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CRONACA | 15 marzo 2018, 14:41

Ventimiglia: migranti, parlano i ‘Medici volontari e solidali del Ponente’, “Il nostro ambulatorio settimanale è una piccola goccia di solidarietà” (Foto)

"Ci siamo organizzati, assieme ad altri volontari e con mediatori culturali e linguistici, per dare un minimo di assistenza medica alle persone migranti che rimangono fuori dal circuito dell'accoglienza ufficiale.”

Ventimiglia: migranti, parlano i ‘Medici volontari e solidali del Ponente’, “Il nostro ambulatorio settimanale è una piccola goccia di solidarietà” (Foto)

“Dalla scorsa estate la situazione dei migranti a Ventimiglia è peggiorata in maniera esponenziale: la chiusura del centro di accoglienza volontario delle Gianchette, contrariamente a quanto auspicato dalle autorità, non ha spinto le persone in viaggio a cercare ospitalità presso il campo della CRI “alleggerendo” la situazione nel quartiere. Al contrario ha prodotto la creazione  di un “campo informale” di considerevoli dimensioni sotto al ponte.”

A dirlo sono i ‘Medici volontari e solidali del Ponente’ che da metà febbraio operano sotto il cavalcavia di Roverino, a Ventimiglia, prestando assistenza ai migranti che, da mesi ormai, vivono accampati lungo il Roja. 

“E' difficile capire perché così tante persone “preferiscano” la precarietà di questo campo - continuano in una nota inviata al nostro giornale - il freddo, la scarsa igiene, i ratti, al ben più lindo e controllato Campo Roja, gestito dalla CRI e ancor più come questa scelta sia fatta anche da tante giovani donne, da madri con i loro figlioletti al seguito. Potrebbero essere i blindati della Polizia posti all'entrata, il recinto attorno, la distanza dal centro città, il timore di poter essere facilmente rispediti indietro, il timore di essere più controllati e avere maggiori difficoltà ad attraversare il confine. Potrebbe essere tutto ciò oppure altro, non sta a noi dare risposte sociologiche o politiche per spiegarne genesi e dinamiche.” 

Da metà febbraio, almeno due volte a settimana, hanno allestito un gazebo sotto il cavalcavia in cui prestare una minima assistenza: “Noi siamo ,edici e come tali ci basta l'evidenza del dato - proseguono - esiste un campo informale che ospita centinaia di persone e tra essi tantissimi soggetti vulnerabili, donne, bambini piccoli, minori, e tutti, oltre a vivere in condizioni estreme, sono assolutamente invisibili, non hanno nessun tipo di tutela, men che meno quella sanitaria.

Per questo motivo, ci siamo organizzati, assieme ad altri volontari e con mediatori culturali e linguistici, per dare un minimo di assistenza medica  alle persone migranti che rimangono fuori dal circuito dell'accoglienza ufficiale.”

Una sorta di ‘ambulatorio volante’, dunque, dove chi vive lungo il Roja può trovare una minima assistenza sanitaria: “Un gazebo precario come le loro tende - continuano - in cui visitiamo, facciamo medicazioni, diamo consigli e forniamo le prime cure. Dagli inizi di febbraio ad oggi, siamo riusciti a garantire una presenza costante di due turni ambulatoriali a settimana e abbiamo avuto modo di visitare centinaia di persone.

Niente di risolutivo purtroppo, una piccola goccia di solidarietà in un mare di indifferenza che vorremmo fosse però un segnale chiaro. Vorremmo che non servisse a coprire in qualche modo le manchevolezze di un sistema che di “accoglienza” ha solo il nome, ma fungesse da segnale politico chiaro per evidenziare che di altro c'è bisogno e che altro, molto altro, bisogna fare per “rimanere umani”.

Simona Della Croce

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