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Cronaca | 19 marzo 2018, 19:08

Imperia: caso del capannone di Piani, il Tar accoglie il ricorso dell'imprenditore Antonio Marzo

“L’impugnata deliberazione consiliare, pertanto, è irrimediabilmente viziata sotto il profilo della carenza di motivazione e della contraddittorietà intrinseca, poiché la decisione negativa si pone in aperto (e immotivato) contrasto con le argomentazioni favorevoli sviluppate nella parte motiva dell’atto”

Imperia: caso del capannone di Piani, il Tar accoglie il ricorso dell'imprenditore Antonio Marzo

 

L’impugnata deliberazione consiliare, pertanto, è irrimediabilmente viziata sotto il profilo della carenza di motivazione e della contraddittorietà intrinseca, poiché la decisione negativa si pone in aperto (e immotivato) contrasto con le argomentazioni favorevoli sviluppate nella parte motiva dell’atto”. Così i giudici del Tar Liguria hanno accolto il ricorso che l’imprenditore Antonio Marzo ha presentato contro la decisione del Consiglio Comunale di bocciare la proposta di variante al piano regolatore per trasformare un’area sita a Piani, in artigianale e poter così permettere la costruzione di un capannone e il passaggio dei camion che servirebbero all’attività proposta da Marzo.

Anche a tale riguardo, - si legge ancora nella sentenza - risultano prive di consistenza le eccezioni sollevate dalla difesa comunale, con riferimento alla natura discrezionale del provvedimento impugnato e all’asserita possibilità di trarre le motivazioni del dissenso dalla discussione svoltasi nel corso della seduta consiliare.

L’ampia discrezionalità di cui dispone l’Amministrazione nella materia de qua non la dispensa, infatti, dall’onere di fornire una specifica motivazione delle scelte urbanistiche che interessano aree determinate.
I contenuti del dibattito consiliare, infine, non sono stati riprodotti o fatti oggetto di richiamo nel contesto dell’atto deliberativo (e neppure negli scritti difensivi), sicché va esclusa la possibilità di “estrapolarne” la motivazione della contestata scelta negativa, tanto più che le variegate opinioni espresse in tale contesto rendono obiettivamente impossibile una ragionata ricostruzione delle ragioni del dissenso.

Per tali motivi, è fondata e deve essere accolta la domanda di annullamento proposta dalla ricorrente.

Non può essere accolta, invece, l’istanza di risarcimento del danno da provvedimento illegittimo, poiché essenzialmente fondata sulla prospettazione della colpa dell’amministrazione, ma non corredata di elementi atti ad orientare la quantificazione dei pregiudizi economici fatti oggetto di generica allegazione.

Le spese di giudizio vanno poste a carico dell’Amministrazione soccombente e sono equitativamente liquidate in dispositivo”.

QUI LA SENTENZA

 

Francesco Li Noce

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