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CRONACA | lunedì 22 gennaio 2018, 18:14

Processo Breakfast: Scajola si rivolse ad un funzionario di Carige per aiutare i coniugi Matacena, cresce l'attesa per la testimonianza di Berlusconi

Il processo è stato aggiornato al cinque febbraio quando, salvo imprevisti degli ultimi minuti, si registrerà a Reggio Calabria, la testimonianza di Silvio Berlusconi.

Processo Breakfast: Scajola si rivolse ad un funzionario di Carige per aiutare i coniugi Matacena, cresce l'attesa per la testimonianza di Berlusconi

Che Chiara Rizzo, l’ex moglie dell’armatore Amedeo Matacena, fosse in grandi difficoltà economiche è emerso più volte nell’ambito del processo “Breakfast”, in corso di svolgimento a Reggio Calabria. Anche oggi, dinnanzi al Tribunale reggino presieduto da Natina Pratticò con a latere Arianna Raffa e Stefania Rachele, sono stati esaminati dalle parte una serie di testimoni, citati dalle difese, in cui non solo si evince il dato che ormai i Matacena-Rizzo non potevano più permettersi la “bella vita” a Montecarlo, ma anche che Claudio Scajola, imputato anche lui nel procedimento, si era “speso” per cercare di aiutare l’amica abbandonata dal marito il quale, dopo aver rimediato una condanna a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa è ancora latitante negli Emirati Arabi.

L’ex ministro ha sempre sostenuto, in tutte le sedi giudiziarie, che il suo era un semplice “aiuto” per una donna in difficoltà. Per la Dda dello Stretto, e in particolare per il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo- titolare dell’inchiesta- i comportamenti tenuti da Scajola non erano delle semplici azioni amicali bensì degli atti che servivano da un lato a permettere la fuga di Matacena da Dubai in Libano, ma anche di permettere alla Rizzo di sottrarre il patrimonio di famiglia ad eventuali indagini e sequestri da parte della magistratura. Scajola, insieme alla Rizzo, Maria Grazia Fiordalisi e Martino Politi, ossia segretaria e collaboratore di Matacena, sono infatti accusati del reato di procurata inosservanza di pena. Avrebbero tentato, secondo l’Antimafia reggina, di far spostare Matacena, ex parlamentare di FI, dagli Emirati al Libano.

Oggi in aula è comparso un funzionario, ora in pensione, di banca Carige a cui Scajola si rivolse per vedere se era possibile lo spostamento di ingenti somme di denaro, circa 5000 mila euro, da un conto presso un istituto di credito di Montecarlo ad uno di Nizza. Per la Dda questo rappresentava un tentativo della donna di evitare che i soldi presenti su un conto cointestato con la madre di Matacena potessero essere bloccati dagli inquirenti. L’operazione però, non andò a buon fine perché il funzionario della banca Carige non solo paventò l’impossibilità materiale dell’operazione, ma anche perché una volta appreso che la donna era legata a Matacena, condannato appunto per reati mafiosi, non intese adoperarsi nonostante la richiesta provenisse da una sua vecchia conoscenza, come appunto era Scajola.

“Ci conoscevamo- ha affermato il funzionario di banca- fin da giovani. Insieme abbiamo mosso i primi passi politici nella DC anche se nel privato non ci frequentavamo. Venni chiamato dalla segretaria dell’onorevole Scajola, era la primavera del 2014, la quale mi disse che Scajola mi voleva parlare. Andai presso il suo ufficio e mi espose la questione”. Il funzionario ha spiegato che la richiesta, da parte di Scajola, avvenne in via informale. A lui fu detto che la Rizzo era interessata allo spostamento delle somme da Montecarlo a Nizza per ragioni di tipo personale, che erano cointestate con la suocera. Ragioni che comunque delineavano un contesto di problematiche familiari.

Scajola disse al funzionario che il marito della donna aveva giusto qualche problema con la giustizia, ricorda il testimone, ma i successivi accertamenti da parte dell'uomo portarono a capire che Matacena era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ed era latitante. Tale contesto portò il funzionario a non dare corso alla richiesta di Scajola. “Quando dissi a Scajola che non avrei potuto fare ciò- ha precisato il teste- lui non insistette”.

 Adesso il processo è stato aggiornato al cinque febbraio quando, salvo imprevisti degli ultimi minuti, si registrerà a Reggio Calabria, la testimonianza di Silvio Berlusconi. L’ex premier, che già doveva venire a deporre sia oggi che il 15 gennaio, è stato citato per riferire sulla decisione del partito di escludere Matacena dalle liste per la candidatura alle elezioni. Una decisione questa, che insieme alla sentenza emessa dalla Cassazione, ha decretato di fatto la fine della carriera elettorale di Amedeo Matacena.

È slittata invece al 19 febbraio la testimonianza dell’ex presidente libanese Amin Gemayel. Già oggi l’ex leader sarebbe dovuto venire a deporre ma, nonostante le ricerche effettuate dai legali di Scajola, gli avvocati Elisabetta Busuito e Patrizia Morello, ancora dell’ex presidente del Libano non c’è traccia. È infatti molto complicato “rintracciare” l’ex leader ed è per questo che il presidente del Tribunale ha concesso un rinvio “lungo” per la sua testimonianza in modo che i difensori attivino i necessari canali internazionali.

L’ex presidente libanese è stato tirato in ballo nell’inchiesta poiché secondo la Dda reggina avrebbe dato disponibilità per accogliere l’ex deputato Matacena proprio su input di Scajola. In particolare gli agenti della Dia il giorno dell’arresto di Scajola rinvennero una lettera scritta al computer in lingua francese, indirizzata “al mio caro Claudio” e firmata proprio da Gemayel. In buona sostanza la massima autorità libanese comunicava a Scajola la sua intenzione di attivarsi perché fosse ospitato in Libano, Matacena. Subito dopo la diffusione della notizia fu lo stesso Gemayel a smentirne la paternità ed è per questo che è molto importante per la difesa di Scajola sentirlo in dibattimento.  

Angela Panzera

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