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CRONACA | giovedì 11 gennaio 2018, 10:09

Imperia: secondo il Gip Rainieri non è ipotizzabile il reato di 'disastro ambientale', può riaprire la piscina 'Cascione'

Intanto sono segnalati altri due casi di contagio. La chiusura era stata disposta dalla Procura della Repubblica di Imperia, in relazione alla mancanza di igiene evidenziata nella relazione del direttore del dipartimento prevenzione Asl di Genova Carlo Canossa.

Imperia: secondo il Gip Rainieri non è ipotizzabile il reato di 'disastro ambientale', può riaprire la piscina 'Cascione'

Non è stato convalidato il sequestro della piscina comunale ‘Felice Cascione’ di Imperia. La decisione è stata presa questa mattina dal Gip, Massimiliano Rainieri, ed è relativa al fatto che non è ipotizzabile il reato di disastro ambientale.

La chiusura era stata disposta dalla Procura della Repubblica di Imperia, in relazione alla mancanza di igiene evidenziata nella relazione del Responsabile dei Tecnici della Prevenzione del Dipartimento di Asl 3 Carlo Canossa. Il motivo del sequestro risiedeva nei livelli di ‘legionella pneumofhila’ migliaia di volte superiori negli spogliatoi maschili, femminili e per disabili. Nel dettaglio era stato rilevato che su una soglia di 100, stabilita dal Ministero della Salute, sono stati trovati valori di legionella tra i 1400 e i 27000, con parametri più alti registrati in particolare negli spogliatoi femminili.

Ma, questa mattina, il Gip ha escluso il reato di disastro ambientale e, quindi, non ha convalidato il sequestro dell’impianto che, quasi sicuramente nelle prossime ore, riaprirà regolarmente. Il sequestro dell’altro ieri era stato posto in essere dai Carabinieri del Noe di Genova. Intanto vengono segnalati altri due casi di contagio. I genitori di due ragazzi hanno segnalato i fatti alla Procura.

La perizia di Canossa, a cui ne è seguita un’altra effettuata dall’ingegnere strutturista di Genova Enrico Sterpi, i cui risultati devono ancora arrivare, ha fatto giungere la Procura a questi risultati: “Nulla di quanto dettagliatamente prescritto nelle linee guida nazionali (ad iniziare dai semplici esami di laboratorio) sembra essere mai stato preso in considerazione da chi, negli anni, si è occupato della manutenzione dell’impianto e dei controlli relativi”.

“Da quanto constatato durante il sopralluogo – scrive Canossa nella relazione - ed illustrato sinteticamente nei paragrafi precedenti si ritiene che l’impianto natatorio sia condotto in maniera NON adeguata a garantire le condizioni minime di igiene, salubrità e sicurezza previste dalla vigente normativa generale e di settore, per chi ne usufruisce sia come utente che come lavoratore. Inoltre l’impianto si presenta carente nei requisiti minimi strutturali ed impiantistici, dovuti ad interventi di manutenzione non idonei o non correttamente eseguiti, in parti essenziali del complesso, quali ad esempio il fondo della vasca principale, privo di una parte significativa di piastrelle. Pertanto si ritiene che vi sia un rischio potenziale per la salute e la sicurezza dell’utenza del complesso, in particolare per i nuotatori, se pur in oggi non sono noti allo scrivente episodi di malattia trasmessa attraverso l’acqua di vasca, le docce o il contatto sulle superfici. Aspetto che può essere eventualmente approfondito in successive indagini, afferendo ai dati in possesso del centro di notifica delle malattie infettive della Azienda Sanitaria Locale, competente per territorio”.

“In tale contesto – aveva scritto il Procuratore Aggiunto nel provvedimento di sequestro – argomentato dal consulente e documentato dalle indagini effettuate, appare evidente come l’impianto sportivo in questione non possa essere lasciato nella libera disponibilità della Rari Nantes né di altri, atteso che non può essere utilizzato in condizioni minimali di sicurezza dal pubblico frequentante. L’impianto è gestito in antitesi ai più elementari criteri di sicurezza igienico-sanitaria, quali emergono dalla normativa di settore richiamata. La presenza, in dosi elevate, del batterio della legionella e l’impossibilità a breve termine di un procedimento di igienizzazione efficace impone l’adozione di un provvedimento di sequestro al fine di impedire il protrarsi della situazione di pericolo per la pubblica incolumità, così come sin qui evidenziato”.

Francesco Li Noce

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