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EVENTI | martedì 13 febbraio 2018, 14:28

A Bordighera ‘Giovanna D'Arco - Visioni di una donna’, il nuovo spettacolo teatrale di Aldo Rapè

L'appuntamento è per sabato 17 Febbraio alle ore 21.00 presso il teatro del Palazzo del Parco

Grande attesa per la ripresa di TeaLtro, la nuova stagione teatrale invernale di Bordighera, la cui Direzione Artistica è stata affidata per il 2018 a “LIBER theatrum”.

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto da “Ridere rende liberi” il nuovo spettacolo per la regia di Diego Marangon in occasione della Giornata della Memoria, il prossimo appuntamento è fissato per Sabato 17 Febbraio alle ore 21.00 al teatro del Palazzo del Parco di Bordighera con “JEANNE d'ARC – Visioni di una donna” (originariamente Giovanna d'Arco 'A Santuzza) per la regia e drammaturgia di Aldo Rapè e le musiche originali di Aldo Giordano. Una produzione esecutiva PRIMAQUINTA TEATRO con il sostegno del Comune di Caltanissetta.

Sei le attrici in scena, tutte giovani siciliane, per uno spettacolo che già si preannuncia molto intenso, suggestivo, audace, intrigante, certamente inaspettato e che sorprenderà il pubblico. Quest'ultimo memore della grandissima emozione suscitata dalla visione di “MUTU” il bellissimo lavoro dedicato al tema della mafia, con cui Rapè ha vinto al Festival di Avignone il premio riservato al miglior spettacolo in lingua straniera davanti a ben 1.200 concorrenti!

Partendo dalla citazione tratta da “Il grande inquisitore” di Dostoevskij “L’uomo non cerca tanto Dio quanto i miracoli” Aldo Rapè trasferisce la storia e le vicende della giovane contadina francese, che durante la guerra dei Cent’anni guida il popolo contro gli inglesi invasori per finire poi catturata, accusata di eresia e stregoneria e bruciata viva dall’Inquisizione, in Sicilia, terra di miti e credenze, dove una Donna si prepara per i solenni festeggiamenti della santa del paese, Santa Giovanna D’Arco, in cerca di un miracolo. Il mondo visionario e rivoluzionario dell’eroina francese e santa cattolica, condannata al rogo ed arsa viva nel maggio del 1431. La prova della verginità, le apparizioni sotto l’albero delle Fate, l’incontro con San Michele, il miracoloso riconoscimento del re, la battaglia di Orleans, la cattura, il processo ed infine il rogo. Il tutto si sovrappone alla Passione di Cristo: stesso processo, stessa croce, stessa Via Crucis, stessa persecuzione del potere, per i due archetipi della sofferenza in cui il popolo riconosce la propria identità, con la forza del sacro, da sempre.

Al centro della messa in scena quindi la Donna e Dio. Forse, i due più grandi misteri. La Donna con le sue mille frammentazioni contempla il mistero di Dio, il vertice della fede è la contemplazione che è visione e silenzio.

La Donna e Dio, probabilmente la stessa identica cosa.

Riprendendo le parole di Alda Merini, che in una delle sue liriche più belle scriveva “mi basta un’immersione nell’anima e vedo l’universo” il regista siciliano sottolinea come questo sia stato il percorso per il suo nuovo spettacolo di cui ha curato regia e scritto la drammaturgia. Un’immersione nelle visioni dell'essere umano, alla ricerca disperata, confusa, sofferta, gioiosa, di quel Dio che lo abita, l’universo a noi sconosciuto. Tutto ciò attraverso la storia di una giovane francese e di un nazareno morto duemila anni fa.

Tante le domande. A cosa serve oggi essere martiri? A cosa serve oggi una fede che, alle volte, disumanizza? Dobbiamo avere FEDE perché Dio esiste o vivere quotidianamente perché Dio esista?

Le risposte non si sono trovate, ma si è compresa una cosa. Non servono corazze e spade per questa ricerca, ma solo un’immensa fiducia nell’uomo, nella nostra capacità di creare il miracolo per una quotidiana rinascita.

E in conclusione un ultimo suggerimento: “toglietevi la corazza perché per questo spettacolo non vi serve”.

Un progetto ambizioso quello del bravo attore e regista siciliano, che muove i passi da questa premessa e inizia il suo percorso cercandolo nei silenzi della Pulzella, nei suoi drammi e nelle sue gioie. La vita dell’eroina francese raccontata attraverso immagini sceniche, suoni e poche, pochissime parole.

La drammaturgia originale nasce, anche ed in parte, durante la residenza artistica, con un cast di sole donne, tutte siciliane, attraverso l’approfondimento e lo studio di testi inerenti il mito di Giovanna d’Arco quali quello di Schiller, di poeti e narratori francesi quali, tra gli altri, Eusteche Deschamps, Jean Meschinot, Christine de Pizan, Chastellain, testi biblici e drammaturgie già esistenti.

Lo spettacolo ha debuttato Domenica 3 Dicembre 2017 presso il Teatro Comunale Margherita per la stagione 2017/2018 con la direzione artistica di Moni Ovadia, per poi essere messo in scena al comunale di Comiso e ora al Palazzo del Parco di Bordighera.

C.S.

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