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Sanremo Ospedaletti | domenica 18 febbraio 2018, 07:32

Sanremo: da 30 anni nell'Orchestra Sinfonica, intervista al prof. Potter "Vi racconto il Festival"

Sul palco dell'Ariston, seduto in prima fila a sinistra, nella sezione Viole, c’era anche Wynneford Potter. Originario del Galles, dal 1988 vive e lavora a Sanremo come professore d'orchestra.

Winneford Potter durante la settimana del Festival

Winneford Potter durante la settimana del Festival

Se il Festival della Canzone Italiana è un successo, il merito è anche dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo. Quest’anno, la musica, è stata più che mai protagonista sul palco insieme al talento dei professori d'orchestra. Seduto in prima fila a sinistra, nella sezione Viole, c’era anche Wynneford Potter.

Originario del Galles, più precisamente di Swansea, Potter vive e lavora nella città dei fiori dal 1988. Esattamente trent’anni fa è iniziata la sua avventura nell'Orchestra Sinfonica di Sanremo come Viola di fila con obbligo della Prima Viola. Una vita di musica e passione coltivata fin da bambino, prima nella banda locale, poi a scuola e all’Università di Cardiff. Il suo è un talento di famiglia e la musica gli ha fatto incontrare anche l’amore. Sua moglie, Lucia Pappalardo, oggi insegnante al Baragallo di Sanremo ha suonato all’Arena di Verona per 10 anni.

Cosa ti ha portato nella città dei fiori e del Festival? Prima di arrivare a Sanremo ho suonato nell’Orchestra Nazionale di Islanda, poi, dopo aver superato un’audizione internazionale a Londra ho lavorato quasi due anni per l'Orchestra Toscanini di Parma - ci racconta Potter - Successivamente l’Orchestra Sinfonica di Sanremo aveva bisogno di una Viola, ho iniziato con i primi tre mesi, poi ho fatto l’audizione e da quel giorno sono passati 30 anni".

Dal 2003, insieme agli altri colleghi, Potter fa parte del grande carrozzone del Festival di Sanremo. Una manifestazione internazionale dove luci e telecamere sono puntate anche sui professori d’orchestra. “Ho vissuto tutte le ultime edizioni, tranne l’anno scorso per problemi di salute - conferma - è sicuramente una vetrina importante per noi, ci dà grande visibilità. Viviamo delle giornate intense, iniziamo a prepararci 4 settimane prima a Roma, da soli, come orchestra e poi insieme a tutti per provare lo show intero”.

Quali emozioni hai provato durante le serate? Sono rimasto concentrato su quello che dovevo fare e ho mantenuto la massima attenzione, siamo sotto gli occhi di tutti, dei giornalisti e del pubblico a casa - conferma - ma alla fine per quanto stancante è anche divertente”.

Quale rapporto si instaura con i cantanti e i presentatori? “Sicuramente loro apprezzano il nostro lavoro, soprattutto per chi viene per la prima volta al Festival. Chi sente l’orchestra suonare prova una forte emozione. A livello tecnico per noi è meno impegnativo che eseguire una sinfonia di Beethoven - aggiunge Potter scherzando - Quest’anno però abbiamo accompagnato tutte le canzoni, comprese quelle degli ospiti che di solito si esibiscono con le basi. La direzione musicale era affidata a Geoff Westley, ha fatto degli arrangiamenti di altissimo livello”.

Qual è stata la tua canzone preferita, il momento del Festival che ti ha colpito di più?Mi è piaciuto il brano di Ron perché legato anche a Lucio Dalla. E poi ho apprezzato molto Lo Stato Sociale (secondi classificati ndr), loro sono di origine bolognese come mia moglie. Nella serata dei duetti, quando si sono esibiti con il Coro dell’Antoniano di Bologna, c’era anche mia nipote sul palco. Una parte della mia famiglia si è riunita in occasione del Festival, è stato molto bello”.

I presentatori, i cantanti ma anche lo stesso sindaco Biancheri hanno più volte espresso un plauso alla Sinfonica per la professionalità. Una soddisfazione per voi professori d'orchestra: “Si, è stato gratificante ricevere il sostegno anche dal Sindaco che ha voluto una foto con noi - spiega - è importante anche perché non dimentichiamo che questo è il quinto anno in cui abbiamo tagliato il nostro stipendio per salvare il bilancio della Fondazione, un sacrificio che abbiamo fatto per il futuro di questa realtà così prestigiosa. Il mio augurio è che possa crescere ed essere utilizzata al massimo delle sue potenzialità”.

Un sogno nel cassetto? “Ho suonato anche nell’orchestra a Montecarlo, ma in generale in questi anni non ho ancora avuto l’occasione di eseguire la Bohème di Puccini, la mia opera preferita. Mi piacerebbe fare questo prima di andare in pensione". Nostalgia di casa?: “Sì il Galles mi manca, ma rispetto a Sanremo è un posto molto diverso non solo per il clima. E poi mi piace la cucina locale: adoro la sardenaira, la torta verde e la farinata".

Silvia Iuliano

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