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POLITICA | 21 marzo 2018, 12:31

Dipendenti Trony di Camporosso ed Imperia sul piede di guerra dopo la 'sospensione' di venerdì scorso (Foto e Video)

Le dichiarazioni dei dipendenti dei due punti vendita esterrefatti per l'accaduto. "Non siamo licenziati ma non possiamo lavorare". Situazione particolarmente intricata anche per i sindacati.

Dipendenti Trony di Camporosso ed Imperia sul piede di guerra dopo la 'sospensione' di venerdì scorso (Foto e Video)

Incontro con i dipendenti del gruppo Trony, ovvero della società Dps Group della provincia di Imperia, questa mattina presso la Camera del Lavoro, nel capoluogo. L’incontro si è svolto per cercare un minimo di trasparenza sulle azioni future che saranno necessarie per i lavoratori che, venerdì scorso si sono trovati la saracinesca dei negozi tirata giù ed un messaggio nel quale si sono trovati in ‘sospensione lavorativa’, senza retribuzione e senza la possibilità di accedere ad eventuali ammortizzatori sociali.

All’incontro erano presenti alcuni dei dipendenti dei punti vendita di Camporosso ed Imperia, chiusi da venerdì scorso. Gli stessi si sono trovati le serrande abbassate ed una semplice comunicazione via Whatsapp dai responsabili di area, che annunciavano appunto la chiusura. “Venerdì sera – ci ha detto il responsabile del punto vendita di Camporosso – ho ricevuto una chiamata dal capo area di non aprire il negozio al sabato senza nessuna motivazione particolare. Il giorno dopo è arrivata la stessa comunicazione ma, al momento nessuna notizia è stata ricevuta dalla proprietà”.

I dipendenti stanno cercando delle soluzioni con la camera del lavoro, anche se il percorso sarà lunga e difficile. I sindacati hanno anche confermato di non aver mai affrontato una situazione del genere. Giorgio Adamo, dipendente del negozio di Pontedassio ha confermato che, già da diverso tempo, si notava come la situazione non fosse positiva: “Già a dicembre abbiamo visto che il materiale non arrivava e, due settimane fa è arrivata una comunicazione, secondo la quale il materiale sarebbe andato in due punti vendita del Sud. Ad oggi noi non possiamo più entrare nel punto vendita, dove tra l’altro abbiamo anche del materiale di nostra proprietà e non sappiamo nulla. In più non abbiamo nessuna comunicazione ufficiale, ma solo un messaggio whatsapp e non vorremmo addirittura trovarci nel torto, in futuro. Non siamo licenziati e dobbiamo solo attendere”.   

Andrea Gavi

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