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SOLIDARIETÀ | 22 febbraio 2018, 08:01

Anche gli studenti del 'Polo-Fermi-Montale' all'incontro con Libera per la lotta alle mafie (Foto)

Dopo aver affrontato con i propri insegnanti le principali tematiche che caratterizzano la Giornata dedicata a più di novecento vittime che hanno perso la vita per mano delle organizzazioni mafiose, gli studenti hanno potuto incontrare i coniugi Francesca e Giovanni Gabriele.

Anche gli studenti del 'Polo-Fermi-Montale' all'incontro con Libera per la lotta alle mafie (Foto)

Gli studenti degli Istituti Fermi, Polo e Montale hanno partecipato, martedì scorso, all’incontro organizzato in collaborazione con l’associazione Libera contro le mafie in preparazione della 23a Giornata Nazionale della memoria e dell’Impegno per le Vittime delle Mafie (istituito con l'approvazione definitiva del Parlamento il 1° marzo 2017).

Dopo aver affrontato con i propri insegnanti le principali tematiche che caratterizzano la Giornata dedicata a più di novecento vittime che hanno perso la vita per mano delle organizzazioni mafiose, gli studenti  hanno potuto incontrare i coniugi Francesca e Giovanni Gabriele. Il loro figlio Domenico (Dodò) fu ucciso nel 2009, all'età di undici anni, nel corso di un agguato tra clan rivali della 'ndrangheta, mentre giocava in un campetto di calcio a Crotone. La storia di Dodò, un bimbo che stava giocando a calcetto, cioè era nel posto giusto e al momento giusto, e stava giocando, cioè esercitando un diritto di tutti i bimbi, ci racconta molto della violenza mafiosa, che non rispetta, come dicono alcuni, donne e bambini, ma colpisce le proprie vittime senza farsi scrupoli. Quel giorno gli assassini dovevano colpire un loro rivale e hanno sparato durante una partita di calcetto colpendo nove persone innocenti e uccidendone una, Domenico Gabriele.

Ma la lotta alla mafia non può restare solo memoria, deve diventare impegno e consapevolezza. Ne ha parlato ai ragazzi Rocco Mangiardi, imprenditore di Crotone, testimone di giustizia, che vive sotto scorta da quando, non avendo accettato di pagare il pizzo alla 'ndrangheta e avendo testimoniato in Tribunale, è stato minacciato di morte.

Il coraggio di Rocco Mangiardi ha raggiunto il suo scopo: colui che voleva imporgli di pagare il pizzo è stato condannato ed è in carcere. Gli studenti hanno seguito con grande attenzione e coinvolgimento i racconti degli intervenuti, esempi di dignità e di forza di fronte alla violenza della ‘ndrangheta in Calabria. Molte le domande e gli interventi che hanno dimostrato ancora una volta la sensibilità delle giovani generazioni e il loro profondo desiderio di giustizia.

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