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ATTUALITÀ | sabato 24 febbraio 2018, 19:43

Sanremo: domani al Castello Devachan, commemorazione ANPI per le vittime del 5 marzo 1945

Il tragico episodio raccontato da Amelia Narciso

Sanremo: domani al Castello Devachan, commemorazione ANPI per le vittime del 5 marzo 1945

La sezione ANPI ‘G.Cristiano Pesavento’ domani, domenica 25 alle 9.30 in corso Inglesi commemorerà davanti alla lapide che da pochi anni, l'ANPI ha potuto erigere presso il Castello Devachan le vittime del tragico 5 marzo 1945.

Amelia Narciso racconta gli avvenimenti: “Durante un rastrellamento a tappeto, favorito dalla nebbia, il 18 febbraio 1945 forze nazifasciste avevano sorpreso, nella zona di Beusi il Comando del Battaglione e il III Distaccamento ‘A: Oddo’, comandato da Giovanni Pastorino (Tito). I partigiani avevano tentato di resistere ma, essendosi i nazifascisti avvicinati al Casone durante la notte, alcuni di essi non riescono a mettersi in salvo e  cadono in mano ai bersaglieri fascisti: Beniamino Miliano, Luigi Ricagno, Renato Dardanelli, Antonio Palmisano, Francesco Bergonzo. I tedeschi a loro volta, fanno prigionieri Lanteri Secondo, Carmelo Genova, Emilio Cesarone, Francesco Lanteri, Francesco Foca. Due prigionieri catturati pochi giorni prima avevano collaborato, convinti di avere salva la vita: Domenico Lupi e Benedetto Reghezza, e in seguito  delle loro indicazioni, vennero catturati anche Luigi Anfossi, Enrico Poggi, Riccardo Scarpari  e Guido Bendinelli, che vennero portati con gli altri al Castello Devachan. Ci sembra importante raccontare la testimonianza della  figlia di Francesco Lanteri, Rosetta, all'epoca appena dodicenne.  Guidati dalla spia Armida Santini, nella notte del 18 febbraio i nazifascisti, con i piedi fasciati di stracci per non fare rumore, avevano circondato la sua casa, avevano sfondato le porte e trascinato tutta la famiglia fuori, davanti a tre mitragliatrici. Ricorda che Il padre venne brutalmente percosso, tanto che un occhio gli uscì dall'orbita, il figlio tredicenne, staffetta partigiana, venne a sua volta brutalmente torturato davanti a tutta la famiglia, per ultimo i nazifascisti non ebbero nessuna pietà neppure per il cane Bijou, un cane speciale, che abbaiava solo ai nazisti e restava in silenzio quando nel casone arrivavano i partigiani. Infine, dopo aver razziato ciò che potevano, avevano dato fuoco alla cascina dei Lanteri. Dopo questo strazio il padre viene condotto con gli altri prigionieri al Castello Devachan, dove, all'alba del 5 marzo, senza processo, verranno fucilati tutti quanti, compresi il Reghezza e il Lupi. All'alba del 6 marzo 1945 con un ‘autocarro della nettezza urbana’ i corpi di questi giovani, fucilati senza alcun processo nel giardino del Castello, furono raccolti e scaricati in una fossa comune. (La spia, alla Liberazione, fuggì a Genova, riuscendo, come tanti altri, a evitare una degna condanna). Il fascismo era, è stato, ed è un crimine”.

C.S.

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