Istat delle salme. La dottoressa, come emerso dalle intercettazioni ambientali e dalle rilevazioni del gps, portava l’auto a casa propria, dove la lasciava tutta la notte, faceva salire a bordo i propri cani, tutto questo senza aver richiesto alcuna autorizzazione all’Asl, che pagava anche il carburante della vettura.

A colpire il Pm anche la condotta processuale tenuta dalla dottoressa Del Vecchio, la quale ha chiesto di essere sentita in aula, per tentare di convincere i giudici dell’esistenza di un complotto ai suoi danni, ordito uno dei medici coinvolto nell’inchiesta che, ricordiamo, ha riguardato la quasi totalità dei medici legali della struttura complessa dell’Asl, che saranno giudicati in un processo parallelo che inizierà a giugno.

Quello che emerge – conclude il Pm – è la superficialità, l’approssimazione, l’utilizzo disinvolto dei mezzi pubblici, il raccontare fatti smentibili a diversi interlocutori, il metodo disinvolto, illecito, adottato da lei e altri colleghi con frequenze e modalità diverse. Sono state gestite le problematiche relative ai defunti con ingiustificata disinvoltura, è stato chiesto agli addetti delle pompe funebri di togliere peacemaker dalle salme, gli Istat sono stati visti per foto mentre era all’Iperceramica, ha dato le deleghe a ‘Nando’ che aveva la terza media. Un quadro avvilente della concezione della professione medica. La dottoressa avrà anche raggiunto gli obiettivi di risultato che l’Asl gli imponeva, ma a che prezzo? Di trattare la morte che porta con sé una serie di emozioni di parenti, amici, del defunto stesso, nel modo che fin troppo chiaramente emerge dagli atti di questa indagine, che ha trovato conferma con toni che a volte mi hanno stupita in questo dibattimento. Per il suo atteggiamento processuale, la dottoressa Del vecchio non merita le attenuanti generiche, anche se incensurata, non ha preso il minimo distacco dal metodo criminale adottato per mesi e mesi, come dimostrato dalle indagini che, se fatte con l’ausilio di più uomini e mezzi avrebbero povuto ripercorrere gli anni precedenti. Anzi, la dottoressa ha cercato di convincerci che fossero tutte invenzioni”.

Dopo il Pm sono arrivate le richieste di pena dell’avvocato di parte civile, che rappresenta l’Asl 1 Imperiese Marco Barilati, il quale ha chiesto un risarcimento complessivo di 153.769,64 euro, di cui 120mila euro di danni d’immagine.

Francesco Li Noce

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium