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CRONACA | lunedì 19 marzo 2018, 08:01

Se l'Italia piange la Francia non ride: anche Nizza ha la sua rifiutopoli da molti milioni di euro

Nei prossimi gironi l’affare avrà sicuramente nuovi sviluppi che potrebbero anche essere clamorosi.

Se l'Italia piange la Francia non ride: anche Nizza ha la sua rifiutopoli da molti milioni di euro

Nizza e il territorio metropolitano si trovano nel bel mezzo di uno scandalo di portata ancora non ben chiara, del quale sono vittima al pari di intere comunità e di molti enti pubblici. Una vera e propria “rifiutopoli” con milioni di euro indebitamente guadagnati da imprese che avrebbero utilizzato, senza alcun trattamento, i rifiuti e le macerie provenienti di cantieri pubblici e privati o si sarebbero limitate a interrare il materiale sempre senza sottoporlo ad alcun intervento preventivo.

Due anni d’indagini, condotte dal Tribunale di Nizza, con l’intervento diretto di tre giudici istruttori, hanno rivelato un volume di affari di svariati milioni di euro tra il Var e le Alpi Marittime: nove le persone al momento messe sotto l’esame della giustizia, quindici camion sequestrati, tre le persone incarcerate. Il sistema era semplice: invece di lavorare i rifiuti e le macerie, le imprese provvedevano al loro riutilizzo o, semplicemente, le interravano. Forti preoccupazioni riguardano il Magnan e i suoi affluenti.

La  Métropole Nice Côte d’Azur pare direttamente coinvolta, come parte lesa, nell’affare in quanto parte di rifiuti non trattati provenivano dai cantieri delle lignes 2 e 3 del tram. A questo proposito la Città Metropolitana, con la lettera al Procuratore della Repubblica che pubblichiamo al fondo di questo articolo, a firma di Lauriano Azinheirinha, Direttore Generale dei Servizi (per conto di Christian Estrosi) ha comunicato la determinazione di costituirsi parte civile.

L’inchiesta che ha portato allo scandalo ha preso avvio in modo assolutamente banale: un’impresa con sede a Monaco, che stava lavorando nel Dipartimento delle Alpi Marittime, era sospettata di non rispettare le norme sui contributi sociali e di commettere infrazioni alla legge sul lavoro. La gendarmeria, incaricata della sorveglianza, nel corso delle indagini si è imbattuta in reati ambientali e finanziari di ben diversa portata. A svelare il retroscena lo stesso Procuratore della Repubblica di Nizza Jean Michel Prêtre.

Un impresario che si sarebbe fatto costruire la casa sopra un deposito di macerie nel Dipartimento delle Alpi Marittime, sarebbe stato rimesso in libertà dopo aver depositato una profumata cauzione.

Nei prossimi gironi l’affare avrà sicuramente nuovi sviluppi che potrebbero anche essere clamorosi. Le normative che sarebbero state violate riguardano più leggi e settori dal codice penale a quello ambientale, da quello urbanistico a quello forestale, mentre cominciano a sorgere dubbi sulla “tenuta” di alcuni terreni, vicino a letti di corsi d’acqua, che sono stati “violentati” con depositi abusivi di macerie non stabili.    

Beppe Tassone

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