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#FONDATASULLAVORO | domenica 25 febbraio 2018, 12:05

Speciale tirocini in Liguria: tipologie, durata, contenuti formativi e.... suggerimenti

Generalmente, i soggetti destinatari allo status di tirocinante debbono essere persone in età lavorativa che abbiano assolto l'obbligo scolastico.

Nello scorso appuntamento abbiamo affrontato a grandi linee il tema del tirocini, definendone la collocazione nel panorama legislativo. Proprio a tal proposito si è accennato ai recenti interventi normativi attuati nella Regione Liguria con la Delibera di Giunta Regionale n. 1186/2017, che ha provveduto ad un generale aggiornamento della normativa in tema di tirocini extracurricolari. Oggi proveremo a sintetizzare alcuni elementi essenziali.

Generalmente, i soggetti destinatari allo status di tirocinante debbono essere persone in età lavorativa che abbiano assolto l'obbligo scolastico.
In modo più specifico, il tirocinio extracurricolare può essere rivolto a: disoccupati; percettori di ammortizzatori sociali; soggetti che ricercano un nuovo lavoro; persone a rischio di disoccupazione, altri soggetti privi di impiego, disabili e soggetti svantaggiati oggetto di particolari piani di inserimento e/o reinserimento lavorativo (ed altri casi particolari individuati dalla legge).

Una delle più diffuse declinazioni di tirocinio extracurricolare, oltre a quella di orientamento, è senz'altro quella finalizzata all'inserimento/reinserimento lavorativo. Tale particolare modalità rappresenta essenzialmente un'occasione di avvicinamento al mondo del lavoro, offerta a persone che, per i più vari motivi, ne sono uscite, oppure che non vi sono mai entrate.

La normativa regionale di riferimento dedica attenzione anche alla durata del rapporto. A tal proposito, il periodo minimo di formazione non può essere definito al di sotto dei due mesi. La durata massima, invece, considerando anche le possibili proroghe o rinnovi di uno stesso rapporto tra i medesimi soggetti, non può superare i 12 mesi. Solo nel caso di tirocini rivolti a persone disabili il periodo massimo può essere elevato sino a 24 mesi.

Tuttavia, fermo quanto appena specificato, la stessa legge regionale pare anche invocare una certa ragionevolezza delle parti sul punto della definizione dei tempi di tirocinio. Infatti, se è vero che il tirocinio è un rapporto finalizzato all'acquisizione di competenze sul campo, è comunque necessario che la durata del percorso sia coerente con gli obbiettivi da conseguire. Pertanto sarebbe fortemente sconsigliato ricorrere a tirocini molto lunghi per favorire l'apprendimento di compiti elementari o addirittura per i quali non sia necessaria alcuna specifica esperienza. Inoltre in questi casi è la stessa citata legge a porre un ulteriore freno, inserendo tra le condizioni di attivazione del tirocinio il fatto di non adibire i tirocinanti ad "attività per le quali non sia necessario un periodo formativo".    

Inoltre, proprio a proposito dell'importanza della formazione erogata, una volta terminato il rapporto, il soggetto promotore dovrà rilasciare al tirocinante un'attestazione finale, sottoscritta anche dal datore di lavoro ospitante. In tale documento saranno infatti inserite le attività effettivamente svolte, associate al relativo codice di classificazione del settore economico professionale. Attraverso questo fondamentale passaggio, oltre ad attestare il complessivo buon esito della sua formazione, si consente al tirocinante di poter spendere in modo qualificato le conoscenze apprese, nell'ottica delle sue future scelte professionali.

Edoardo Crespi

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